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Cronache d’arte. La Quadriennale di Roma al Palazzo delle Esposizioni

30 maggio 2021 - di enrico pozzi

Cito, anzi fotografo, affinché nulla vada perduto di questa prosa da curatori:

A memoria. Il dionisiaco omosex di Sylvano Bussotti (ancora vive), prevedibile quanto basta. Meglio i suoi costumi di scena, anche se de Sade è un patocco senza vita. Cinzia Ruggeri invece è morta 2 anni fa. Ha completato la sua Ultima Cena teoricamente blasfema nel 2019, come una sfida quasi postuma. A me tanto blasfema non è sembrata, e mi sono rimpianto quella nel Viridiana di Buñel. Ho cercato il più interessante, Giuda. Dovrebbe essere la Lucertola-rettile sull’estrema sinistra di Gesù.  [TUTTE LE IMMAGINI ALLA FINE]

Da una sala all’altra senza grandi passioni. Gigantesco Capitan Fragolone di Valerio Nicolai, in cartapesta, con dentro un performer che fa cose. Genere contro sesso per le sculture molto Brancusi e Henry Moore di Lydia Silvestri, morta nel 2018. Falli eretti, corpi ermafroditi, erotismo di entità confuse e di individui inghiottiti nel continuum di endiadi carnose e levigate. In altri termini la modaiola messa a morte del binario che prevale in questa Quadriennale, insieme alle immancabili espiazioni della colonizzazione proposte da Sandi Hilali, Alessandro Petti e Luca Capuano.

Per stare in tema, il video No Head Man  di Monica Bonvicini fa autodistruggere il “white cube”, la neutralità dello spazio in cui i musei espongono le cose d’arte. Da non perdere il commento dei curatori: “ La rottura delle costrizioni architettoniche in cui viene normata la fruizione dell’arte corrisponde al suicidio del maschio bianco occidentale, lo stesso soggetto che ha prodotto, e qui distrugge, il white cube”. Ohibo.

Dopo tutto questo, e varie altre sale inutili, capita il cavallo Kabira di Chiara Camoni: niente di che, ma è grande, potente, porta un po’ di mito con sé.  Le teste di Isabella Costabile hanno il fascino almeno per me insopprimibile della maschera, in questo caso poi maschere-feticcio (quei chiodi) e maschere sincizio di resti. In Pays barbare Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi smontano in vario modo l’ovvietà del movimento filmico e lo decostruiscono, questa volta con filmati sull’Italia fascista in Libia: curioso, emergono dettagli intensi che erano visibili eppure rimanevano invisibili. A volte classico gioco tipo moviola, altre volte con effetti di sorpresa che svelano.

Lisetta Carmi è quella per cui vale la pena di venire alla Quadriennale di Roma. Le foto di alcuni parti al Galliera di Genova fanno vedere ciò che in realtà pochissimi di noi vediamo, compresa la donna che partorisce e che non vede il suo parto: l’autentica Origine du monde per chi nasce, la vicenda umana più necessaria e banale, eppure qui senza couleur locale, con la forza brutale del Bianco Nero e la sua capacità di rendere insieme concreto e astratto, unico e tipico,  il più ovvio degli eventi. Belle anche le foto sull’erotismo mortuario e le figure del potere nella statuaria del Cimitero di Staglieno, ma nella mia testa rimangono quei parti, il dentro/fuori, l’unità duale in bilico.

Basta questo per riscattare tutto il modaiolo e il déjà vu di questa Quadriennale prona ai luoghi comuni. (enrico pozzi)

 

Sylvano BUSSOTTI. Costume di scena per de Sade. Un marchese più nouveau riche che divino

Sempre Sylvano BUSSOTTI, un po' di Eros 'dionisiaco' (secondo i curatori)

Sempre Sylvano BUSSOTTI, e ancora Eros 'dionisiaco'....

Cinzia RUGGERI, L'Ultima Cena (2018)

Cinzia RUGGERI, L'Ultima Cena (2018), Dettaglio /1

Cinzia RUGGERI, L'Ultima Cena, Dettaglio /2. Giuda dovrebbe essere la Lucertola quasi serpente

Luis BUÑEL, Viridiana (1961), scena dell'Ultima Cena

Lydia SILVESTRI, ancora Eros con legami vari

Lydia SILVESTRI, Eros e altri legami coon l'identico a sé

Lydia SILVESTRI, Brancusi che abbraccia Henry Moore (naturalmente non è il titolo vero...)

Lydia SILVESTRI, variazioni brancusian-mooriane, veramente più mooriane...

Lydia SILVESTRI, Fallo

Chiara CAMONI, Kabira

Isabella COSTABILE, Testa-feticcio (titolo mio)

Lisetta CARMI, Parto al Galliena di Genova, 1965

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