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	<title>Diario Paranoico Critico</title>
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		<title>Serena Danna, David Weinberger, Too big to know. Avere tutte le parole del mondo riduce al silenzio.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:32:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;impossibilità di dimenticare generata dal Web e dagli archivi elettronici non riguarda solo le vite personali. Alle nostre identità è concesso sempre meno il sollievo dell’oblio e della palingenesi verso un altro sé o un altro nome. Lo stesso però vale per altre attività umane, ad es. l’attività scientifica e la scrittura. È Serena Danna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;impossibilità di dimenticare generata dal Web e dagli archivi elettronici non riguarda solo le vite personali. Alle nostre identità è concesso sempre meno il sollievo dell’oblio e della palingenesi verso un altro sé o un altro nome. Lo stesso però vale per altre attività umane, ad es. l’attività scientifica e la scrittura.</p>
<p>È Serena Danna a porci il problema con un bell’articolo nell’inserto <em>La Lettura</em> del <em>Corriere della sera </em>del 22 gennaio (<a href="http://lettura.corriere.it/sappiamo-tutto-capiamo-poco/">http://lettura.corriere.it/sappiamo-tutto-capiamo-poco/</a>). Il punto di partenza è un saggio piuttosto superficiale di David Weinberger, tipico prodotto di filosofia-spettacolo, che per fortuna la Danna usa solo come pretesto.</p>
<p>Come si può ancora pensare, o scrivere, o asserire qualcosa quando si è immersi nel flusso dell’overload informativo?<span id="more-1247"></span></p>
<p>Se ho a disposizione tutti i dati o i libri o gli articoli o i meme del mondo su un argomento, e poiché mi sarà impossibile leggerli tutti, come farò mai a scrivere qualcosa? Scrivere mette un termine all’acquisizione delle informazioni, ma quale criterio mi indica che ne ho acquisite a sufficienza? Dove fermare la saturazione progressiva dell’accumulo di conoscenze? Continuo a leggere volumi e articoli, ad aggiungere fonti e dati, mi accorgo che il costo marginale della mia impresa sta aumentando sempre più e che l’utilità marginale conoscitiva di ogni ulteriore lettura o dato diminuisce. Ma dov’è la soglia alla quale sospenderò la mia <em>hubris</em> acquisitiva? E chi, cosa, mi garantisce che da qualche parte, non letto, si nasconda il dato o il testo o il documento che invaliderà ciò che sto per fissare nella scrittura?</p>
<p>In tempi neurocognitivamente rozzi, ma filosoficamente non banali, Bergson aveva colto bene che dietro ogni atto della memoria si nasconde un immenso lavorio di dimenticanze (<em>Matière et mémoire</em>, 1896). In ogni attimo della mia vita posso agire  &#8211; e dunque anche compiere quella azione speciale che si chiama pensare, e quella specialissima che si chiama scrivere – se dimentico praticamente quasi tutto ciò che sta nel mio cervello, salvo quegli infinitisimi brandelli di informazione necessari a quell’atto. Ricordare è filtrare selvaggiamente, uccidere, i ricordi possibili. Una delle più gravi patologie della memoria e del sé si ha quando un individuo è sempre invaso ad ogni attimo dalla quasi totalità dei suoi ricordi.</p>
<p>Molte difese hanno protetto finora lo scienziato dall’overload informativo. Per esempio i topi, attivissimi editor del primo manoscritto della <em>Ideologia tedesca</em> di Marx, affidato per l’appunto alla “critica roditrice dei topi”, come lo stesso Marx scrisse. O i topi di biblioteca, sistematici ladri di volumi o di pagine di volumi, per fortuna quasi sempre quelle che ci sarebbero servite di più. O i colleghi, predatori preventivi di ciò che sarebbe stato utile alle proprie ricerche, capaci di tenersi materiali per anni contro ogni regolamento per impedire ai concorrenti di usarli (l’attività scientifica non è forse onesta collaborazione della koiné degli scienziati verso il sommo bene della verità?).  O ancora i bibliotecari, pronti a tutto pur di rendere irreperibili e non consultabili i volumi chiesti. Oppure la babele delle lingue: per nostra fortuna, solo in casi rari si era in grado di leggere più delle 4-5 lingue canoniche dell’aristocratico, della persona colta o del ricercatore autentico: benvenuti dunque testi e articoli in lingue impossibili. Per ultimo, la pigrizia, la stanchezza, la noia, le emorroidi, i distacchi della retina, e le mille altre strategie dell’autoinvalidamento a fin di bene (scientifico).</p>
<p>La storia della scienza è piena di <em>ignorantia felix</em>. Qualche esempio dalle parti mie. Henri Pirenne, il grande storico belga, deportato dai tedeschi e privo di qualsiasi libro, scrive con mezzi di fortuna e con la sola memoria la sua <em>Storia d&#8217;Europa dalle invasioni al XVI secolo</em>, pubblicata solo postuma, punto di partenza per la magistrale sintesi di <em>Maometto e Carlomagno</em>. Erich Auerbach, ebreo tedesco fuggito a Istambul, non ha biblioteche con i libri che gli servono. Reso lieve, felice “viaggiatore senza bagagli” come l’amnesico di Anouilh, scrive nient’altro che <em>Mimesis</em>. Commenterà più tardi: «se avessi potuto far ricerche, informarmi su tutto quello che è stato scritto intorno a tanti argomenti, forse non mi sarei più indotto a scriverlo».</p>
<p>Ancora. Ernst Jones, feroce guardiano del movimento piscoanalitico e dell’ortodossia freudiana,  produce nel 1914 un testo straordinario – <em>La concezione della Madonna attraverso l’orecchio</em> (Jahrbuch der Psychoanalyse, VI (1914).  Vi sostiene la tesi che lo spirito – e dunque lo Spirito Santo – è solo una versione sublimata della flatulenza; di qui una vertigine visionaria che porta alla  bocca-ano, alla parola-Verbo, alla fecondazione per aurem attraverso il Verbo ecc. Punto di partenza l’orecchio scoperto della Madonna verso l’Angelo nella Annunciazione del Lippi, che sarebbe un <em>topos</em> delle rappresentazioni pittoriche dell’Annunciazione tra il 400 e il 500. Problema: l’orecchio scoperto è uno stilema statisticamente molto minoritario. Se Jones avesse avuto la voglia, il tempo e i materiali per esaminare qualche centinaio di Annunciazioni, non avrebbe potuto scrivere il suo saggio, oppure avrebbe dovuto rinunciare alla potenza mitopoietica di quella figurazione iniziale. Per fortuna sua e nostra, Jones aveva <em>bisogno</em> di scrivere quel saggio e nessun repertorio di immagini facilmente accessibili lo costringeva ad accorgersi della debolezza statistica del suo pretesto iniziale. Google avrebbe forse ucciso la Madonna, la flatulenza, lo spirito, lo Spirito, e il corporeo soffio dell’Angelo.</p>
<p>Scrivere è una azione che mette un termine e un limite alla fuga delle idee chiamata pensiero. Una poesia non scritta, ma solo pensata, non è una poesia, scriveva Mallarmé a un giovane aspirante poeta. Ma ogni azione è possibile solo attraverso una brutale riduzione della complessità, oppure un quasi assoluto oblìo di quasi tutto. Per agire devo decidere, cioè – <em>caedo</em> – tagliare. La scrittura esige una scarnificazione, una aggressione sadica al corpo carnoso, alla infinitamente troppa carne di significanti e significati che ingombra le nostre cavità interiori, dette mente, e ridotte stupidamente da troppi a neuro-, al solo cervello. Ancora Mallarmè, il coupe-papier di <em>Divagations</em>, il coltello-scrittura. Ancora il rasoio di Ockham che continua a tagliare l’occhio del <em>Chien andalou</em> restituendogli in questo modo la possibilità di vedere.</p>
<p>I topi sono scomparsi. Google realizza l’incubo della biblioteca di Babele borgesiana, dove nessun libro sparisce mai e tutti tutti insieme sono eternamente disponibili a fronte della mia carnale finitudine umana legata al limite alla morte. I bibliotecari online trovano sempre tutti i dati e tutti i volumi. I colleghi non ci regalano libertà facendo sparire i volumi ma li riproducono in plagi illimitati. La riproducibilità infinita dell’opera e del testo elimina la possibilità di <em>non</em> vederla. Google traduce ogni lingua in ogni altra lingua, e ci riduce alla paralisi mutacica del parlare tutte le lingue, o alla onnipotenza del pensiero glossolalico. Nessun editore stupido o umilmente intelligente ci farà il regalo di <em>non</em> pubblicare un testo, dato che ognuno, editore di se stesso, può pubblicare senza filtro e senza requie <em>tutto</em>. Nessun dato o saggio o volume sarà tanto lontano o tanto scomodo o tanto unico da non poter essere raggiunto, reso accessibile o ripetuto dalla archiviazione elettronica di tutte le parole dette ovunque.</p>
