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La psicoanalisi italiana torna a scoprire (timidamente) l’antropologia. Un Workshop a Roma.

Oggi e domani a Roma, il Workshop Vivere/Sopravvivere presso la sede romana della Società Psicoanalitica Italiana, in via Panama 48. Tema ambizioso, anche se espresso in termini atrocemente astrusi (per carità forse cristiana non riproduciamo qui la presentazione). Tema autoriflessivo: la Spi stessa è sospesa tra sopravvivere in nicchie sempre più rattrappite, o correre il rischio della vita all’aria aperta, comprese le correnti d’aria, in un rapporto dinamico con il fuori, l’altro, le altre forme di pensiero, i cambiamenti sociali, le punte più avanzate della modernità.

I segni che da qualche tempo l’associazione più autorevole della psicoanalisi italiana abbia deciso di arrischiarsi a vivere ci sono, via via più numerosi. Il rilancio di Psiche per es. come abbiamo già segnalato. In questo Workshop, la presenza di antropologi veri: mi colpisce che metta piede in via Panama un vecchio amico e collega come Alberto Sobrero, o un più giovane collega antropologo come Fabio Dei. Malgrado un padre fondatore come Ernesto De Martino, e più di recente per es. Vincenzo Padiglione, l’antropologia italiana si è tenuta alla larga dalla psicoanalisi. La psicoanalisi italiana ha ripagato con la stessa moneta. Glauco Carloni che faceva tradurre Géza Roheim da Guaraldi, qualche modesta apparizione su Psiche di Lorena Preta, qualche altro nome e sforzo più recente (Neri, Lomabordozzi, De Micco, quasi sempre attraverso la mediazione della psicoanalisi di gruppo), e poco più.

Un tempo lontano l’antropologia era al cuore della psicoanalisi. Ben venga perciò la promessa di ibridazioni che sta nel programma di Vivere/Sopravvivere. In attesa di altri passi avanti: non antropologi che parlino a psicoanalisti, o psicoanalisti che ascoltino antropologi, ma antropologi-psicoanalisti in senso stretto, praticanti effettivi e rigorosi dell’una e dell’altra disciplina insieme. E in ulteriore attesa di altri ibridi più difficili: psicoanalisti-sociologi, psicoanalisti-cybertecnici, psicoanalisti-economisti, psicoanalisti-ingegneri ecc ecc ecc (di psicoanalisti-(quasi)matematici ne abbiamo già avuto uno, e temo abbia fatto il deserto). Si dovranno prendere una stupida laurea in Psicologia, ma tant’è.

Per finire sulle speranze. Il Workshop è organizzato congiuntamente dal CPdR e dal CdPR, Bibì e Bibò. Per i non-intimi, Centro Psicoanalitico di Roma e Centro di Psicoanalisi Romano. Fa ridere, no? Pago da molti anni la quota a uno dei due centri. Quando qualcuno mi chiede “a quale Centro appartieni” io a) provo un doloroso singulto alla parola “appartenere”,  b) non so mai cosa rispondere. Vedo che  i gemellini Bibì e Bibò stanno organizzando sempre più attività comuni. Magari in un futuro non troppo lontano potrò evitare il singulto e il silenzio imbarazzato.  (enrico pozzi)

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Murata viva. Una straordinaria mostra al Brooklyn Museum.

Judy Scott, sindrome di Down, sorda dalla nascita (ma se ne sono accorti 20 anni dopo), diagnosticata autistica (ma non lo era). Mai una parola pronunciata da viva. A oltre 40 anni comincia a creare oggetti, forme e variazioni intorno ad un Io murato, alla pelle-corazza che lo avvolge difende e quasi uccide, pelle che si smaglia a tratti e lascia intra-vedere o fuori-uscire. A dimostrare che la “fortezza vuota” di Bruno Bettelheim in realtà brulica di capacità e domanda di vita (Bettelheim lo sapeva bene). Una mostra straordinaria in un museo sobrio e intelligente, agli antipodi delle gigionerie dei grandi musei di Manhattan. Per chi può, da vedere assolutamente. Il prossimo numero de IL CORPO dedicherà un saggio a Judy Scott.  (enrico pozzi)

http://www.brooklynmuseum.org/exhibitions/judith_scott/ 

 

Judy Scott

 

Judy Scott con uno dei suoi 'oggetti'

 

Un 'oggetto'

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Man Ray sapeva che la madonna aveva concepito attraverso l’orecchio? Un saggio su La Prière (1930)

Una immagine fotografica di Man Ray condensa livelli multipli di senso, esprime la natura viscerale della preghiera, trasforma la pancia e i suoi dintorni negli organi del rapporto con il divino. Man Ray lettore del grande Ernest Jones, che fece concepire la madonna attraverso l’orecchio? Probabilmente no, eppure la sua icona sovradeterminata contiene Ernest Jones e molto altro: Bachtin, Schneider, van der Leeuw, il Rimbaud di Voyelles, Histoire d’O, Hans Bellmer, Kiki de Montparnasse, il sedere di Lee Miller, la luce sterile della luna, dio come forma frusta del sacro, ecc. Da leggere e da vedere nell’ultimo n. de IL CORPOhttp://www.ilcorpo.com/it/rivista.htm.

