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Il corpo di Obama (1). il fallo del leader carismatico e Michelle incinta

5 aprile 2009

Come ha scritto Max Weber, il leader carismatico deve dimostrare continuamente che la potenza del carisma sta ancora in lui, e che è ancora il portatore di doni straordinari.

Nei periodi di crisi, questa dimostrazione è al tempo stesso più difficile e più necessaria. Quando la realtà non aiuta, occorre un sovrappiù di immaginario, e bisogna tirare in ballo le forme più primitive della potenza, quelle legate al corpo e alla sessualità.

La prima voce che Michelle Obama fosse incinta si è diffusa il 25 agosto dell’anno scorso. La sera la moglie di Obama doveva parlare davanti alla Convention Democratica di Denver che stava investendo il marito come candidato alla Presidenza, e al mattino ecco il rumour: da qualche giorno porta vestiti un po’ larghi perché è incinta. Sullo sfondo della unzione popolar mediatica di Obama come possibile Re, arriva la prima manifestazione della Potenza per antonomasia, quella sessuale: il fallo dell’aspirante Re dà buona prova di se stesso fecondando l’aspirante Regina. Questo nel pieno di una sfibrante campagna per la nomination, con ritmi da paura, e con una donna di 44 anni.
La seconda voce è esplosa il 29 gennaio di quest’anno, dieci giorni dopo l’incoronazione formale. Il contesto era quello di una crisi economica catastrofica, con una squadra di governo che non riusciva a farsi, e sullo sfondo di un quadro globale ingovernabile.

Un neopresidente giovane e nero, senza esperienza, senza un team stabile e rodato, deve affrontare milioni di disoccupati, il crollo di Wall Street e di tutte le borse mondiali, il quasi fermo dell’attività economica in settori chiave, l’ulteriore incancrenimento della crisi medio-orientale e afghana. Con in più il peso del ruolo planetario degli USA e la trappola delle aspettative messianiche da lui stesso scatenate con le sue parole, i suoi comportamenti e il suo stile politico populista.

E’ il momento giusto per mobilitare l’immaginario sociale a sostegno dell’azione politica. La potenza incerta del leader politico Obama ha bisogno della potenza arcaica del fallo divino. Giù da settimane l’erotismo mediatico aveva investito di nuovo la coppia regale: il corpo nudo, glabro e forte di Obama in vacanza alle Hawaii rimbalzato nel mondo intero, Michelle Obama che rompe il protocollo con le bracca e le spalle nude. Ci vuole altro, la forza della virilità provata del Re e della fecondità provata della Regina, l’infante divino come garanzia del futuro contro il crollo catastrofico.

Ecco allora la seconda ondata di voci: Michelle è incinta, potrebbe nascere un bambino alla Casa Bianca. La voce è lanciata da uno dei più noti celebrity bloggers USA, Perez Hilton. La ha raccolta a Washington, commenta dicendo che La moglie del Presidente è “America’s mom-in-chief”, e che se è vero ci si augura che il bambino sia un maschio. Come nei migliori fantasmi dinastici….

 

la seconda 'notizia'

 

 

La voce è ripresa da tutti i media internazionali, spesso in prima pagina, e rimbalzata o commentata da oltre 120mila blog in meno di 24 ore negli USA. Google la conta in 13 milioni di pagine. Vengono diffuse foto che mostrerebbero il gonfiore evidente della pancia di Michelle Obama, con tanto di freccia e di bambino disegnato al posto giusto. Altri ricostruiscono l’evoluzione dell’abbigliamento della First Lady in una direzione premaman. Naturalmente qualche commentatore maligno se la prende che gli effetti della cucina della Casa Bianca, notoriamente pessima.

La smentita formale della coppia Obama arriva dopo molte ore: il Presidente e sua moglie non hanno intenzione di avere un altro figlio. Ma la nebulosa dell’immaginario è stata attivata, e diventa l’indizio visibile di un lavorio sotterraneo intorno al corpo e al carisma dell’uomo più potente del mondo. Ce la fa? Ce la farà? La Potenza è con lui, oppure siamo preda del disordine incontrollato del mondo, che nessun Re Divino può tenere sotto controllo? Girano improvvisamente altre foto, sul capo di Obama improvvisamente incanutito in pochi mesi: il pelo bianco del capo branco consolidato e esperto, o il segno dell’indebolimento della forza vitale del corpo del capo? Se lo chiede in prima pagina persino il serio New York Times.

la foto del New York Times

L’immaginario sociale non si ferma, e si appresta a fare a meno della Regina. Per ‘gioco’ e per ‘scherzo’, come sempre quando si devono gestire i fantasmi più profondi, comincia ad emergere un Barack Obama transgender e ermafrodito, uomo e donna insieme. Da quasi subito gli aspetti ‘femminei’ di Obama candidato e presidente erano stati una parte importante della sua rappresentazione sociale, e usati sia contro che a favore, tanto da costringere il candidato a ripetute dimostrazioni simboliche di gusti e pratiche virili nel confronto col maschio Hillary Clinton prima e con l’eroe di guerra McCain dopo.

Ora la torsione è diversa: Obama non è più uomo o più donna, ma uomo-e-donna. Come tale, non ha più bisogno di una appendice femminile, non ha più mancanza, basta a se stesso e si completa da solo. L’androgino del Simposio di Platone come figura del potere politico. E dunque incinto di se stesso, o incinta di se stessa, nelle singolari immagini che girano sul web e sulle mura di New York.

L’androgino è l’alfa e l’omega, comprende in sé, nella forma sessuale, tutti i gradi e configurazioni possibili della realtà. Nell’androgino si realizza concretamente, come corpo, il Capo che contiene in sé tutta la folla, il Re che contiene in sé tutto il suo popolo, lo uno-nessuno-centomila del frontespizio del Leviatano di Hobbes, o della teoria freudiana del capo carismatico in Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Ma l’androgino è anche colui a cui nulla manca e che non ha bisogno di nulla o di nessuno, compos sui, la rappresentazione perfetta del potere totale e della Potenza che si conferma e giustifica da sola, in una sorta di pienezza assoluta. E ancora: l’androgino è ordine compiuto e immobile, perché solo dall’essere o maschio o femmina, e dunque privo di una parte perduta di sé, viene il disordine della nostalgia della metà mancante di noi stessi. Il disordine indotto dal desiderio di ciò che non c’è, il disordine della realtà costretta a muoversi affannosamente alla ricerca dell’altro pezzo di se stessa.

A questo deve ricorrere il sociale quando l’ombra del bisogno estremo e della disgregazione dell’ordine del mondo lo sprofonda nell’angoscia, e gli fa sperare che non ci sia più bisogno di nulla, e che non ci sia più movimento o cambiamento nelle cose.

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