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Ancora sulle mutilazioni genitali e la circoncisione. Paranoia, castrazione e pediatri USA.

29 agosto 2012

Tempi difficili per il pene. La sofferenza sociale e il dolore anomico dell’Io cercano nemici da combattere per acquietarsi. Pretesti per esportare l’ansia e tradurla in aggressività contro un potente qualcosa che ci vuole distruggere. E di mezzo ci va spesso proprio lui, il “fragile stelo di carne”, parola di Simone de Beauvoir nel Secondo sesso.

Un pretesto sempre a portata di mano è la malattia. Un tempo c’era il Diavolo in tutte le sue varianti. Ma ora siamo più laici. Diavoli ne girano sempre a sufficienza per ogni paranoia, ma esigono passioni forti. La malattia invece è perfetta. Basta poco per coltivarla. Non ha bisogno di pensiero e ideologia, che a modo loro costano fatica. Ogni meschinello se la può permettere. E’ subdola e invisibile quanto basta. Si annida dentro. Se la prende con la carne. Si porta dietro la scienza. Condensa l’impuro e propone la riconquista impossibile del puro. Permea ogni aspetto dell’esistenza. La si aspetta con la prevenzione e la profilassi infinite. La si rende eterna con la guarigione mai del tutto completa. La ricerca di un Graal postmoderno, un corpo-urna e nell’urna.

Naturalmente di tutto questo c’è chi ci vive. La American Academy of Pediatrics è l’associazioni professionale dei pediatri USA, “dedicated to the health of all children”. Ma sono tempi duri, e allora sul sito i bravi pediatri si allargano non poco: “Dedicated to the health and well-being of infants, children, adolescents and young adults”. Tanto per stare più sicuri quanto a clientela. Ebbene, qualche giorno fa l’AAP ha deciso ,dopo attenta analisi di migliaia di pubblicazioni scientifiche. Prima l’elenco dell’impuro da combattere: HIV, HPV (per gli ignoranti, Human Papilloma Virus), cancro della cervice, cancro della prostata, cancro del pene, gravi infezioni urinarie e di mucose varie, ecc ecc. Poi la soluzione. Cari genitori, volete salvare i vostri figli dal male, cioè diminuire di molto la probabilità di tutto questo po’ po’ di minacce gravi nella loro vita adulta? Semplice: tagliategli un  pezzetto del pene, e starete più tranquilli.

Non che debba essere obbligatorio farlo, ma è bene che i pediatri prospettino sempre questa possibilità ai genitori che si ritrovano l’amato (?) bene in braccio. Poi i genitori decideranno quello che vorranno, a cuor leggero come si può immaginare. Cosa fondamentale: dati i benefici medici di questo piccolo intervento, le assicurazioni mediche dovrebbero essere tenute a rimborsarlo. Argomento decisivo, e facilitatore non da poco. 

Di nuovo la microcastrazione simbolica come rito di passaggio e procedura contro il Male. La cosa è nell’aria da alcuni anni, in particolare a partire da una serie di indagini sulla diffusione del contagio da HIV nell’Africa subsahariana e australe. La crisi anomica delle società occidentali rilancia la domanda di taumaturgia, e favorisce il contagio degli immaginari. Ipotesi e rappresentazioni generate in contesti drammaticamente diversi diventano capaci di impadronirsi delle nostre ansie, e producono soluzioni identiche. 

Vecchia storia. Il pene è da sempre, in tutte le società e culture conosciute, un luogo privilegiato di attenzione del sociale, un organo sul quale i gruppi prediligono scrivere se stessi per lasciarvi tracce indelebili, somatiche e psichiche. Questo oggetto sovraccarico di senso è destinato strutturalmente all’ambiguità: figura concreta della potenza, va umiliato; strumento di guarigione, è al tempo stesso vertice di impuro e di negativo. La sua configurazione semanntica è quella del tabù: come il pharmakon, condensa la capcità contraddittoria di salvare e di provocare la morte. Finché un atto sociale lo imbriglia, lo depura di natura e lo assoggetta di nuovo alla capacità igienizzante e purificatrice della cultura tramite riti ad hoc

La circoncisione è uno di questi riti, uno dei molti. Si legge quanto ha scritto l’AAP, e vengono in mente le mirabolanti proprietà salvifiche attribuite alla circoncisione anche solo nell’ultimo secolo, in Occidente e fuori da ogni prospettiva religiosa. L’elenco di tutto ciò che la circoncisione avrebbe dovuto e dovrebbe prevenire o curare riempie molto pagine: dalla masturbazione, all’isteria maschile, dall’epilessia alla sifilide e alle infezioni sessuali, dalla “nevrastenia” alla psicosi, dal delirio erotico all’impotenza, dalla sterilità alla eiaculazione precoce, dall’acne alle dermatiti atopiche, da ogni genere di tumori fino alla coesioe familiare, in una lista interminabile dove male fisicvo e male sociale si intrecciano senza soluzione di continuità.

Niente di nuovo e molto di arcaico nell’uscita dell’AAP. Nel 1999 i pediatri USA avevano preso una posizione opposta, e giudicato inutile questa micromutilazione genitale. Nel frattempo la tendenza degli americani a circoscrivere i loro figli era crollata: dall’80% dei bambini negli anni ’80 giù al 55% nel 2010.

Ma i tempi sono cambiati. La crisi double dip e il crollo dello status della middle class disgregano il tessuto sociale, e favoriscono la sofferenza anomica della folla solitaria senza progetto sociale o politico sullo sfondo della crisi della leadership carismatica. Ecco allora il ritorno soft di un rito di passaggio che riafferma l’impossessamento sociale dell’individuo, la facoltà del gruppo e del sistema sociale di andare oltre l’integrità del corpo come garante concreto dell’autonomia dell’individuo. 

Alla fine il Male da sconfiggere è l’anomia, e l’unico bene che la circoncisione esprime e realizza è l’assoggettamento dell’individuo al gruppo. Quella la malattia, questo il fantasma della cura.

Rimane una curiosità. La presa di posizione dell’AAP esprime in forma strutturata e ‘scientifica’ la risposta immaginaria a un dolore sociale autentico. Ma cosa accadrà? Il sociale è ironico, la sua complessità sfida i modelli lineari. Nel pieno di una grave crisi sociale ed economica le circoncisioni hanno smesso di diminuire ma non sono aumentate. E adesso? Uno studio di Wang et al. pubblicato nel 2010 dà indicazioni interessanti. La lettura contemporanea della precedente posizione dell’AAP sfavorevole alla circoncisione e dei alcuni risultati di ricerca sull’effetto preventivo rispetto all’HIV e al papilloma non ha modificato l’atteggiamento degli intervistati. Le famiglie continuavano a esprimere scelte correlate ad altre variabili: essere stati circoncisi, esser nati negli USA o immigratio di recente, essere ispano-americani (culturalmente più ostili alla circoncisione) ecc. Cfr. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20080519

Di che far felici Katz e Lazarsfeld sul two-step flow of communication e sul potere di traduzione e correzione dei messaggi sociali da parte dei gruppi primari. E di che fare ancora più felici Horkheimer e Adorno: la famiglia, il più solido dei gruppi primari alla cerniera tra sociale e individuo, conerva almeno in parte la sua capacità di produrre senso autonomo rispetto al suo contesto. 

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