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Contro la trasparenza del cittadino.

23 ottobre 2011 - di enrico pozzi

Ogni Sovrano auspica la trasparenza totale dei sudditi. Ogni suddito dovrebbe aspirare alla trasparenza totale del Sovrano. Il potere non abbia segreti, l’individuo goda del massimo di segreto possibile. Di fronte alla onnipotenza tendenziale del potere, al cittadino non rimane che difendere con la massima energia il suo diritto/dovere a nascondersi. L’impenetrabilità degli Arcana imperii caratterizza il dominio sociale totale, l’opacità della sfera individuale caratterizza lo Stato liberale emerso dall’Illuminismo, l’unico Stato che un essere umano degno di questo nome possa tollerare. 

Lo Stato contemporaneo possiede strumenti storicamente senza precedenti per ridurre a trasparenza il cittadino. Attraverso l’intergioco della pluralità di informazioni che detiene o cui ha accesso, l’apparato statale può sapere tutto su tutte le dimensioni significative della vita dei suoi sudditi, comprese quelle che qualche suddito ingenuo crede siano ancora private. Proviamo a fare un elenco parzialissimo:

a. le mie malattie, le vicende del mio corpo, le vicende della mia mente. Tutto è lì, nelle ricevute che allego alla dichiarazione dei redditi o che trasmetto alla mia assicurazione medica o che registro sulla mia carta di credito e libretto degli assegni, nelle cartelle cliniche res nullius che lascio dietro di me come una scia: le mie crisi maniaco-depressive, il mio delirio paranoico, l’intervento per allungarmi il pene, l’ano artificiale con forniture di sacchetti, la colite, l’impotenza, la sterilità, la mia lotta contro il mio peso, l’incontinenza, la psoriasi, l’eczema nascosto, il tumore che vorrei nascondere anche a me stesso, i tre aborti, il mio alcolismo, la mia dipendenza dagli psicofarmaci, il lifting, la blefaroplastia, il silicone e il botulino, la liposuzione, il naso rifatto, lo stomaco amputato per magiare meno, e tutta la mia ipocondria, le mie ansie profonde, lo star male nel mio corpo, la tac ai polmoni, la forma dei miei denti…

b. i miei rapporti, frequentazioni, innamoramenti, tradimenti, doppie vite e vite senza vita,  le famiglie finite, le coppie scoppiate, le perdite, i lutti, i reati, le colpe, le vergogne sociali  e personali: tutto registrato negli ultimi 5 anni di telefonate e sms che l’azienda telefonica deve conservare, nei 5 anni di email che il mio provider non può cancellare, negli atti di tribunale che tutti possono consultare

c. quello che mangio e che non mangio, quello che bevo, quanto mangio e quanto bevo, quanto cerco i piaceri della vita e quanto mi ritraggo impaurito dai piaceri della vita, i miei lussi e i miei sprechi, le mie miserie, le spese quotidiane al discount, i digiuni degli ultimi giorni de mese, i vizi privati occultati dietro pubbliche virtù: c’è tutto questo nella mia carta di credito e nel mio bancomat

d. quello che leggo oppure il fatto che non leggo, i film che vedo sulla pay tv, il teatro, la musica che compro o rubo, il concerto, e dunque almeno in parte cosa penso, da che parte sto, o che non sto da nessuna parte…

e. il sesso, il porno su internet e i miei gusti un po’ speciali (credo io), le chat erotiche, le ricerche di appuntamenti, il viagra, il trans così comprensivo, i sex toys comprati on line… 

f. quello che guadagno, per cosa spendo, quanto metto da parte, quanto penso al futuro e alla vecchiaia, quanto rubo dal bilancio di casa, quanto dipendo dai miei, quanto sono capace o incapace di sacrificarmi, quanto voglio dare a non dare ai miei figli…

g. dove viaggio, con chi, in che modo, dove abito, com’è fatta la mia casa, i miei spostamenti quotidiani, come uso o spreco il mio tempo, l’agenda delle mie giornate, se veramente ero malato quando mi sono dato malato, se veramente era a Parigi quando ho detto che stavo a Parigi, le bugie sempre svelabili, le verifiche sempre possibili, le videocamere che mi seguono ovunque…

h. cosa cerco su Google giorno dopo giorno in un interminabile autoritratto registrato momento per momento…

i. i genitori che non si è scelto ma che stanno scritti nella mia identità, i fratelli con i quali non si vuole aver nulla a che fare e che il nome incolla a me, come è fatta la mia iride, come sono le mie impronte digitali, chi io sono e il fatto che posso essere solo quella cosa che è scritto che sono e non tutte le altre cose che sono o sono diventato poi, e che andare a Casablanca mi può cambiare il sesso in qualche mese, ma solo in molti anni e dicendo tutto di me a loro può cambiare per lo Stato…

… tutto questo e molto altro, scritto, registrato in decine di luoghi diversi, tracciabile, coacervo di cose mie di cui sono espropriato e che chiunque può usare contro di me, migliaia di filmati di me che non mi appartengono e che non so neanche quanti sono e dove sono tenuti, nessuna folla che possa proteggermi, 5 ore per identificare in video gli attentatori dell’11 settembre tra i 12 milioni di newyorchesi.

I sudditi non sono mai stati così potenzialmente diafani di fronte allo sguardo del Sovrano. Il laboratorio storico-sociale del fascismo, del nazismo e del comunismo ha organizzato le forme contemporanee della trasparenza del sociale. Negli Studien ueber Autoritaet und Familie, Horkheimer e Adorno potevano ancora immaginare l’esistenza di una sfera privata, incarnata dalla famiglia, capace di opporre la sua opacità al potere: la famiglia come struttura microsociale forte in grado di creare spazi d’ombra e cunei di invisibilità al discorso del potere, la famiglia in cui si poteva ancora “sussurrare” contro il Sovrano (i “whisperers” di Figes durate lo stalinismo), la famiglia che il Sovrano cercava di disintegrare opponendo i figli ai padri, dissolvendone i tempi comuni. penetrandone le mura attraverso – allora – la sua voce diretta portata dalla radio (“una radio in ogni famiglia” aveva detto Mussolini). Lo Stato post-industriale possiede ben altri strumenti per rendere il tessuto sociale liquido e incapace di resistenza.

Nelle società occidentali rimane un problema: le forme del diritto stentano a recepire e tradurre in sistemi normativi adeguati la volontà totalizzante del potere iper-moderno. Nella teoria e nei fondamenti formali dei nostri stati sopravvive la crosta di quello che fu il modello dello stato liberale. Il Sovrano si trova a dover versare il suo vino novello nei vecchi otri di Montesquieu e di Stuart Mill: la trasparenza totale del potere e della sfera pubblica, l’opacità tendenzialmente totale del cittadino e della sfera privata. Gli rimane la soluzione eplorata da Carl Schmitt: un permanente stato d’eccezione, l’emergenza continua e polimorfa, che si declina di giorno in giorno su contenuti nuovi e vecchissimi, tutti con due presenze in comune: il Nemico esterno o interno, il terrore. Le vestali della trasparenza del suddito.

 

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