<p>Weinberger e colleghi sono figli di un illuminismo inconsapevole della dialettica dell’illuminismo, ovvero del fatto che la luce può essere nera. Le loro risposte sono buone e fiduciose, si appellano a procedure autoregolative inerenti al medium – in questo caso il web -, evocano magiche entità chiamate ‘filtri’ alle quali affidare non solo la riduzione della complessità, ma addirittura funzioni di falsificazione e verifica tramite le dinamiche spontanee del medium. Lo “spettro nella macchina” di queste metafisiche di rete è provvidenzialista e da “intelligent design”: tutto sommato, alla fine la rete andrà nella direzione giusto, verso il fatto condiviso e vero. Il Web come figura contemporanea del Mercato di Adam Smith, con la “mano invisibile” che lo guida verso la massimizzazione del godimento euristico, la conoscenza pressoché perfetta. In fondo per i veri credenti c’è senpre bisogno di dio.</p>
<p>Colpisce del libro di Weinberger che non ci sia nessun tentativo di verifica empirica sistematica e misurabile delle sue tesi. Cosa avviene concretamente quando si usa il web, e solo o soprattutto il web, per conoscere? Quanto sono più soddisfacenti, più adeguati, più attendibili, più verificabili e accessibili alle procedure del dubbio gli esiti di un atto conoscitivo effettuato solo attraverso la Rete? Le dinamiche del Web  facilitano le rotture di paradigma, oppure le rendono più difficili?  Sopravvivono in questo nuovo ecosistema euristico gli individui e le minoranze che propongono la crisi dei modelli esistenti – scientifici, espressivi, emozionali? Trova spazio e page rank e followers e trackbacks il deviante euristico, quando si scontra col <em>phantasmata</em> dell’intelligenza collettiva?</p>
<p>Quando Pareto riflette sulle condizioni che redono possibile il mercato perfetto, e dunque la “mano invisibile”, ne propone due prevalenti: la concorrenza perfetta e la simmetria informativa. Sulla prima c’è solo da sorridere: forse mai nella storia dell’umanità, salvo che in situazioni arcaiche di microgruppi sociali, sono esistiti monopoli così assoluti sui ‘fatti’, e concorrenze così impossibili. Sulla seconda, la risposta viene dal titolo dell’articolo della Danna: “Ci sono troppe informazioni. La soluzione? Aumentarle”. Tutto accessibile a tutti sempre.</p>
<p>La risposta migliore a questo la dà un breve racconto di fantascienza: Arthur C. Clarke, <em>I nove miliardi di nomi di Dio</em>. La vicenda: un monastero tibetano noleggia un elaboratore e alcuni tecnici per effettuare tutte le permutazioni possibili delle 9 lettere del loro alfabeto. I tecnici arrivano e iniziano il loro lavoro. Scoprono presto che, secondo i monaci, una volta elencati i 9 miliardi circa di permutazioni possibili – ovvero tutte le parole mai pensabili – il mondo finirebbe. Naturalmente i nostri giuggioloni portatori della ragione illuminista non ci credono, e ne ridono. Finalmente portano a termine il loro lavoro, impacchettano le loro cose e l’elaboratore, e cominciano a scendere a valle per tornnare in America. Uno dei due ammutolisce. L’altro si chiede perché, e alza gli occhi al cielo. Lassù le stelle hanno cominciato a spegnersi.</p>
<p>La disponibilità di tutte le parole del mondo spegne il mondo. Appunto. Punto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS Il racconto sta in quella bellissima antologia classica di fantascienza che è <em>Le meraviglie del possibile</em>, a cura di Sergio Solmi e Carlo Fruttero, Torino, Einaudi, 1959.</p>
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		<title>Lombroso a Palazzo Chigi: la fisionomia dell&#8217;Evasore Fiscale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 20:45:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per mia colpa visto solo ieri lo spot di Palazzo Chigi (Governo Berlusconi) contro l&#8217;Evasore Fiscale. In breve: è ripugnante, ha le orecchie a punta (spook/Captain Spock), sporco, barba non fatta, puzza, sguardo obliquo, torvo, violento, arrogante, fronte bassa, basettone coatto/sottoproletario, brevilineo, grassottello. Localizzazione: il Casertano, lo hinterland di Napoli. Scuola dell&#8217;obbligo o diploma. Parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per mia colpa visto solo ieri lo spot di Palazzo Chigi (Governo Berlusconi) contro l&#8217;Evasore Fiscale.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/lombroso-a-palazzo-chigi-la-fisionomia-dellevasore-fiscale/ilcorpo-parassita-della-societa/" rel="attachment wp-att-1228"><img class="aligncenter size-full wp-image-1228" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/ilcorpo-parassita-della-società.jpg" alt="" width="395" height="231" /></a></p>
<p>In breve: è ripugnante, ha le orecchie a punta (spook/Captain Spock), sporco, barba non fatta, puzza, sguardo obliquo, torvo, violento, arrogante, fronte bassa, basettone coatto/sottoproletario, brevilineo, grassottello. Localizzazione: il Casertano, lo hinterland di Napoli. Scuola dell&#8217;obbligo o diploma. Parla il dialetto. Camorrista.</p>
<p>Suggerimenti per il prossimo: severo, dignitoso, elegante, loden, fronte alta, pulito, occhiali da intellettuale, biondo, occhi chiari e trasparenti, sguardo tranquillo,magro, sobriamente bello, longilineo. Localizzazione:  area subalpina, Lombardia, Piemonte, Veneto. Usa il congiuntivo. Laurea. Parla l&#8217;inglese. Manager.</p>
<p>Alla Presidenza del Consiglio non hanno mai sentito parlare della criminalità dei colletti bianchi (del Nord).</p>
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		<title>Avvelenare i propri figli: il progetto politico dell&#8217;Evasore Fiscale secondo il Presidente del Consiglio Monti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:59:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Monti ha dichiarato alla Radio Vaticana che &#8220;gli evasori fiscali offrono pane avvelenato ai loro figli&#8221;.  Era ora che lo dicesse. Finalmente viene rotta la collusione familiare, l&#8217;omertà di sangue che protegge l&#8217;Evasore Fiscale dall&#8217;occhio potente dello Stato. Finalmente i figli sanno che i loro padri Evasori li stanno uccidendo piano piano, con il pane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1175" class="wp-caption aligncenter" style="width: 400px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/avvelenare-i-propri-figli-il-progetto-politico-dellevasore-fiscale-secondo-il-presidente-del-consiglio-monti/cds-pane-avvelenato/" rel="attachment wp-att-1175"><img class="size-large wp-image-1175" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/cds-pane-avvelenato-390x121.jpg" alt="" width="390" height="121" /></a><p class="wp-caption-text">Corriere della sera, 19 gennaio 2012</p></div>
<p>Monti ha dichiarato alla Radio Vaticana che &#8220;gli evasori fiscali offrono pane avvelenato ai loro figli&#8221;. </p>
<p>Era ora che lo dicesse. Finalmente viene rotta la collusione familiare, l&#8217;omertà di sangue che protegge l&#8217;Evasore Fiscale dall&#8217;occhio potente dello Stato. Finalmente i figli sanno che i loro padri Evasori li stanno uccidendo piano piano, con il pane quotidiano (eh Padre Nostro&#8230;). <span id="more-1170"></span>Adesso i figli possono capire che, per salvarsi, devono non mangiare pane in casa, e soprattutto denunciare di corsa i loro padri all&#8217;Agenzia delle Entrate, oppure al 117 della Guardia di Finanza. E&#8217; una questione di vita o di morte.</p>
<p>Il nostro metodo paranoico-critico ci aveva già fatto capire tutto da un pezzo, con il suo terzo occhio. L&#8217;Evasore Fiscale è la nuova configurazione italica del Nemico Interno, quello di sempre , l&#8217;Ebreo. Non avvelenavano forse gli Ebrei i pozzi ? Non diffondevano forse il veleno e le epidemie per distruggere i Gentili e salvare il proprio potere e il proprio Sterco del Demonio? Non sacrificavano forse i bambini dei Cristiani, non si nutrivano e si bagnavano forse del loro sangue ? Non giungevano forse, memori di Erode, ad uccidere i propri figli più teneri per ottenere con il più sacrilego dei crimini Potenza e Ricchezza dal Demonio? Non erano forse esseri senza patria e senza radici, apolidi come i loro soldi? Non si nascondevano forse tra i Gentili facendosi subdolamente quasi eguali a loro, mimetici traditori?</p>
