di Enrico Pozzi –
– 16 Gennaio 2026

Pagine finali del fascicolo 1/2025 di Frontiere della psicoanalisi sulla paranoia. Rossana Lista narra après coup il significato delle 300 pagine precedenti. Le prime righe:

« Oggi riflettere sulla paranoia non è solo un compito psicoanalitico: è una necessità storica. La paranoia non appare più confinata ai margini della patologia individuale; essa permea la discussione pubblica globale, come forma di percezione, come modalità di interpretazione degli eventi, come stile della reazione collettiva. Le grandi questioni contemporanee […] si articolano in una grammatica paranoica: non si tratta solo di registrare paure ma di riconoscere una logica: quella che scorge dietro ogni trasformazione è una minaccia invisibile, un nemico diffuso, un’intelligenza ostile che trama. […] Riflettere sulla paranoia … non significa più soltanto interrogare un sintomo ma comprendere una postura culturale, una modalità del vivere e del pensare che segna la nostra epoca ».

E subito dopo cita la categoria dello «stile paranoide» anticlinico e metapsicopatologico proposta da Hofstadter.

Quasi perfetto, salvo tre problemi.

Il primo: di quello che Lista propone non c’è

di Enrico Pozzi –
– 19 Dicembre 2025

Il fascicolo di Frontiere della Psicoanalisi sulla paranoia è una occasione perduta. Purtroppo.

La ‘cosa’ |paranoia| deborda impietosamente i confini in cui si cerca di contenerla. Modalità del pensiero. Forma dell’argomentazione. Trama di illimitate narrazioni. Modello di organizzazione sociale. Principio di cosmogonie, di religioni e di sacro che si crede ateo. Frame ideologico. Agente storico. Strumento politico. Ineguagliabile procedura di mobilitazione collettiva. Vettore operativo della fame di infliggere e subire sofferenza e morte. Assioma costitutivo di microrelazioni e di rapporti intimi. Matrice dinamica di emozioni, affetti, comportamenti, processi inconsci di individui e transindividuali. Struttura di percezioni che allucinano realtà. E quant’altro.

Affrontare questa ‘cosa’ dovrebbe chiamare simultaneamente a raccolta almeno alcune di queste prospettive, ciascuna con pari dignità. Non accade quasi mai. La |paranoia| rimane solo paranoia e perde la la sua domanda di senso complesso.

Questo accade anche alla paranoia di FRONTIERE. In apertura e qua e là, con cautela, si afferma l’attualità storica della paranoia, la sua pervasività. Addirittura le prime tre parole del fascicolo sono “La vita collettiva….”.

di Enrico Pozzi –
– 8 Dicembre 2025

A Roma, il 4 dicembre, Palazzo Barberini, nella stupenda Sala del Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona.

Ci eravamo associati con entusiasmo. Usciamo dai due giorni di lavori con reazioni contraddittorie. Per quello che abbiamo trovato, per quello che ci è mancato. E per la nostra insistente fiducia.

Abbiamo trovato un tema tanto potente quanto debordante – L’immagine-narciso, in ovvia risonanza con il controverso Narciso di Caravaggio, presente due sale più in là. Una partecipazione numerosa, fedele e attenta. Un clima di passaggio generazionale, con tre generazioni di studiosi, universitari, aspiranti universitari, qualche free lance, dove i più giovani tendevano quasi alla mezza età, come è tipico da noi. Una comunità in apparenza piuttosto consolidata, con il piacere di ritrovarsi per ‘fondarsi’ e con molti che si chiamavano per nome. Un ethos piuttosto condiviso – l’estetica dell’Immagine come Arte. Quadri di riferimento teorici e approcci metodologici che si intuivano a volte lontani, ma educatamente tenuti fuori da conflitti. La polemica ironica contro le Consulte – ma che sono? – e contro le dinamiche dei ‘concorsi’. Una piacevolezza complessiva, aiutata da una organizzazione generosa.

