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Ancora sulla Cassazione, le adozioni e le coppie ‘razziste’. Padri e madri cyborg a Palazzo di Giustizia

5 giugno 2010 - di enrico pozzi

Le dialettiche dell’Illuminismo sono tra noi, e producono mostri.

Sentenza pensosa, quella della Cassazione. Sentenza tutta di testa. Feroce, nel suo sadismo razionale: come ogni applicazione metodica della ragione iluminata alle pieghe della vita.

Se ne deduce che: a. chi non si sente di adottare bambini in quanto categoria umana astratta non deve essere considerato idoneo alla paternità / maternità;  b. chi esprime richieste e fantasie concrete, e dunque vincoli conformi a propri desideri, bisogni, paure ecc, va rieducato dai poderosi servizi sociali dei tribunali della repubblica; c. l’adozione non può nascere da pulsioni egoiste ma da un atto donativo che ha in mente solo il bene della casuale incarnazione umana della categoria astratta che gli toccherà in sorte (detto anche ‘quel bambino lì’).

Scrive la Consigliera Maria Rosaria San Giorgio, che immaginiamo kantiana genitrice all’insegna della ragion pura pratica: queste coppie eticamente immature, e forse anche psicologicamente malate (aggiungiamo noi) vanno rieducate ad “una più profonda consapevolezza del carattere solidaristico, e non egoistico, della scelta dell’adozione e prevenire opzioni di impronta discriminatoria”. Così queste coppie un po’ derelitte potranno forse rinunciare a cercare “un bimbo che non sia a propria immagine”.

Non so da quale bignami di letture psicologiche o di esperienze vissute la suddetta Consigliera abbia tratto così profonde considerazioni. Per quanto mi riguarda, per tutto che che so di psicologia clinica e di genitori, non nasce un bambino, uno solo, che non sia carico di complesse dinamiche ‘egoistiche’ dei suoi genitori, o che non sia portatore dell’aspettativa di essere ad immagine mia di padre o madre, o il mio contrario, che poi è la stessa cosa. Si nasce tutti per sbaglio, o in un campo psichico carico di fantasmi potenti e di emozioni ambivalenti che ‘costituiscono’ la ricchezza e la pericolosità emozionale della maternità e della paternità.

Conosco solo due eccezioni. Una sono i figli di dio che stanno qua e là nelle religioni religiose e laiche del nostro pianeta (ne abbiamo uno in casa). L’altra è la paternità o maternità”altruista”, come il suicidio altruista di Durkheim. Si fanno figli per la Patria, per morire in guerra, per il clan, per la razza, per il proletariato, per schiacciare a colpi di demografia il gruppo vincitore ma sterile ecc. Non mancano esempi in questo momento intorno a noi. Questi sono i veri, puri, kantiani figli da donazione. Figli della ragione sociale.

Con buona pace del Palazzo di Giustizia, forse ad ognuno dovrebbe esser permesso di essere padre o madre come se la sente sinceramente, secondo i limiti riconosciuti della propria storia personale e e della propria vicenda umana. Un po’ egoista e un po’ generoso, e talvolta tanto più generoso quanto più egoista… (sì, proprio così). Senza chiedere troppo più di quanto non venga chiesto a chi ‘semplicemente’ mette al mondo un figlio…. Facilitando l’identificazione e l’empatia, che nel genitore adottivo devono prendere strade particolarmente complesse.

Insomma a Palazzo di Giustizia brilla il sole nero della ragione. Tre suggerimenti. Cambino l’illuminazione. Leggano Adorno e Horkheimer. (Ri)leggano non dico Leopardi, che è complicato, ma almeno il più grande poema italico contro la dialettica dell’illuminismo e l’amministrazione razionale della vita: I Sepolcri di Foscolo. Così almeno il lontano liceo classico sarà servito a qualcosa.

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