<p>Il nostro lucido Presidente del Consiglio, forte della sua Fede che tutti gli arcani e i complotti svela, ha finalmente <em>visto</em> e <em>detto</em>, e nel luogo giusto, vicino al Trono di Pietro. L&#8217;Evasore Fiscale è il nuovo Ebreo. Uccide di nascosto la Nazione di cui mangia libbre di carne viva &#8211; o Shilock moderno! &#8211; . Giorno dopo giorno deruba e divora il nuovo Gentile, il nuovo Agnello inerme, il Lavoratore Dipendente che nutre col proprio sangue la comunità in cui l&#8217;Evasore si pasce. Nascosto tra noi, camaleonte che si finge eguale a noi per suggerci la vita. Anche lui senza radici e senza patria, come senza radici e senza patria sono i suoi soldi sporchi che porta in altri paesi di Gnomi di Zurigo per purificarli nel lavacro del riciclo. </p>
<p>E ora il Presidente del Consiglio ci ha detto finalmente tutta la verità, l&#8217;ultimo terribile segreto: avvelenatore del pane &#8211; come per secoli l&#8217;Ebreo ha cercato inutilmente di avvelenare l&#8217;Ostia, il Pane della Vita. E nemico addirittura della vita che lui stesso ha generato, dei suoi figli, che avvelena giorno per giorno per salvaguardare il suo lercio godimento presente.</p>
<p> Ma il terzo occhio del metodo paranoico-critico aveva visto dell&#8217;altro. Una classe politica priva di legittimazione stava giocando da tempo con la paranoia per ridarsi credibilità e consenso. Una casta giudiziaria screditata dalla sua scandalosa inefficienza e dai suoi privilegi si dedicava da tempo alla propria rigenerazione paranoica proponendosi come la castigatrice dei vizi pubblici, e dunque come rinnovato modello di virtù civili, mentre cancellava lo habeas corpus e realizzava il carcere diffuso tramite il panopticon delle intercettazioni. Una microcasta giornalistica dedita al bello scrivere liceale e al tabloid cercava di recuperare ruolo e potere dedicandosi alla scoperta di complotti, cospirazioni, crimini e fetenzie largamente immaginarie, ma con una lezzo socialmente sexy, e con il piacere proprio e dei lettori di svilire i potenti invidiati. </p>
<p>L&#8217;Evasore Fiscale ha rappresentato il luogo geometrico di queste paranoie convergenti, e funzionali a tutti. Il perfetto Nemico Interno contro cui indirizzare la sofferenza cieca della gente. Il perfetto colpevole di tutto, che dunque assolve tutti dalle loro concrete responsabilità per lo sfascio di un paese. </p>
<p>Poi è arrivato il Governo Monti, il weberiano Governo del Presidente, nato come stato d&#8217;eccezione per gestire l&#8217;emergenza, il meno politicamente legittimo dei governi possibili: senza voti, senza maggioranze, senza futuro. La legittimità di questo governo è data dalla paura della catastrofe, la sua durata è condizionata dall&#8217;esistenza di un Nemico. Per essere forte e svolgere la sua quasi illegitima missione, Monti deve alimentare la paura e deve esasperare il pericolo del Nemico. </p>
<p>Ecco allora l&#8217;Evasore che avvelena il pane dei suoi figli. Mobilitazione estrema e grand guignol della paranoia sociale contro il Vampiro. Costruzione immaginaria del conflitto mortale tra padri e figli &#8211; la strategia di disgregazione dei legami di sangue che accomuna i totalitarismi moderni e gli stati totalitari costruiti democraticamente intorno allo stato d&#8217;eccezione delle interminabili diverse emergenze. Limite ultimo e punto d&#8217;arrivo di un modello di trasparenza assoluta dell&#8217;individuo di fronte al sociale ridotto a Stato. </p>
<p>La frase detta da Monti è psicotica nel contenuto, e fa leva sulle matrici oscure dell&#8217;immaginario sociale. Ma nella sua funzione essa è solo l&#8217;espressione della difficoltà a governare quando non si può radicare il proprio potere in un consenso espresso con forme e procedure legittime. Dunque non un altro caso di male paranoico del potere, dal qualche nessun professore è indenne benché sia &#8220;la parte dominata della classe dominante&#8221; (Homo academicus, Bourdieu). Ma solo un esempio ulteriore di populismo paranoico, che parla direttamente al popolo per aggirare una mediazione politico-istituzione infida. </p>
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		<title>Realismi finti e gulag veri. Pittura URSS e Rodčenko a Roma.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:06:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Palazzo delle Esposizioni, 7 gennaio. Sole stupendo fuori. Dentro, due mostre sull&#8217;URSS in contemporanea: Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920-1970, e Aleksandr Rodčenko. Bel contrappunto: ottima mostra di prevalente ciarpame artistico, la prima; e pessima ambigua mostra di alcune belle cose, la seconda. Realismi socialisti è la storia estetica di un disastro storico-politico: in questo senso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo delle Esposizioni, 7 gennaio. Sole stupendo fuori.</p>
<p>Dentro, due mostre sull&#8217;URSS in contemporanea: <em>Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920-1970</em>, e <em>Aleksandr Rodčenko.</em></p>
<p>Bel contrappunto: ottima mostra di prevalente ciarpame artistico, la prima; e pessima ambigua mostra di alcune belle cose, la seconda.</p>
<p><em>Realismi socialisti</em> è la storia estetica di un disastro storico-politico: in questo senso, autentico realismo suo malgrado.<span id="more-1153"></span> Non ho capito quel &#8220;grande&#8221; nel titolo. Presumo non si tratti di una valutazione, ma di una misurazione da geometri:  non quadri, ma metri quadri. Come in ogni aspirante art pompier, molte delle opere presentate sono giganteschi padelloni figurativi sbattuti su lenzuolate di tela a parete quasi intera. Si guardano le prime opere degli anni 20, si segue il caos dei gruppetti che riescono a sopravvivere nel magma iniziale della rivoluzione, si ammirano gli sforzi altalenanti di Lunacharski per mantenere spazi aperti alla sperimentazione f0rmale, al futurismo russo e al costruttivismo. Difficile ma erano tempi di rivoluzione pragmatica e di NEP, e qualcosa si salvava.</p>
<p>Poi le acque dello stagno si chiudono. A proposito dell&#8217;amico Majakovskij, Roman Jakobson parlerà della &#8220;generazione che ha dissipato i suoi poeti&#8221;. A giudicare da questa mostra, non si può dire che quella generazione abbia dissipato i suoi pittori. Al di là dei primi costruttivisti e dei loro sopravvissuti, cosa c&#8217;era da dissipare? Il resto, il seguito, è l&#8217;affermarsi di una pittura filistea, intreccio di conformismo dei contenuti, accademia di belle arti nelle forme e nelle tecniche, pedagogismo burocratico, realismo senza realtà, peggio: il realismo come falsificazione sistematica della realtà. Qualche variante, certo &#8211; nell&#8217;arco di 50 anni qualche differenza dovrà pur emergere, e così i curatori possono compiacersi di così interessante pluralità; non realismo, ma realismi&#8230; Al di là della chiacchiera ideologica su cosa debba e possa essere l&#8217;arte rivoluzionaria, un solo filo conduttore: la mimesis piccolo-borghese dell&#8217;apparatchiko, forte delle sue recite da Servire il popolo. </p>
<p>E poi rivoluzione? Quale? In quale delirio psicotico? Rivoluzione quella immensa costruzione paranoica costata decine di milioni di vite? Stalin? Il Khruscev che dà i numeri e invoca i figurativismo Epinal-politico quando vede la robetta tipo <em>Geologi</em> di Nikolov? O il peggio -possibile? sì &#8211; venuto poi dopo con Breznev? </p>
<p>Qualcosa si salva, ovviamente. Non tanto il sopravvalutato Deineka  quanto la serie <em>Bruciati dal fuoco della guerra</em> di Korzev (1967). O, forse,<em> Il lavoro è finito</em> di Popkov (1970), <em>Sul Caspio</em> di Salachov (1966), la ieratica e metastorica <em>Famiglia 1945</em> di Ivanov. Ma si salvano storicamente, per differenza rispetto ciò che hanno intorno, perché di per sé non esprimono nessuna novità di linguaggio e nessuna originalità formale rispetto a quello che altrove era già stato fatti decenni prima.</p>