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Il caso di Stefano Cucchi, ovvero cosa resta del Body Natural dopo l’abbraccio con il Body Politic

Il Body Politic cerca di sfuggire alla morte essiccandosi nelle mummie dei suoi potenti. Infligge invece la morte essiccando le sue vittime: mummie svuotate di soma e di senso, cioè di socialità. Questo è accaduto a Stefano Cucchi cadavere: involucro puro, Io-pelle svuotato di carne sociale, la chair sociale di Merleau-Ponty.
Il web ha cercato di restituire senso a questo corpo riempiendolo di parole, corpo segnico, la materia sociale di cui sono fatti i nostri corpi vivi.
Abbiamo raccolto il corpus imponente di questo tentativo di risarcimento sociale della mummia Cucchi: gli oltre 110.000 tweet che sono esplosi sul web dopo la sentenza di assoluzione. Un canto funebre costruito sul ritmo di quella variante post-moderna dell’endecasillabo sciolto che sono i 160 caratteri di un tweet.
Questi ‘versi’ sono presentati nella loro sequenza temporale, minuto dopo minuto, come sono apparsi sulla Rete tra il 29 ottobre e l’11 novembre.
Chiunque lo voglia potrà ripercorrere questa narrazione collettiva e questo lungo frammento di immaginario sociale con i suoi strumenti: semiotici, psicologico-sociali, sociologici, antropologici, di storia delle religioni, politici, psicoanalitici, possibilmente intrecciati. Dopo aver letto e riletto Kantorowicz e i suoi Due corpi del Re (Einaudi)
Il ‘testo’ è on line, liberamente accessible citando la fonte. Lo abbiamo collocato tra i materiali dell’Archivio Corpi del potere, insieme ai testi sulle morti di Gheddafi, di Priebke, di Steve Jobs, di Michael Jackson ecc.

Link: http://www.ilcorpo.com/it/materiali/archivi_22/corpi-del-potere_21/materiali/cadavere-di-stato-il-canto-funebre-di-twitter-per-stefano-cucchi_84.htm

Io-pelle
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Women’s Bodies: un importante convegno della Society for Women in Philosophy (Irlanda) il 21-22 Novembre

E’ il più interessante convegno del 2014 sul tema del Corpo (femminile) di genere. Oltre 40 relazioni lo affrontano da una prospettiva filosofica e sociopolitica. Tra gli argomenti delle sessioni di lavoro: la costruzione sociale delle donne, pornografia e violenza sessuale, maternità e maternità surrogata, il bel-corpo, l’approccio storico al corpo di genere, il corpo lesbico,  ecc. 21-22 novembre a Dublino. Registrazione obbligatoria. Partecipazione internazionale ‘alta’ e molte relazioni con titoli significativi. Poche le presenze italiane: Nicla Vassallo (Genova), Carlotta Cossutta (Verona), Valeria Venditti (Roma), Cristina Amoretti (Genova).

Impressionante l’assenza della psicoanalisi: solo perché è una Società di Filosofia?

Se possible, da non perdere. Rimane la malinconia per la mancanza di un equivalente italiano sia della Society che di un evento di questo tipo e portata. (enrico pozzi)

Link: http://www.swip-ireland.com/index.php/events/swip-ireland-annual-conference-2014  (continua…)

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Pelle di criminale e art brut. A Londra una straordinaria collezione di tatuaggi dalle carceri sovietiche

Dal 17 Ottobre a Londra una straordinaria collezione di foto di tatuaggi dalle carceri sovietiche. Si tratta di una selezione da oltre 900 foto scattate da Arkady Bronnikov negli Urali e in Siberia tra il 1965 e il 1985. Bronnikov era un capo-criminologo del Ministero dell’Interno sovietico. Nell’esercizio delle sue funzioni ha fotografato sistematicamente migliaia di corpi tatuati.  La sua (apparente?) indifferenza documentaria dà alle sue immagini la potenza visiva di foto segnaletiche, ma spesso senza volto: repertori parziali di pelle scritta dal sociale, tracce di gruppo dove riaffiora di continuo malgrado se stesso l’individuo, la sua carne, la sua autorappresentazione. Da non perdere, presso una delle più interessanti gallerie londinesi, la Grimaldi Gavin, nata dalla scissione della Brancolini Grimaldi. Sta al 17, Albemarle Street. info@grimaldigavin.com. La mostra chiuderà il 21 novembre.