Ci aspettavamo uno spazio associativo capace di aggregare, tenere insieme e incrociare in modo fertile la pluralità di quanto in Italia insegue per strade diverse il VISUS, ovvero la cultura visuale. Di uno spazio di questo tipo sentiamo intensamente il bisogno. Il ‘visuale’ eccede ad ogni momento i singoli linguaggi, frame, corporazioni universitarie o parauniversitarie, le discipline e le loro consorterie. Speravamo in una vocazione ‘ibrida’, disordinata, disposta a cercarsi sui confini e a correrne i rischi.

Questo non lo abbiamo trovato, salvo in qualche affioramento marginale. ‘Cultura’ per noi rimanda necessariamente a una dimensione sociale, antropologica, letteraria, sonora/musicale, corporea, medica ecc, di rapporto cognitivo e pratico con la ‘realtà’. Ci aspettavamo epistemologia, filosofia, sociologia, psicologia sociale e individuale, psicopatologia, antropologia ‘culturale’, etnologia, musicologia e suono, neuroscienze, semiotica, storia non événementielle, storia dei corpi e dei loro cortocircuiti, politica, forme del potere, il digitale e tant’altro. Non subito: questa è una associazione che sta nascendo! Non tutto: sarebbe stata una aspettativa magica, superare barriere e steccati che neanche i migliori riescono a lasciarsi dietro le spalle. Ma almeno un po’, almeno come parte evidente e forte del progetto.

(Ecco, il progetto. Quale è? L’assemblea fondativa è stata gradevole e unanime. Ma verso quali obiettivi? Abbiamo sentito dire di organizzare altri incontri, come questo, e come L’indisciplina delle immagini del 2024. Basta? Forse spetta al nuovo Direttivo elaborare un progetto ‘forte’. Vedremo.)

Tornando a ‘cultura’. Un paio di volte Lévi-Strauss. Una volta McLuhan. Una volta Nietzsche. Quattro o cinque volte Lacan e lo stadio dello specchio. Freud sul narcisismo. A memoria non molto altro. Il sistema dei riferimenti è stato largamente verticale e disciplinare. Ha trionfato il ‘dettaglio’, ma troppo spesso senza quello che dal ‘dettaglio’ conduce al Dio di Flaubert e di Warburg, cioè un quadro teorico ampio e problematizzante, vettore della dialettica e delle risonanze complesse che ogni quadro teorico tende a portare con sé. Per noi non “addetti ai lavori”, mancava l’aggancio, il metalivello. Si rimaneva  a volte annoiati, a volte divertiti e anche colpiti dalla intelligenza di quello che ascoltavamo/vedevamo. Poi veniva il so what, la sensazione degli exercises in futilities in cui si rifugiano (non)corporazioni e discipline affaticate. Anche e ancor di più tra i più ‘giovani’, a volte intellettualmente prudenti e senza ‘visione’. Con alcune eccezioni, per fortuna.

Ci sono stati momenti di respiro più ampio. Pinotti con l’immersione e le allusioni al concetto di ‘soglia’ che dell’immersione è sostanza e precondizione. Victor Stoichita con le vicissitudini della percezione e delle sue ‘allucinazioni’ intorno alla gitana e all’anello rubato/non rubato ne La buona ventura di Caravaggio. Soprattutto Gallese, il vero non-addetto, con le indagini sperimentali intorno al cosiddetto ‘narcisismo primario’ freudiano esplorato nello stadio di vita in cui dovrebbe trionfare, il feto nel ventre materno. Quel Gallese che più di ogni altro ha saputo gestire con ricchezza duttile il rapporto con la psicoanalisi partendo da una definizione circoscritta di narcisismo, mentre per tutto il convegno narcisismo è stato un po’ tutto e di tutto, fino al puro e semplice rispecchiamento in qualcosa.

Uscendo, ci siamo chiesti: rinnoviamo l’iscrizione per il 2026? Sì, assolutamente. Il ‘visus’ è un luogo geometrico in cui si esprime la poliedricità dell’attività umana, e della sua ‘estetica’. L’Associazione Studi di Cultura Visuale VISUS saprà avvicinarsi via via alla densità ibrida di questo luogo? A giudicare da quello che vediamo sul sito e dalle biografie dei soci, siamo fiduciosi e forse certi. VISUS è questo suo convegno-assemblea di fondazione, ma è anche molto di più.

