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Il loden (blu) di Monti e l’abito nero di Einaudi. Dal corpo carismatico all’anticorpo

26 novembre 2011

La fine di un carisma è sempre anche la fine di un corpo. Liberarsi da Berlusconi significa anche liberarsi dal suo corpo. Il capo carismatico costruisce un vincolo di carne con i suoi seguaci, si offre come significante corporeo del vincolo politico e sociale che fonda. In attesa delle dimissioni, uno striscione a Montecitorio recitava “Piazzale Loreto”. Ed ogni leader carismatico esige per la sua fine una “piazzale Loreto”  simbolica come ultimo appuntamento con il carisma, come rituale di disincarnazione del noi dal corpo del carisma, cerimonia di degradazione che vuole essere liberazione da un fascino che ha incantato e incatenato.

Scrive Chiara Beria di Argentine su La Stampa alla vigilia del nuovo Governo Monti:

« Partiamo da un piccolo dettaglio d’abbigliamento maschile: il cappotto. Quello che Silvio Berlusconi porta appoggiato sulle spalle, stile alla Napoleone Bonaparte (notoriamente da anni colleziona oggetti dell’Imperatore) è il tipico cappotto in morbido e regale cachemire prediletto da «lor scior pien de danee»  [...]  
 Il forse successore del Cavaliere a Palazzo Chigi e neosenatore a vita professor Mario Monti, è tutt’altro tipo da cappotto su misura in cachemire. Varesotto di nascita, studi a Milano seguendo il percorso tipico dei giovanotti dell’alta borghesia [...]  l’esimio prof Monti, è il tipico milanese che, nonostante la super carriera da Milano a Bruxelles, non ha mai smesso il rigido, eterno, affidabile e persino un po’ noioso loden di color blu (sola variante accettabile del classico verde). 

».

54 anni fa, in occasione della Festa della Repubblica, il Corriere della Sera scriveva sulla sua 1a pagina:

Einaudi stava salendo ora, per la prima volta, sull’Altare della Patria come Presidente della Repubblica. Migliaia di occhi fissavano quell’uomo piccolo e magro, in un abito nero di borghese, che faceva un gradino per volta, appoggiandosi al bastone, piegandosi ad ogni passo da una parte, e il confronto con gli altri uomini che nel passato avevano fatto lo stesso itinerario, vestiti di vistose monture, impennacchiati, pettoruti, costellati di decorazioni e di ordini cavallereschi, con sciarpe ed emblemi, non gli era affatto sfavorevole. C’era una grandiosità, nella sua modestia , perfino nell’andatura modesta… (“La Repubblica Italiana simbolo dell’unità nazionale“, Corriere della Sera, 3 giugno 1948)

Da un lato Berlusconi fantasma di Mussolini: corpo esuberante, corpo eccessivo, corpo parvenu, che quindi, come tale, è fatto di sé e da sé, costruito dalla sua ricchezza, dal suo potere, dalla sua individualità perturbante, un corpo carico di dissipazione e vitalismo devianti.

Dall’altra Monti: il senza corpo di una classe  sociale sicura, garantita dalla sua appartenenza al lato giusto del mondo. Un corpo senza corpo, perchè è il corpo di una élite che riproduce se stessa. Un corpo senza corpo perché è il corpo della razionalità economica vs la dissipazione carismatica.

Come per Einaudi l’Economista, antitesi di Mussolini, per Monti il Professore antitesi di Berlusconi, il corpo è ascetico, costruito per antitesi. Alla sessualità esibita ed eccessiva delle “ragazze” del leader carismatico, si sostituisce la sessualità sublimata nella devozione e nel servizio dei discepoli del Maestro (gli studenti che gli portano i computer). Alle orge, la beneficenza e le camicie della moglie devota e rispettata.

Il loden (blu) diventa l’anti-corpo della Terza Repubblica. Con una ironia, la tanto attesa, immaginata, sognata nuova Italia post-berlusconiana si rifonda su un anti-corpo che è tale perché espressione rassicurante di una élite benestante e conservatrice, disincarnata e apolitica.

Dalle orge al loden blu, dal carisma alla tecnica, dal “fuoco al gelo” (Filippo Ceccarelli, la Repubblica). Parafrasando i comunisti di Bukowski, viene da dirsi: ma perché i “Giusti” devono sempre essere tristi, calvinisti e castigati?

 

 

 

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