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Il pensiero onirico del filosofo uxoricida. Cosa sognava Louis Althusser

29 settembre 2015

Louis Althusser, Des rȇves d’angoisse sans fin. Récits de rêves (1941-1967), a cura di O. Corpet e Y. Moulier-Boutang, Paris, Grasset, 2015, 20€.

     Mattino del 16 novembre 1980, Parigi, Rue d’Ulm, École Normale Supérieure. Il filosofo Louis Althusser, prestigioso docente della più prestigiosa delle Grandes Ecoles francesi, si precipita nel cortile. Ha strangolato la moglie, l’inseparabile Hélène Rytmann, che non ha opposto resistenza. Riconosciuto incapace di intendere e volere, evita il processo. Muore nel 1990.

     Althusser era stato forse il più interessante filosofo marxista degli anni 60-70, l’autore di Pour Marx e di Lire le Capital, il creatore del concetto degli “apparati ideologici di stato”, lo strutturalista che ha negato con forza il marxismo come umanesimo.

     Per 25 anni ha trascritto con cura i suoi sogni. Due curatori del suo archivio ne hanno pubblicato una selezione ampia. Una lettura affascinante. Molte le possibili tentazioni. Vedere questi sogni, e soprattutto incubi, come uno spiraglio sulla tragedia psichica di Althusser, i suoi 20 ricoveri, le analisi, gli elettroshock, la “folie à plusieurs” della sua famiglia d’origine, il rapporto simbiotico e dunque carico di odio con Hélène. Vedere questi sogni come il cuore di tenebra di una costruzione ideologica. Vederli come la vendetta dell’umano contro il tentativo di espellere concettualmente l’umano: un ironico ritorno del rimosso.

     Propongo di leggerli come dei sogni, straordinariamente ricchi e fin troppo ben scritti, non documento clinico o filosofico ma narrazione polifonica. Letteratura senza la zavorra di una biografia. Senza gabbie in cui costringerli a priori. Ne valgono la pena. (enrico pozzi)

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