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Essere minoranza sessuale in una cultura di cacciatori in crisi: a Reykjavik una mostra sugli LGBT in Groenlandia

4 settembre 2013 - di enrico pozzi

Nella Nordic House, all’interno del Municipio di Reykjavik, sul Pond, una potente mostra fotografica presenta 61 volti di partecipanti ai Gay Pride del 2011 e 2012, Nuuk, Groenlandia. Le foto sono di Jurgen Chemnitz, nell’ambito del progetto Gay Greenland. Questa mostra ne è la prima manifestazione su scala mondiale, e la prima rappresentazione forte dell’omosessualità nel Grande Nord che va dagli Inuit alaskani a Nunavik, dalla Groenlandia fino ai confini del mondo Sami.

Sono ritratti in primo piano. Come tutti i ritratti, il volto costruisce la rappresentazione condensata della propria identità psicologica e sociale. La postura frontale, il frame e lo sfondo sempre identici  danno a questi singoli individui la possibilità cognitiva di essere gruppo, variazioni individuali di un aggregato che può sentirsi e riconoscersi tale pubblicamente.

Il primo Gay Pride si è svolto nel 2010 a Nuuk, la capitale e  ’città’ più importante della Groenlandia: 18mila abitanti sul totale di circa 60mila, in un territorio grande 7 volte l’Italia. In realtà le leggi danesi (l’isola è danese) permettevano già dal 1933 la libera espressione di comportamenti e atteggiamenti LG, assai meno BT. Ma un conto è il sistema legale, peraltro nel caso della Danimarca non particolarmente progressista: riconoscimento delle unioni di fatto, ma no ai matrimoni, alle adozioni ecc. Un altro conto far passare questo diritto in una cultura largamente dominata anche nei ‘centri’ urbani dai valori, modelli sessuali e stili delle comunità di cacciatori in un ambiente naturale estremo. Cacciatori che cacciano sempre meno (la crisi del mercato internazionale della foca), e che dunque esasperano  con disperazione sociale l’attaccamento recitato a un mondo che sta svanendo.

A peggiorare le cose, al di fuori di Nuuk e di un altro paio di centri, la popolazione è distribuita in una miriade di microcomunità spesso minuscole, villaggi di 50 abitanti, grandi insediamenti come Kulusuk (l’unico aeroporto della East Greenland) con 250 persone l’estate, o stupendi piccoli centri come Tiniteqilaaq, 120 abitanti, di cui 25 bambini, e un paesaggio straordinario. L’anonimato vi è impossibile, il controllo sociale è assoluto, la devianza dai modelli sessuali non è tollerata. Più precisamente: non lo è più da quando il luteranesimo è diventato la forma religiosa dominante (ancorché ibrida), i residui delle cosmogonie e mitologie native si sono dovuti nascondere nelle zone più nascoste degli interstizi sociali, e con essi quelle funzioni sciamaniche che erano state a lungo lo spazio protetto delle irregolarità di genere, con una logica simile al berdache nord americano.

I ritratti della Nordic House – alcuni di più altri meno – esprimono al tempo stesso la fatica e la liberazione, resti di ritrosia e la voglia di esserci mettendoci la faccia sul serio. Tutti insieme, sono un racconto corale che colpisce, commuove e da fiducia. Il sociale che imprigiona e soffoca è lo stesso sociale che contiene in se gli strumenti e le forze che consentono sussulti di libertà.

Una sola critica: le frasi scelte a mo’ di epigrafi sotto alle foto. Meglio della loro retorica sarebbero state delle storie di vita, la traduzione scritta di quei volti in cui si stratifica e contrae un’esistenza. Ma forse questo è in programma. E forse qualcuno nella LGBT friendly Islanda, o magari a Nuuk, avrà letto l’escursus di G. Simmel sulla Sociologia dei sensi, quando scrive che per ciascun individuo nel volto « è depositato ciò che del suo passato è disceso nel fondamento della sua vita ed è divenuto in lui un insieme di tratti permanenti » (in Sociologia, Milano, 1998, p. 552). A condizione che, come in uno specchio, ciascuno di noi voglia veramente vedere e vedersi.

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø1

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø2

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø3

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø4

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø5

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø6

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø7

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø8

 

Reykjavík. Nordic House. Gay Greenland Ø9

 

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