Auguri!

associazionevisus.org

 

Caravaggio (?), Narciso, 1597-99. Attribuzione di Roberto Longhi et al., spesso contestata

 

 

 

di Enrico Pozzi –
– 16 Ottobre 2025

Retrospettiva alla Tate Modern, purtroppo terminata alla fine di agosto.

Leigh Bowery. Nato in Australia, poi a Londra dal 1980. Potente protagonista della Dark London, fino alla sua morte per AIDS nel dicembre 1994. Corpo totale. Non solo carne, e cose fatte alla carne, come tanti e poi tanti body artist. Ma carne, pelle, seconde terze e n-pelli, colori, vestiti (una parola ben povera per dire di questa ‘cose’ in cui prolungava la costruzione pubblica e privata della sua carne), acconciature, maschere, costumi, protesi, l’interno del corpo espulso fuori attraverso tutti i fori possibili. Senza i pallidi limiti di un genere. Uomo-donna-uomo. Bambino, adulto. Amante, partoriente, partorito, penetrato&penetrante, esibito&esibente. Diafano alla messa in scena illimitata di sé stesso. Fluido, malinconicamente e timidamente fluido nella sua condanna a dare scandalo. Epater le bourgeois come destino, ma con il bourgeois da épater che era poi sempre lui e solo lui. In questo senso, poteva sembrare un epigono degli Azionisti viennesi. Ma diversamente da loro sembrava non prendersi sul serio. Prevaleva non il tetro testimone immersivo della brutalità della realtà, ma il trickster divertito (forse) e divertente (forse), un clown della carne addobbata per la sorpresa altrui.

Performer, sempre più estremo e più solo sulla scena. Imprenditore. Instancabile creatore di apparati e dispositivi di sé stesso. Fashion designer. Inventore e animatore di club dalla vita intensamente breve ( il Taboo at Maximus). Musicante. Modello: reciproco e denso il suo rapporto con Lucian Freud, che lo rappresentò in alcuni dei suoi quadri più importanti. In ogni caso influente vedette, con spettatori stakeholder della moda e delle performing arts sia londinesi che globali: Alexander McQueen, Boy George, John Galliano, Nan Goldin, Michael Clark ecc. Copiato. Imitato senza successo.

Un esempio di ‘performance’: arriva sulla scena, enorme (era fisicamente imponente), conciato come una nota drag queen internazionale, grandi abiti gonfi. Un paio di minuti di cose consuete, poi si stende in posizione da partoriente. Dall’ampio abito emerge, come se venisse partorita, una donna piccola rattrappita sul suo corpo con le gambe piegate e la testa nascosta nel pube di Leigh (è la donna sua abituale partner di scena che poi sposerà poco prima di morire). Con lei fuoriscono sangue e stringhe di salsicce. Leigh taglia a morsi il ‘cordone ombelicale’ e prende in braccio il ‘neonato’. Salutano il pubblico ed escono di scena. Il tutto dura 6 minuti. Repellente e affascinante quanto basta.

Un Io-corpo arcaico e insieme post moderno, un agglomerato di eterogenei che sintetizza identità altrimenti tra loro incompatibili, un ossimoro di carne lontano dagli appagamenti rassicuranti della bellezza. Brutto, osceno, repulsivo, fuori norma, grottesco, alla rovescia. Bachtin redux, il Carnevale come luogo geometrico di sé stessi.

Jacques CALLOT (1592-1635), Les deux Pantalons

Leigh Bowery in posa ironica per Lucian FREUD

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Lucian FREUD, Leigh Bowery
Lucian FREUD, Leigh Bowery

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Leigh Bowery che si esibisce ballando. Un filmato di 38”.

di Enrico Pozzi –
– 14 Settembre 2025

The Hollywood Report del 10 giugno 1959. Un trafiletto con un errore: Psyche al posto di Psycho per annunciare il prossimo film di Alfred Hitchcock. Guido Vitiello decide di trattare il refuso come un lapsus. Una scelta insensata e un eroismo euristico.

