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Marie Bonaparte - Mythes de guerre

02-02-2012
update 11-03-2012

Marie Bonaparte, la 'principessa' della psicoanalisi, incontra Freud  tramite René Laforgue, uno scolastico volgarizzatore del pensiero del padre fondatore. Marie Bonaparte era stata in analisi con lui per qualche tempo, prima di riuscire a iniziare una analisi con Freud stesso.

Al movimento psicoanalitico Marie Bonaparte portò una rete di relazioni importante, qualche soldo, qualche quaderno di appunti ricco di informazioni (sulle quali Ernest Jones costruì molti capitoli della sua biografia di Freud), e qualche scritto teorico di scarsa rilevanza. Ma per sua e nostra fortuna, Marie Bonaparte si portava dentro anche l'influenza del padre: antropologo, fotografo, autore di monografie su Surinam e le Indie olandesi (alcune sue foto etnografiche sono state pubblicate in Allan Sekula, Il corpo e l'archivio.

Mythes de guerre è forse l'espressione più interessante di questo corto circuito di identificazioni. Senza saperlo, la Bonaparte riprende temi e problemi proposti da Marc Bloch nel grande saggio del 1921 sulle «fausses nouvelles» in guerra (Revue de synthè- se hystorique, XXXIII). Psicoanalista, Marie Bonaparte ascolta anche lei, ma non le solite cose che ascolta uno psicoanalista.   In mancanza di parole più adeguate, Marie Bonaparte li chiama 'miti'. Ascolta la chiacchiera spicciola, le voci, i pettegolezzi, le storielle, i raccontini senza senso dal parrucchiere, i fattarelli della micro-cronaca dei giornali, i cascami insulsi della produzione collettiva di discorsi. Ne esce fuori un testo unico che intreccia rumors, profezia e guerra.