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Una buona notizia: è tornata PSICHE

E’ riapparsa Psiche, la ‘seconda’ rivista della Società Psicoanalitica Italiana. Per anni era stata l’unico segnale concreto di una voglia, confusa ma vera,  di parlare col mondo e del mondo senza la corazza autistica della Dottrina e dell’Appartenenza. Peraltro una Dottrina ormai dottrina senza più centro, e una Appartenenza a contenitori bucati. Poi Psiche era scomparsa.

L’ho trovata di nuovo tra la posta, nell’accumulo di mesi di lontananza. “Che cos’è il presente?”. Già. Per lo meno c’è questo piccolo segnale di vita in un contesto smorto. Benvenuta Psiche, per il solo fatto/segnale di esistere. Sui contenuti c’è da tornare, con sguardo anche disincantato. Ma per il momento voglio dare peso pieno a questo fascicolo e alla sua potenzialità generativa di confini attraversati. Semplicemente, sono contento. (enrico pozzi)

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The mutilated faces of the Great War. Lost identities, restored identities. A gripping workshop in Durham on Sept 18th

What happens to your identity when your face gets badly mutilated and loses its form? What happens to your identity when your nearly formless face is more or less restored to a form which is and is not its/your form? The Great War was a cruel mass laboratory on the relationship between the face, the body schema, personal identity and social identity. A seminar organized by the University of Durham and the Wellcome Trust deals with the “gueules de bois” from the perspective of the reparative and compensatory dilemmas  of war surgery. IL CORPO will return to this in its Section Paranoiac-critical Diary and in a review of a recent Italian book. As of now, it is worth to pay attention to this workshop. The organizer and rapporteur Suzannah Biernoff, Senior Lecturer at the Dept of History of Art at Birkbeck (University of London) has been dealing for a few years with the history of the body, particularly in the Great War. More details here: https://www.dur.ac.uk/resources/cmh/PotraitsViolence_Sept18.pdf

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I volti mutilati della 1a Guerra. Identità perdute, identità restaurate. Un bel seminario a Durham il 18 settembre

Cosa avviene all’identità quando il proprio volto viene viene mutilato gravemente e perde forma? E cosa avviene all’identità quando sembianze di forma gli vengono più o meno restituite? La 1a Guerra è stata un crudele laboratorio di massa intorno al rapporto tra il volto, lo schema corporeo, l’identità personale e l’identità sociale. Un seminario a cura dell’Università di Durham e del Wellcome Trust affronta il nodo delle “gueules de bois” dalla prospettiva dei dilemmi riparativi e risarcitori della chirurgia di guerra. Il CORPO tornerà su tutto questo nel Diario paranoico-critico a proposito di un libro italiano recentissimo. Per il momento, vale la pena di prestare attenzione a questo incontro. L’organizzatrice e relatrice è Suzannah Biernoff, Senior Lecturer al Dept of History of Art at Birbeck (University of London). Si occupa da qualche anno di storia del corpo, in particolare nella Grande Guerra.  Ulteriori dettagli qui: https://www.dur.ac.uk/resources/cmh/PotraitsViolence_Sept18.pdf

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Il DSM-5 e il destino della ‘malattia mentale’ secondo le Medical Humanities. Un incontro importante il 7 e 8 luglio

Ginevra è una città apparentemente sonnacchiosa. In realtà sta ospitando eventi di grande interesse per i temi de IL CORPO.

Il 7-8 luglio, presso la Fondazione Brocher di Ginevra, un gruppo di ricercatori di alto livello discuterà le implicazioni della riorganizzazione della ‘patologia psichiatrica’ dal punto di vista delle Medical Humanities. Il punto d’attacco è la destoricizzazione, decontestualizzazione e desocializzazione degli eventi psichici ‘patologici’ che viene proposta dal DSM-5 della American Psychiatric Association, portatore di una visione essenzialista e ontologica del disagio psichico  e delle sue definizioni.  Niente che non sia già stato detto qua e là, ma i relatori ci portano dentro l’esperienza complessa delle Medical Humanities, con la loro ricchezza interdisciplinare fatta anche di antropologia, sociologia, storia, semiotica, psicologia sociale ecc. Per una bella sintesi dell’evento e di ciò che ci sta dietro, si legga http://bit.ly/1ohTx2e. L’organizzatore è Matthew Smith, dell’Universtà di Strathclyde: sta nel Comitato direttivo della Society for the Social History of Psychiatry, ed è il Book Reviews Editor della rivista History of Pychiatry. La partecpazione è gratuita, ma occorre prenotarsi. 

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