Di lì parte una catena associativa che non trova confini (come per ogni autentica catena associativa). Di dettaglio in dettaglio, senza neanche il pudore dell’abduzione, Vitiello si disperde a tentoni nel Bates Motel, nella tessitura oniroide di un film-pretesto e nella fantasmagoria latente di Hitchcock. Stiamo rigorosamente sui margini del testo filmico. Un quadretto su una parete. Qualche uccello impagliato. Amore e Psiche giacenti di Canova. Susanna e i vecchioni. Una statuetta di Eros. Ecc. Tutto irrilevante, dunque essenziale. Psycho come un frattale costruito con la mise en abîme di tre linee di fuga mitiche: appunto Amore e Psiche, poi Orfeo ed Euridice, poi ancora Demetra e Persefone. Su questo poggia il Bates Motel, incauto punto di passaggio tra il sopra e il sotto, luogo geometrico di reciprocità tra gli Inferi e i Cieli là su in alto alla collina. La Casa protesi del Motel come possibile Mundus patet, con l’erotismo come vettore che trasporta i vivi tra i morti, e viceversa.

A questa complessità Vitiello arriva coniugando due procedure insolite tra chi dice di occuparsi di immaginario. La prima è il metodo paranoico-critico, la proposta geniale di Salvador Dalí partendo dall’Angelus di Millet: la ‘preghiera’ devota della coppia al tramonto come scena di un crimine, il bambino morto e sepolto, la mantide omidìcida. Dalì non interpreta. Associa, sogna, e ‘vede’, perché la paranoia vede. La seconda è il metodo indiziario: la ‘verità’ è nella traccia, nel quasi-irrilevante ai margini della scena o dell’evento. “Dio è nel dettaglio”, di Flaubert, ma senza dio, alla Morelli, o Bertillon, o Sherlock Holmes, o Freud, o Warburg e l’illogicità classificatoria della sua Biblioteca.

Il punto d’incontro tra paranoia e dettaglio ce lo ha dato Pierce, nel suo racconto di come ‘seppe’ chi gli aveva rubato il prezioso strumento Tiffany affidatogli dal Governo USA. Indovinando con un inspiegabile e irriducibile cortocircuito cognitivo ed emotivo insieme, che poi volle raccontare come abduzione. Ovvero quello che fa ciascuno di noi appena vive qualcosa densamente. O che fa lo psicoanalista quando (così di rado, così pochi) sogna con il suo paziente in seduta.

Vitiello ha sognato con metodo il suo Bates Motel. La sua paranoia ci restituisce non una qualche verità più vera sul film Psycho o su Hitchcock o sull’erotismo tra Inferi e Cielo. Ma solo una narrazione possibile – la sua – vera se e in quanto risuona non solo in lui ma anche in noi come suo/nostro treno associativo.

Purtroppo la carne (euristica) è debole, e bisogna dimostrare di aver letto tutti i libri. Dalí non riesce a fidarsi del suo delirio paranoico-critico e cerca affaticate verifiche: per es. l’esame ai raggi X del quadro di Millet che confermerebbe la presenza effettiva di una tomba nascosta ai piedi della coppia. Vitiello avvolge le sue intuizioni deliranti nel falpalà di innumerevoli citazioni colte, e vi appende una bibliografia imponente. Non gli faremo l’offesa di credere che abbia letto tutte quelle robe. Oppure che tutte le sue citazioni siano autentiche e non ecolalie sapienti, ‘allucinazioni’ per dirla con il gergo AI. Le preferiamo come allucinazioni. Anche perché ci dà un indizio certo: NON cita proprio ciò che non poteva non citare. Lo Ur-scritto di Dalí (1936-1963). Spie di Carlo Ginzburg. Peirce che racconta Peirce detective. E Warburg e Morelli e l’essenziale Pierre Bayard, Comment parler des livres que l’on n’a pas lus ? (2007), di cui naturalmente va letto solo il titolo.

Detto questo, per quanto mi riguarda, uno dei pochissimi libri italiani di cinema che vale la pena di leggere. Con attenzione fluttuante. Associando.

Ciò malgrado, Vitiello insegna cose di cinema alla Sapienza (Roma).

