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Contro l’autismo come epidemia sociale, l’American Psychiatric Association vuole modificare gli indicatori diagnostici.

Oltre 1 milione di diagnosi di autismo o di sindromi associate (ad es. la sindrome di Asperger) negli USA ha fatto parlare di una vera e propria epidemia di autismo. L’antropologo R. R. Grinker, della George Washington University e padre di una ragazza autistica, sostiene da anni che questa epidemia è un mito (http://ti.me/50LeU). L’aumento delle diagnosi deriva secondo lui dalla convergenza di molti fattori tutti sociali: l’ampliamento della definizione, l’introduzione di questa categoria diagnostica tra quelle che il sistema scolastico deve monitorare obbligatoriamente, la possibilità di accedere ad aiuti statali che la semplice diagnosi di ritardo mentale non consentirebbe ecc. 

L’American Psychiatric Association condivide questi dubbi.
La commissione incaricata di redigere il DSM V, ovvero il manuale di diagnostica che è una autentica bibbia degli psichiatri USA e non, sta riducendo drasticamente gli indicatori da 12 a 3. Risultato: da dicembre, quando verrà pubblicato il DSM V, le diagnosi di autismo dovrebbero diminuire in modo netto: http://nyti.ms/wzAp1T

Non tutti sono contenti. Molte famiglie con membri diagnosticati o diagnosticabili come autistici temono di ritrovarsi senza sostegno e protezione nella gestione di situazioni che forse non saranno autismo in senso stretto, ma che creano loro difficilissimi problemi economici, microsociali e psicologici. Forte entusiasmo invece da parte delle assicurazioni mediche, che intravedono la possibilità di risparmi notevoli. 

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