<p><div id="attachment_1185" class="wp-caption aligncenter" style="width: 400px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-lettera-dal-fronte/" rel="attachment wp-att-1185"><img class="size-full wp-image-1185  " src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-Lettera-dal-fronte.jpg" alt="" width="390" height="575" /></a><p class="wp-caption-text">Lettera dal fronte</p></div> <div id="attachment_1186" class="wp-caption aligncenter" style="width: 400px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-laktionov/" rel="attachment wp-att-1186"><img class="size-full wp-image-1186 " src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-laktionov.jpg" alt="" width="390" /></a><p class="wp-caption-text">A. Laktionov, Il capitano Judin, eroe dell&#039;Unione sovietica, in visita ai carristi del kolmosol, 1938</p></div> <div id="attachment_1187" class="wp-caption aligncenter" style="width: 400px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-andrej-mylnikov/" rel="attachment wp-att-1187"><img class="size-full wp-image-1187 " src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-Andrej-Mylnikov.jpg" alt="" width="390" /></a><p class="wp-caption-text">Andreij Myl&#039;nikov, Sui campi di pace, 1950</p></div>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-gelij-korzev-madre/" rel="attachment wp-att-1188"><img class="size-full wp-image-1188 aligncenter" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-Gelij-Korzev-Madre.jpg" alt="" width="390" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><div id="attachment_1191" class="wp-caption aligncenter" style="width: 400px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismo-v/" rel="attachment wp-att-1191"><img class="size-large wp-image-1191 " src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismo-V-390x533.jpg" alt="" width="390" height="533" /></a><p class="wp-caption-text">V. Jakovlev, Ritratto del Maresciallo Georgij Zukov, 1946</p></div>
<p>Alexandr Rodčenko</p>
<p>Esco dallo pseudo- realismo che sarebbero realismi, e spero di rifarmi gli occhi con Rodcenko. L&#8217;Introduzione di Ol&#8217;ga Sviblova, direttore della Casa della fotografia di Mosca, gronda magniloquenza e promette male. Ma Rodcenko è Rodcenko, ho visto altre mostre sue e passo oltre. Per andare dove? Senza struttura, senza logica evidente, con numerazioni delle foto non in sequenza, senza una riconoscibilità delle sale e senza un percorso, inseguo inutilmente un filo conduttore, una griglia cognitiva: perché questo in fondo dovrebbe essere una mostra. Trovo solo, sulle pareti qua e là, frasette del nostro eroe che confermano una certezza: quando un artista ragiona su quello che fa, nella maggior parte dei casi se ne esce con roba di sconsolante banalità. Mi chiedo perché ce le hanno messe, e cerco le immagini. </p>
<p>C&#8217;è di tutto. Il meglio, i suoi stilemi favoriti, i tagli estremi diagonali o  basso-alto, la forza dei corpi, la potenza dei dettagli delle macchine, i fotomontaggi e i collage, la potenza piranesiana restituita alle architetture, alcune sperimentazioni banali altrove ma dirompenti nella palude URSS (la serie degli acrobati e dei balletti tra il 1938 e il 1940), le copertine che intrecciano l&#8217;eredità tipografica costruttivista, la fotografia e l&#8217;influenza di Tschichold. Il realismo di Rodcenko, quello vero, quello che non crede di riprodurre la realtà ma la dice perché la interpreta dalla rivendicazione di punto di vista pienamente soggettivo, e per di più tramite lo strumento pseudo-mimetico per eccellenza nella mente dei filistei, la fotografia. </p>
<p>E  c&#8217;è tutto il resto. Le foto fatte per campare, le immagini della propaganda senza anima per un regime di burocrati del terrore, le illustrazioni delle sorti magnifiche e progressive di una tragedia storica, il mascheramento della realtà, la complicità nella messa in scena.</p>
<p>Il punto più osceno di questa degradazione sta nella serie delle foto sulla costruzione del Canale mar Bianco-mar Baltico, un canale artificiale di 227 km. Il nome completo era &#8220;Canale mar Bianco-Mar Baltico intitolato a Stalin&#8221;, più brevemente fino al 1956 Canale Stalin. Fu costruito in 20 mesi, e prevalentemente con lavoro manuale,  tra il 1931 e il 1933, e fu presentato come uno dei grandi successi del primo piano quinquennale stalinista. Piccolo particolare: i gulag fornirono al cantiere circa 150mila prigionieri condannati alla rieducazione tramite il lavoro forzato. Condizioni di vita brutali: anche se i gulag successivi fecero di molto peggio, quel gulag fu una sorta di prova generale, il primo test su larga scala delle soluzioni organizzative che avrebbero amministrato la vita di milioni di persone negli anni successivi. Morirono oltre 25mila detenuti, più altri 5-7mila morti subito dopo la chiusura del cantiere nell&#8217;agosto del 1933, e dunque dispersi su altri archivi. Per una sintesi di tutto questo, compresa la descrizione dello stato attuale di questo canale troppo basso per poter essere usato effettivamente, c&#8217;è il capitolo &#8220;The White Sea Canal&#8221;, in Anne Applebaum, <em>Gulag. A history</em>, New York, Doubleday 2003.</p>
<p>La mostra presenta molte foto di Rodcenko al Canale e ai detenuti che vi lavoravano. Non poteva non vedere e non sapere. Ad un certo punto il regime organizzò una scampagnata di scrittori sull&#8217;ameno cantiere messo a festa: ci andarono Gorkij, Sklovskij, Aleksej Tolstoij ecc ecc e poi scrissero un bel volumetto apologetico sul grande progetto e sul compagno Stalin. Ma andarono per poco tempo, tanto poco da poter/voler essere ingannati. Rodcenko ci rimase settimane, e ci tornò. Si guardano le sue foto e si cerca speranzosamente una traccia anche discreta di quelli che stava accadendo lì: le foto hanno tanti modi per dire&#8230; Qualche barlume qua e là: una immobile assemblea in cui i cartelli chiedono &#8220;Date acqua&#8221; e le facce logore  e sporche parlano una rabbia che non può essere detta, un uomo a torso nudo che spinge una carriola (&#8220;Al lavoro in una fossa di fondazione&#8221;, 1933), la crudele ironia di &#8220;Al lavoro con l&#8217;orchestra, 1933&#8243;: un&#8217;orchestrina ripresa dall&#8217;altro suona &#8216;intrattenendo&#8217; un gruppetto di prigionieri-schiavi  che giù in basso, molto sotto all&#8217;orchestra, lavorano (si vede che Gorkij e compagni erano nei dintorni). Tutto qui.</p>
<p>Possiamo anche capire che Rodcenko non abbia potuto dire di più e meglio. Ma i curatori del catalogo? E i responsabili italiani della mostra? Perché non si sono degnati di spiegare cos&#8217;è stato il Canale? Perché la parola gulag non c&#8217;è mai? Perché non ci viene spiegato chi è quella gente che a mani nude scava la terra, trasporta i sassi ecc? Una sola sbavatura in tanto silenzio: dell&#8217;uomo di &#8220;Al lavoro in una fossa&#8230;&#8221; ci si spiega che era &#8220;Stepan Dudnik, futuro pittore e artista emerito della federazione russa&#8221;. Tutto qui. Capisca chi vuole. I realismi socialisti continuano. </p>
<p>Il catalogo è imbarazzante. Quello della mostra <em>Realismi socialisti</em> è articolato, ricco di analisi e di informazioni utili, spiega, consente di capire, e magari &#8211; per fortuna di rado &#8211; cerca di colmare con parole il vuoto estetico della roba stanca di cui ricostruisce le vicissitudini. Rodcenko invece ha diritto solo al pensiero di Alemanno, ex-fascista, sindaco di Roma; di Emanuele Emanuele, Presidente dell&#8217;Azienda PalaExpo; della già citata Ol&#8217;ga Sviblova; oltre che a qualche ricordo della figlia di Rodcenko e a qualche magra inutile citazione (mezza pagina) dell&#8217;artista stesso. Ricostruzione, analisi critica, letture plurime? Andatele a cercare nel bellissimo <em>Rodtchenko et le Groupe Octobre</em>, di Aleksandr Laurentiev, Paris 2006. Persino la qualità delle immagini, buona nel volume sui <em>Realismi socialisti</em>, qui si perde, tra neri che non riescono mai ad esserlo, grigi impastati, piattume, volumi senza forza.</p>
<p>Per fortuna rimangono i vari Majakovskij, Lilija Brik, Osip Brik, a guardarci dritto negli occhi, e a ricordarci gli artisti dissipati. Anche dalle mostre.</p>
<p style="text-align: center"> </p>
<p><div id="attachment_1195" class="wp-caption aligncenter" style="width: 309px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-rodcenko-majakovskij-2/" rel="attachment wp-att-1195"><img class="size-full wp-image-1195" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-Rodcenko-Majakovskij1.jpg" alt="" width="299" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">A. Rodčenko, Majakovskij</p></div> <div id="attachment_1196" class="wp-caption aligncenter" style="width: 228px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-rodcenko-osip-brik/" rel="attachment wp-att-1196"><img class="size-medium wp-image-1196" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-Rodcenko-Osip-Brik-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">A. Rodčenko, Osip Brik</p></div>
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<p style="text-align: center"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/realismi-finti-e-gulag-veri-pittura-urss-e-rodcenko-a-roma/realismi-rodcenko-orchestra-5/" rel="attachment wp-att-1216"><img class="aligncenter size-full wp-image-1216" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/Realismi-Rodcenko-Orchestra.jpeg" alt="" width="390" /></a></p>
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		<title>Macchine celibi. Il latte morto.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:34:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[50 anni. Donna. Lotta a ondate di ormoni contro la menopausa per mantenere le mestruazioni.  Sogno. Un uomo e una donna nudi immobili indifferenti. Dai loro corpi partono due tubi. Passano attraverso un termosifone e arrivano a un ano che è anche un capezzolo, dal quale esce latte. Latte morto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>50 anni. Donna. Lotta a ondate di ormoni contro la menopausa per mantenere le mestruazioni. </p>
<p>Sogno.</p>
<p>Un uomo e una donna nudi immobili indifferenti. Dai loro corpi partono due tubi. Passano attraverso un termosifone e arrivano a un ano che è anche un capezzolo, dal quale esce latte. Latte morto.</p>
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		<title>Pianti di Ministre. Tra Mater dolorosa e Madonna piangente.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 14:24:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lunedì 5 dicembre. A dover pronunciare la parola &#8220;sacrificio&#8221;, la Ministra al Lavoro Elsa Fornero, ex Vice Presidente di Intesa Sanpaolo, è scoppiata a piangere. E&#8217; toccato dirla al virile Presidente del Consiglio Monti. Le crisi gravi suscitano regressioni arcaiche. All&#8217;inizio di Novembre è tornato in giro, in effige, il cadavere del Milite Ignoto. Ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 5 dicembre. A dover pronunciare la parola &#8220;sacrificio&#8221;, la Ministra al Lavoro Elsa Fornero, ex Vice Presidente di Intesa Sanpaolo, è scoppiata a piangere. E&#8217; toccato dirla al virile Presidente del Consiglio Monti.</p>
<p>Le crisi gravi suscitano regressioni arcaiche. All&#8217;inizio di Novembre è tornato in giro, in effige, il <a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/wp-admin/post.php?post=798&amp;action=edit">cadavere del Milite Ignoto</a>. Ora la sofferenza sociale e umana del Paese ha trovato una Mater dolorosa, che soffre per tutti noi suoi figli: non decisore, ma vittima anche lei. O anche una Madonna piangente lacrime di sangue, come ce ne sono <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/01/news/turismo_religioso-7603865/">tante</a> in Italia. Lacrime e sangue: Churchill in chiave gender e da manovra finanziaria, dal patriarcato guerriero al maternage piangente. A quando le nuove Madonne Pellegrine adatte alle nuove congiunture?</p>
<div id="attachment_1127" class="wp-caption aligncenter" style="width: 400px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/pianti-di-ministre-tra-mater-dolorosa-e-madonna-piangente/madonne-piangenti/" rel="attachment wp-att-1127"><img class="size-large wp-image-1127" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/madonne-piangenti-390x97.jpg" alt="" width="390" height="97" /></a><p class="wp-caption-text">La Repubblica, 1 Ottobre 2010</p></div>
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		<title>Manhattan Transfer [1]. Occupy Wall Street</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 04:43:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[New York, 3 novembre 2011.  Zuccotti Park Ray Kachel arriva allo Zuccotti Park da Seattle. Ha  53 anni. Da 3  anni non lavora più. Progressivamente ha venduto tutto: i 3 Mac, la collezione di 1000 film, Final Cut Pro che gli serviva per il suo lavoro da montatore. Gli rimane solo il telefono per tweettare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>New York, 3 novembre 2011. </p>
<p><em>Zuccotti Park</em></p>
<p>Ray Kachel arriva allo Zuccotti Park da Seattle. Ha  53 anni. Da 3  anni non lavora più. Progressivamente ha venduto tutto: i 3 Mac, la collezione di 1000 film, Final Cut Pro che gli serviva per il suo lavoro da montatore. Gli rimane solo il telefono per tweettare, e 300 dollari. Sente parlare di Zuccotti Park, decide di partire. 240 $ per il biglietto Seattle-New York in Greyhound. <span id="more-1084"></span>Scende dal pulman alle 5 del mattino, 6 ottobre, Port Authority Bus Terminal, 40<span style="font-size: x-small">a</span> strada, con una sacca da marinaio, un telo e nient&#8217;altro. Raggiunge il Park. Il resto è la storia di quasi 2 mesi di occupazione e della comunità degli occupanti.</p>
<p><div id="attachment_1100" class="wp-caption aligncenter" style="width: 251px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/manhattan-transfer-1-occupy-wall-street/111203-new-yorker-ray-kachel/" rel="attachment wp-att-1100"><img class="size-full wp-image-1100" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/111203-New-Yorker-Ray-Kachel.jpg" alt="" width="241" height="308" /></a><p class="wp-caption-text">Ray Kachel. Foto di Wayne Lawrence, pubblicata nell&#039;articolo di Packer.</p></div>
<p>L&#8217;ha scritta George Packer sul <em><a href="http://www.newyorker.com/reporting/2011/12/05/111205fa_fact_packer">New Yorker</a></em> in rete il 2 dicembre. Bell&#8217;esempio di giornalismo. La prospettiva di un individuo che diventa il punto di vista soggettivo-oggettivo di una narrazione. Narrazione che è racconto-analisi, analisi intensa perché racconto denso. L&#8217;interpretazione che non prende la scorciatoia pigra dei concetti ma si esprima nella struttura del racconto. La realtà che non è quella del &#8216;dato&#8217; o della &#8216;verità&#8217; documentaria, ma che è l&#8217;intreccio di percezioni multiple soggettive, di punti di vista che insieme costruiscono non la inumana realtà-noumeno, ma la umana realtà-fenomeno, composita e sempre provvisoria, correggibile, disponibile a trasformarsi e a modificare il suo senso. Contro l&#8217;equivoco del &#8216;realismo ad ogni costo&#8217; o di scimiottamenti neorealisti, la lezione della sequenza iniziale di <em>Roma città aperta</em> di Rossellini, nella lettura tuttora insuperata di Pio Baldelli (<em>Roberto Rossellini</em>, Roma, 1972). Un articolo come questo è la migliore confutazione concreta della bufala della <em>augmented realit</em>y: la realtà non ha bisogno di essere aumentata, ha solo bisogno di essere <em>detta</em>.</p>
<p>Il resto, attraverso gli occhi di Ray Kachel e di alcuni altri, è la storia di una pseudo-comunità che si mette in scena disperatamente come comunità mentre rimane un aggregato anomico alla ricerca di un qualche contratto sociale che lo tenga insieme.</p>
<p>Con il suo sguardo da bambino giunto a Babilonia,  Ray Kachel scopre microsolidarietà e il <em>cocoon</em> sociologico della coesione, viene introdotto alle funzioni sociali della reciprocità, dello scambio e del dono dato-ricevuto, apprende la necessità delle regole. Qualcuno gli dà un sacco a pelo ma deve lavorare nelle cucine. Altri lo aiutano a diventare parte del gruppo degli occupanti, ma deve prendersi cura di se stesso, lavarsi, asciugare i calzini e le scarpe fradice con le quali dorme da 4 giorni, darsi una dignità e una stima di sé senza le quali è impossibile la cooperazione ad una rivendicata dignità di gruppo. Partecipa sempre più alle discussioni, diventa amico di alcuni, vive praticamente senza soldi nel sociale senza moneta degli occupanti, dove anche il valore di scambio si camuffa da valore d&#8217;uso. Interagisce con il mondo esterno, am dall&#8217;interno, senza uscire fuori psicologicamente e fisicamente dai confini del gruppo: parlerà per un&#8217;ora ai passanti e ai curiosi, ma dal parco, senza uscirne.</p>
<p>Presto però è costretto a vedere altro.</p>
<p>La comunità non è il cristallo di gruppo (l&#8217;espressione è di Elias Canetti) che egli sperava. Già dalla prima notte si accorge che c&#8217;è un sottogruppo nel gruppo, gli irriducibili del suono di tamburi, anarchici e homeless che rullano di continuo i tamburi giorno e notte e si considerano i puri e duri della occupazione. Stanno in un angolo, non accettano nessuno, non condividono nulla.</p>
<p>Il problema delle regole e delle norme: non sono scritte, non  ci sono sanzioni vere se non quella estrema dell&#8217;ostracismo, non c&#8217;è autorità giudicante o forza esecutiva legittima, e spesso tocca alla odiata polizia esterna proteggere gli uni dalla violenza di altri. </p>
<p>Il potere e la democrazia. Governa in teoria l&#8217;agorà, l&#8217;assemblea degli occupanti. Ma ogni assemblea dura ore e ore, si disperde nella logorrea, per luddismo antitecnologica rifiuta i megafoni e pratica un impossibile &#8220;megafono umano&#8221; per far sentire a tutti le parole di chi parla, il bocca a a bocca della frase ripetuta uccide la comunicazione e la discussione. L&#8217;assemblea trova difficilissimo arrivare a decisioni condivise, è dominata da aspiranti leaderini che si bloccano in veti incrociati. Il quasi movimento si bolscevizza in correnti organizzate, che si riuniscono separatamente in comitati e gruppi di discussione chiusi, dove Ray Kachel, quando prova a partecipare, è guardato con sospetto, costretto a spiegare perché vuole stare lì, e di fatto mandato via. Emerge una sottoclasse di intellettuali, che pensa per gli altri e per questo si autoinveste di un potere del discorso, subito potere anche &#8216;politico&#8217;, i chierici maiali più eguali dei tutti eguali. </p>
<p>La solidarietà fragile. Il cocoon della cooperazione comunitaria tra eguali fiduciosi per  Ray  finisce presto. Una sera gli rubano praticamente tutto. Solo la rete di qualche rapporto individuale gli consente di rimediare un sacco a pelo e sopravvivere. Il sociale alternativo del &#8220;noi siamo il 99%&#8221; contro l&#8217;1% dei ladri e vampiri del capitalismo finanziario scopre i vampiri al proprio interno. </p>
<p>La storia di Ray diventa un <em>Bildungsroman</em> di socializzazione a Babilonia e allo <em>zoon politikon</em>, la narrazione di un apprendistato sociale e politico intorno ai limiti e paradossi della comunità Geneinschaft, e alla necessità della società Geellschaft. Nello spazio di due mesi, Ray Kachel percorre in modo inconsapevole la strada che va al Leviatano di Hobbes, e da Hobbes il sentiero stretto che porta al Contratto sociale di Rousseau.</p>
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<p><em>Bachofen a Zuccotti Park. Madre Terra, geometrie e un divano</em></p>
<p>In questo romanzo di formazione si innestano di continuo i temi costitutivi dell&#8217;immaginario della <em>polis</em> che tenta di nascere.</p>
<p>Uno per tutti. Le autorità cittadine avevano a lungo proibito di piantare tende permanenti nel parco. La simpatia di una parte dei newyorchesi per l&#8217;occupazione aveva fatto fallire un primo ordine di sgombero, e, per evitare una bivaccopoli homeless troppo deteriorata, era stato autorizzato l&#8217;utilizzo di tende piccole in cui dormire. A quel punto il parco si era praticamente riempito quasi per l&#8217;intera superficie con un sistema di tende che avevano ciascuna diritto a una quantità più o meno prestabilita di spazio. Poi un giorno un amico di xxx trascina nello spazio delle tende un divano buttato via per la strada. Si apre una discussione violenta. Di chi è e per chi è quel divano? Perché un divano che ruba spazio prezioso alle tende? Tra l&#8217;altro su quel divano, dicono alcuni, vengono a ubriacarsi e a fare sesso alcuni occupanti e homeless estranei all&#8217;occupazione. Il divano è un corpo estraneo usato dagli stranieri. La discussione degenera, un giorno l&#8217;amico di xxx prende a pugni un vicino che lo stava contestando con forza, e viene arrestato dalla polizia. </p>
<p>Piccolo episodio, ma con lo spessore di un dramma di fondazione. Le città, cioè le comunità o le utopie,  nascono imponendo segni e geometrie alla nuda terra. Già Bachofen aveva descritto l&#8217;attività del contadino e dell&#8217;agrimensore, che costruiscono confini, calcolano gli spazi e imprimono segni quantitativi nel corpo qualitativo della Madre Terra: il primo trionfo del patriarcato e l&#8217;inizio della fine per il presunto matriarcato originario delle società umane. Nel 1897, a Skagway, Alaska, questo conflitto tra principio paterno-virile e principio materno si era espresso in un episodio esemplare. La corsa all&#8217;oro avevo portato a Skagway e nella vicina Dyea molte decine di migliaia di persone pronte a partire da lì per il Klondike attraverso 800 km di percorsi di drammatica difficoltà. Un aggregato di poche case era diventato nel giro di alcune settimane una città di 10mila abitanti dove passavano almeno 1000 cercatori ogni settimana.</p>
<p>Si scontrarono subito due logiche. Da un lato Soapy Smith, capo di una rete di banditi, di truffatori e di corrotti, che voleva mantenere l&#8217;anomia della città e l&#8217;eliminazione di ogni regola per proseguire nello sfruttamento violento dei cercatori di passaggio. Dall&#8217;altro Frank Reid, di mestiere geometra, che voleva dare forma e struttura a Skagway organizzandone gli spazi, e rompendone in questo modo l&#8217;anomia già nella mappa delle strade: primo passo verso il <em>nomos</em>, il diritto, la norma, l&#8217;ordine dei confini. La cosa si risolse con uno scontro armato tra i due eroi eponimi, Morirono tutti e due, ma Skagway perse la logica disordinata del piacere e trovò (quasi) la geometria della norma. Così il racconto, quasi-fatto che funziona da mito di fondazione. Tuttora le due tombe coesistono nel cimitero di Skagway. Monumentale e centrale quella di Reid</p>
<p>Non diverso, e non meno intriso di mito e immaginario politico, lo scontro violento intorno al divano. L&#8217;intrusione del divano anomico del piacere privato nel tentativo disperato di geometrizzare la terra  del Parco in sembianti di case e sentieri. Dal caos all&#8217;inizio ordinato di una <em>polis</em> nuova che si pretende alternativa.</p>
<p><em>Paranoia</em></p>
<p>In realtà solo a tratti l&#8217;accozzaglia eterogenea di persone, linguaggi, parole d&#8217;ordine e visioni del mondo che popola il parco riesce a diventare quasi un gruppo. La disgregazione sociale incombe sulla comunità intermittente. Per fortuna c&#8217;è il Nemico. &#8220;We are the 99 percent&#8221;. Il Nemico è quell&#8217;1 per cento, la ridicola minoranza che si nutre del sangue e della vita del 99 percento. Come tutti i Nemici delle pseudo-comunità paranoidee, è misterioso, invisibile, compatto, lungimirante, organizzato, cospiratorio, potentissimo. 1% è Uno, l&#8217;Uno, entità irriducibile alle sue componenti, unitaria per definizione: nelle elaborazioni degli occupanti, nucleo dell&#8217;atomo, immensa forza concentrata.</p>
<p>Ma qui a Zuccotti Park , il Nemico esce dall&#8217;ombra in cui si protegge. Visibile, reso visibile dall&#8217;esistenza di Noi al cuore del suo territorio. Noi rivela Loro. Il Parco si definisce come controspazio al raso del suolo che rende evidenti i palazzi e i grattacieli di Wall Street, li impone alla percezione. Stando nel Parco, non si puà mai dimenticare questo Nemico che incombe, incubo di cui saremmo succubi e sudditi ciechi senza la comunità di Occupy Wall Street. I Palazzi, e i Poliziotti ovunque intorno a Noi, e il Sindaco miliardario, che minaccia di distruzione il simbolo del 99 percento, e la gente che passa e critica,  e persino &#8211; nel racconto della nostra Alice metropolitana, tre Russi, servi ormai degli Americani dell&#8217;1 percento.</p>
<p>Bloomberg e le autorità cittadine minacciano varie volte l&#8217;evacuazione del Parco, e ogni volta non lo fanno: una vittoria per la comunità degli occupanti, la verifica che hanno risvegliato il 99 percento, e che Babilonia è con loro contro il Nemico.</p>
<p>Non è così semplice. La stanchezza, il disagio, i conflitti interna, la disgregazione strisciante, l&#8217;inesistenza di un progetto reale, la consapevolezza della incapacità di una strategia: la comunità non può non sentire che di fatto non esiste come soggetto sociale. Quando arrivano gi elicotteri e gli altoparlanti, quando la polizia in tenuta antisommossa ordina l&#8217;evacuazione immediata del Parco e inizia la distruzione delle baracche e delle tende,  Ray Kachel  mette insieme in un fagotto il quasi nulla che è suo e fugge verso il FDR Drive, si nasconde tra i cespugli di un altro parchetto, e si prepara ad affrontare da solo Babilonia. Per fortuna, il Nemico ha distrutto la comunità che quasi non c&#8217;era, e in questo modo la ha confermata come comunità vera, dato che ha dovuto distruggerla. C&#8217;è del sollievo nel racconto di  Ray Kachel. Il Nemico gli ha regalato il possibile ricordo &#8216;vero&#8217; di ciò che altrimenti sarebbe stato lo sgretolarsi di un&#8217;esperienza verso il buco nero di un altro fallimento. </p>
<p>L&#8217;eterno dono del Nemico: regalare identità e esistenza paranoidea al sociale e ai suoi individui.</p>
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		<title>Il loden (blu) di Monti e l’abito nero di Einaudi. Dal corpo carismatico all’anticorpo</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 17:38:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La fine di un carisma è sempre anche la fine di un corpo. Liberarsi da Berlusconi significa anche liberarsi dal suo corpo. Il capo carismatico costruisce un vincolo di carne con i suoi seguaci, si offre come significante corporeo del vincolo politico e sociale che fonda. In attesa delle dimissioni, uno striscione a Montecitorio recitava “Piazzale Loreto”. Ed ogni leader carismatico esige per la sua fine una &#8220;piazzale Loreto&#8221;  simbolica come ultimo appuntamento con il carisma, come rituale di disincarnazione del noi dal corpo del carisma, cerimonia di degradazione che vuole essere liberazione da un fascino che ha incantato e incatenato. <span id="more-988"></span></p>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/429481/" target="_blank">Scrive </a>Chiara Beria di Argentine su <em>La Stampa</em> alla vigilia del nuovo Governo Monti:</p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="font-family: georgia, palatino"><span style="font-size: x-small;font-family: georgia, palatino"><em><em>« </em>Partiamo da un piccolo dettaglio d’abbigliamento maschile: il cappotto. Quello che Silvio Berlusconi porta appoggiato sulle spalle, stile alla Napoleone Bonaparte (notoriamente da anni colleziona oggetti dell’Imperatore) è il tipico cappotto in morbido e regale cachemire prediletto da «lor scior pien de danee»  [...]   </em></span><em><span style="font-size: x-small"><span style="font-family: georgia, palatino"> Il forse successore del Cavaliere a Palazzo Chigi e neosenatore a vita professor Mario Monti, è tutt’altro tipo da cappotto su misura in cachemire. Varesotto di nascita, studi a Milano seguendo il percorso tipico dei giovanotti dell’alta borghesia [...]  l’esimio prof Monti, è il tipico milanese che, nonostante la super carriera da Milano a Bruxelles, non ha mai smesso il rigido, eterno, affidabile e persino un po’ noioso loden di color blu (sola variante accettabile del classico verde).</span>   <em>».</em></span></em></span></p>
<p><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/il-loden-blu-di-monti-e-l%e2%80%99abito-nero-di-einaudi-dal-corpo-carismatico-all%e2%80%99anticorpo/beria/" rel="attachment wp-att-991"><img class="aligncenter size-full wp-image-991" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/beria.jpg" alt="" width="415" height="422" /></a></p>
<p>54 anni fa, in occasione della Festa della Repubblica, il <em>Corriere della Sera </em>scriveva sulla sua 1a pagina:</p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="font-size: small"><span style="font-family: georgia, palatino;font-size: x-small">Einaudi stava salendo ora, per la prima volta, sull’Altare della Patria come Presidente della Repubblica. Migliaia di occhi fissavano quell’uomo piccolo e magro, in un abito nero di borghese, che faceva un gradino per volta, appoggiandosi al bastone, piegandosi ad ogni passo da una parte, e il confronto con gli altri uomini che nel passato avevano fatto lo stesso itinerario, vestiti di vistose monture, impennacchiati, pettoruti, costellati di decorazioni e di ordini cavallereschi, con sciarpe ed emblemi, non gli era affatto sfavorevole. C’era una grandiosità, nella sua modestia , perfino nell’andatura modesta…</span> (&#8220;La Repubblica Italiana simbolo dell’unità nazionale<em>&#8220;, Corriere della Sera, </em>3 giugno 1948)</span></p>
<p>Da un lato Berlusconi fantasma di Mussolini: corpo esuberante, corpo eccessivo, corpo parvenu, che quindi, come tale, è fatto di sé e da sé, costruito dalla sua ricchezza, dal suo potere, dalla sua individualità perturbante, un corpo carico di dissipazione e vitalismo devianti.</p>
<p>Dall’altra Monti: il senza corpo di una classe  sociale sicura, garantita dalla sua appartenenza al lato giusto del mondo. Un corpo senza corpo, perchè è il corpo di una élite che riproduce se stessa. Un corpo senza corpo perché è il corpo della razionalità economica vs la dissipazione carismatica.</p>
<p>Come per Einaudi l&#8217;Economista, antitesi di Mussolini, per Monti il Professore antitesi di Berlusconi, il corpo è ascetico, costruito per antitesi. Alla sessualità esibita ed eccessiva delle &#8220;ragazze&#8221; del leader carismatico, si sostituisce la sessualità sublimata nella devozione e nel servizio dei discepoli del Maestro (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/11/12/il-professore-nel-suk.html">gli studenti che gli portano i computer</a>). Alle orge, la beneficenza e le <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/11/12/il-professore-nel-suk.html">camicie</a> della moglie devota e rispettata.</p>
<p>Il loden (blu) diventa l&#8217;anti-corpo della Terza Repubblica. Con una ironia, la tanto attesa, immaginata, sognata nuova Italia post-berlusconiana si rifonda su un anti-corpo che è tale perché espressione rassicurante di una élite benestante e conservatrice, disincarnata e apolitica.</p>
<p>Dalle orge al loden blu, dal carisma alla tecnica, dal &#8220;fuoco al gelo&#8221; (<a href="http://www.vivicentro.org/home/blog/201111174866-%E2%80%9Cquella-foto-di-gruppo-dal-fuoco-al-gelo%E2%80%9D-filippo-ceccarelli/">Filippo Ceccarelli</a>, <em>la Repubblica</em>). Parafrasando i comunisti di Bukowski, viene da dirsi: ma perché i “Giusti” devono sempre essere tristi, calvinisti e castigati?</p>
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		<title>Contro la trasparenza (4). Gabanelli sgomita nel Club dei Paranoici</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 16:12:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Corriere della sera, 25 novembre. Capi si nasce. Gabanelli è chiaramente nata capa. Entrata alla grande nel Club dei Paranoici, sgomita per salire. Ha le due cose che servono: lo stile paranoideo, e l&#8217;idea fissa ripetuta senza requie, tipo i &#8220;comunisti&#8221; di Berlusconi. Ma lei ha una marcia in più: è colta, ha letto Lutero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Corriere della sera</em>, 25 novembre.</p>
<p>Capi si nasce. Gabanelli è chiaramente nata capa. Entrata alla grande nel Club dei Paranoici, sgomita per salire. Ha le due cose che servono: lo stile paranoideo, e l&#8217;idea fissa ripetuta senza requie, tipo i &#8220;comunisti&#8221; di Berlusconi. Ma lei ha una marcia in più: è colta, ha letto Lutero, i soldi sono lo sterco del demonio, e a lei la puzza non piace, meglio la plastica delle carte di credito.<span id="more-1020"></span><em>War on cash</em>, per pulire l&#8217;ano dei paese, che è l&#8217;Evasore fiscale.</p>
<p><div id="attachment_1045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 322px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/contro-la-trasparenza-4-gabanelli-sgomita-nel-club-dei-paranoici/111125-gabanelli-contante-1/" rel="attachment wp-att-1045"><img class="size-large wp-image-1045" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/111125-gabanelli-contante-1-390x97.jpg" alt="" width="312" height="78" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;art. della Gabanelli sul Corriere del 24 novembre</p></div>
<p>Il problema è come. Purtroppo ci sono gli ingenui, i complici involontari. Credono che basti abbassare la soglia dell&#8217;uso del cash immondo per diminuire la puzza. Non sanno, o fanno finta di non sapere, che l&#8217;Evasore è subdolo e furbo: imbroglierà, aggirerà il divieto, con il sostegno delle varie cricche trasversali di evasori che inquinano il Bel Paese. Ma alla Gabanelli non si sfugge. Lei ha fatto due conti: a una persona normale, cioè a uno che non è un criminale, bastano 50€ alla settimana di cash per le piccole scemenze quotidiane. Gli serve di più? È un troglodita, prevalentemente del Sud, o un farabutto Evasore. Va educato o rieducato: paghi una tassa per il cash che usa. Così il troglodita sarà costretto a usare le carte di credito, e il farabutto Evasore restituirà in parte, sotto forma di tasse finalmente pagate, quello che ruba alla comunità. </p>
<p><div id="attachment_1046" class="wp-caption aligncenter" style="width: 340px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/contro-la-trasparenza-4-gabanelli-sgomita-nel-club-dei-paranoici/111125-gabanelli-partite-iva/" rel="attachment wp-att-1046"><img class="size-full wp-image-1046 " src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/111125-gabanelli-partite-IVA.jpg" alt="" width="330" height="86" /></a><p class="wp-caption-text">Il Gabanelli-pensiero. Le Partite IVA? 8,8 milioni di criminali potenziali</p></div>
<p style="text-align: center"> </p>
<p>Semplice, efficace, geniale. C&#8217;è qualche piccolo problema, ma nulla ferma il pensiero paranoico. L&#8217;inflazione? Le banche rinunceranno a gran parte delle commissioni delle carte di credito; e qui c&#8217;è un impiccetto, perché anche le banche vogliono il war on cash, ma per aumentare il monte commissioni.</p>
<p>L&#8217;altro problema sono i controlli. Il cash è detto anche &#8216;liquido&#8217; perché è liquame, e i liquidi sono come i gas e i Nemici interni: penetrano  ovunque, sfruttano ogni pertugio o occasione, si adattano ad ogni situazione o contenitore, scorrono inafferrabili. Che fare? si chiede la Gabanelli, che ha letto anche Lenin. Semplice: sorvegliare e punire (perché ha letto anche Foucault). Trasparenza: seguire i flussi del liquame, verificare le incongruità, presidiare elettronicamente i luoghi a rischio, archiviare le informazioni, incrociare i dati, facilitare la denuncia dei cittadini perbene, filmare, identificare, intercettare, infiltrare i cluster ad alta probabilità evasiva. La proposta della Gabanelli funziona solo se l&#8217;individuo diventa trasparente allo Stato e ai vicini di casa, clienti, amici, partner e ex-partner: tutti arruolati come questurini al servizio di una Società Pulita e Giusta e Equa e Solidale. E poiché il denaro è la merce delle merci e forma e figura di ogni cosa (Marx ma anche Ferdinando Galiani), e poiché il denaro è forma e misura dell&#8217;Io (le stupende pagine sull&#8217;Io e l&#8217;inflazione di Weimar in <em>Massa e potere</em> di Canetti), seguire le tracce del denaro di ciascuno significa possederlo e renderlo diafano allo sguardo del sociale, che poi è lo sguardo del Potere.</p>
<p>Gabanelli giacobina, lettrice di Saint Just (anche). Gabanelli esegeta dei messaggi pensosi delle BR durante il rapimento Moro: ad es. quando rendono pubblica una lettera riservata a Cossiga del prigioniero, e spiegano: &#8220; <em>niente deve essere nascosto al popolo ed è questo il nostro costume</em> &#8221;. Gabanelli braccio semi-verbalmente armato dello Stato Etico, pronta a educare e igienizzare il popolo. Gabanelli costituita dai Nemici che parassita per esistere, e senza i quali sarebbe il nulla. </p>
<p>Nei paranoici, e nello stile paranoideo di pensiero, domina una incapacità a sentire la libertà, il piacere della propria libertà. Di qui il bisogno di toglierla agli altri, proponendo in nome di ideali nobili e di alti valori e di eterne emergenze semplicemente varianti di pensiero totale e di società totalizzante. Il Club dei Paranoici è pervaso da una luce sinistra, un sole nero che non consente ombre e non lascia angoli bui (come potrebbe farlo un sole nero?).</p>
<p><div id="attachment_1049" class="wp-caption aligncenter" style="width: 343px"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/contro-la-trasparenza-4-gabanelli-sgomita-nel-club-dei-paranoici/gabanelli-50e-settimana/" rel="attachment wp-att-1049"><img class="size-full wp-image-1049 " src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/gabanelli-50€-settimana.jpg" alt="" width="333" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Gabanelli-pensiero n. 2. Ai non-criminali bastano 50€ di cash a settimana.</p></div>
<p>Mentre costruisco a fatica intorno a me le barriere della mia opacità al Gabanelli-sguardo del potere totale, conto il cash che mi è rimasto: 2 €, ne ho già spesi 48 della mia razione settimanale. Che sarà di me domani e dopodomani?</p>
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		<title>Contro la trasparenza (3). Un benvenuto alla Gabanelli nel club dei paranoici</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 00:06:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima pagina del Corriere della sera del 13 novembre. La Gabanelli Milena pubblica la sua soluzione per il deficit italiano: rendere interamente tracciabili tutti i passaggi di denaro nel nostro paese, e tassare i pagamenti in denaro liquido (dato che la Costituzione impedisce di abolirlo del tutto). In questo modo gli Italiani saranno costretti ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima pagina del <em>Corriere della sera</em> del 13 novembre. La Gabanelli Milena pubblica la sua soluzione per il deficit italiano: rendere interamente tracciabili tutti i passaggi di denaro nel nostro paese, e tassare i pagamenti in denaro liquido (dato che la Costituzione impedisce di abolirlo del tutto). In questo modo gli Italiani saranno costretti ad usare le carte di credito, si stanerà l&#8217;Evasore e si salverà il paese.<span id="more-938"></span></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/contro-la-trasparenza-3-un-benvenuto-alla-gabanelli-nel-club-dei-paranoici/111113-cds-gabanelli-cash/" rel="attachment wp-att-946"><img class="aligncenter size-full wp-image-946" src="http://www.ilcorpo.com/ilcorpo/diario-paranoico-critico/files/111113-Cds-Gabanelli-cash.jpg" alt="" width="390" height="401" /></a> </p>
<p>L&#8217;articolo non fa una piega. E&#8217; razionale, rigoroso e scritto bene. Presenta la caratteristica fondamentale del discorso paranoico: costruire una argomentazione serrata e compatta a partire da una premessa delirante. </p>
<p>La premessa delirante della Gabanelli Milena è: l&#8217;emergenza gravissima che il Paese deve affrontare esige la totale trasparenza del cittadino di fronte allo Stato. Perché solo con questa trasparenza integrale il Gabanelli-programma può essere attuato. Tracciare come un cittadino usa il denaro &#8211; di carta o di plastica &#8211; significa tracciare tutta la sua vita.  In nome di un fantasma di equità, dobbiamo desiderare uno stato totalitario legittimato dallo stato d&#8217;eccezione. Attenzione: non subire, ma desiderare. <em>De la servitude volontaire</em>, la speranza di ogni potere.</p>
<p>Un benvenuto alla Gabanelli nell&#8217;affollato club dei giornalisti paranoici, una sezione speciale dell&#8217;Ordine da abolire. Si troverà a suo agio con i Santoro e i Travaglio, i Ferrara e le Marie Giovanne Maglie, i Gomez e i Lehner, e tutti gli straordinari svelatori di complotti e trame e segreti e manovre e strategie nascoste e poteri forti e nemici subdoli e logiche occulte visibili solo a loro  che ci accompagnano a spintoni verso il cittadino integralmente disvelato. La paranoia è in primo luogo non un contenuto, ma uno stile della mente, una ipertrofia logica e interpretativa al servizio di spiegazioni e progetti totali. A ben vedere le sue trasmissioni, avremmo dovuto invitare la Gabanelli nel club già da tempo. </p>
<p>Ma noi sappiamo qualcosa di più. Non siamo ingenui. Leggiamo tra le righe, cogliamo gli obiettivi che la Gabanelli vuole nascondere. Monti, l&#8217;uomo della Goldman Sachs, sale al potere in un momento di disperazione della finanza italiana ed europea, per piegare il paese al loro salvataggio. La Gabanelli si inventa l&#8217;equità fiscale e si appella anche lei allo stato d&#8217;emergenza per realizzare un sogno del sistema bancario alle corde: una Tobin Tax su ogni uso del denaro, ma al servizio dello Stato e delle banche. Milioni e milioni di transazioni in più con carte di credito. Milioni e milioni di transazioni in cash tassate. I prezzi che esplodono, l&#8217;inflazione alle stelle. Ma ai tuoi padroni non gliene frega niente. Gli gnomi di Zurigo parlano milanese e sono tra noi, vivi e onnipotenti, come sempre. Tra noi e ai vertici dello Stato. </p>
<p>Smettila di nasconderti, Gabanelli, giù la maschera. Ormai è fatta, abbiamo capito, sappiamo per chi lavori. <em>War on cash to get more cash.</em></p>
<p>Perché all&#8217;ingresso nel club i più anziani te lo diranno subito: chi di paranoia ferisce, di paranoia perisce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da leggere prima che sia troppo tardi il saggio classico di Richard Hofstadter che ha introdotto il concetto di &#8220;stile paranoide&#8221;: Lo stile paranoide nella politica americana, <em>Il Corpo</em> dicembre 1994, <a href="http://http://www.ilcorpo.com/it/rivista/dicembre-1994_32.htm"> http://www.ilcorpo.com/it/rivista/dicembre-1994_32.htm</a></p>
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