Scritto nel 1936, ma pubblicato da J.J. Pauvert a Parigi nel 1963
Le due Mantidi

 

di Enrico Pozzi –
– 3 Luglio 2025

PMSR significa Post Mortem Sperm Retrieval, ovvero recuperare lo sperma dal cadavere del maschio morto.

La procedura è tecnicamente possibile da tempo. Dopo il 7 ottobre  è stata perfezionata in Israele con i corpi dei giovani e mediamente giovani soldati dell’esercito israeliano morti in quest’ultima guerra. Il corpo viene portato con la massima rapidità possibile verso uno dei quattro ospedali in grado di gestire la procedura. Qui viene verificata l’integrità dei genitali. Un primo prelievo cerca lo sperma presente nei testicoli per valutare qualità, numerosità e motilità degli spermatozoi. Se i parametri e altri controlli più generali sul cadavere sono positivi, si estrae in vario modo il maggior numero possibile di spermatozoi dai testicoli: apertura chirurgica, spremitura, tritatura con leggera centrifuga, drenaggio e lavaggio, ecc. Il liquido ottenuto viene surgelato a -193°C, e conservato nella più grande banca spermatica di Israele, il Sourasky Medical Center di Tel Aviv.

Tutto avviene adesso sotto la gestione e responsabilità diretta del Ministero della Sanità, sostituitosi via via alle strutture private nate nel tempo. Prima solo sperimentale, questa prassi ha avuto un incremento impressionante dal 7 ottobre, con oltre 172 ‘recuperi’ effettuati. Attualmente viene offerta di routine per tutti i soldati maschi morti con cadaveri compatibili con il prelievo: circa il 30%. Da eccezione a policy.

L’obiettivo funzionale dichiarato è l’uso di questo sperma per la fecondazione,

di Enrico Pozzi –
– 20 Febbraio 2025

Per tre giorni, dal 26 al 28 settembre di quest’anno, avrà luogo un primo workshop residenziale su DISCORSO PARANOICO, IDEOLOGIA E FOLIE À PLUSIEURS. Altri due seguiranno nel 2026.

Al Castello di Rocca Sinibalda. Millenario, zoomorfo, monumento nazionale, Wunderkammer, 70km da Roma. A picco su tre valli. www.castelloroccasinibalda.it

15 partecipanti, integralmente ospiti de Castello. da tutte le humanities e le performing arts: psicoanalisti, sociologi, storici, medici, antropologi, artisti, letterati, filosofi, cultori di immagini, di segni e di forme. I partecipanti dovranno esser disposti a contagiare e lasciarsi contagiare. Il Castello è plasmato dalle Metamorfosi di Ovidio nella sua architettura e nei suoi affreschi rinascimentali, e coltiva tutto ciò che è tra.

Chi è incuriosito e interessato a partecipare può scrivere a paranoia@ilcorpo.com o paranoia@castelloroccasinibalda.it. Utile se spiega cosa la/lo interessa e magari perché.

Qui sotto un Appunto di lavoro e un elenco esteso di possibili interessi specifici.

di Enrico Pozzi –
– 29 Novembre 2024
Sposto un po’ di libri. Quando mi va di mentirmi, mi dico che li metto a posto.
Mi capita tra le mani un saggio su Ockham, filosofo ‘mio’ come pochissimi altri. Ha plasmato la mia ossessione di sempre su tutto, conoscere e dire il singolare.
Il libro è molto bello. Lo ha scritto tanti anni fa Pierre Alféri, il figlio di Jacques Derrida e della psicoanalista Marguerite Aucouturier. Per liberarsi del padre, adottò il cognome della nonna materna.
Dopo Ockham è stato di tutto: chansonnier, regista, poeta, traduttore, musicante, disegnatore, creatore/distruttore di riviste letterarie, dissolutore e ricombinatore di linguaggi in costruzioni che non riuscivano mai a concludersi.
Il rasoio di Ockham… non se ne liberò mai. Irrimediabilmente singolare. Per credere di afferrarlo, forse la ‘cosa’ sua migliore è il lontano “Chercher une phrase” del 1991.
Conosciuto alla fine degli anni 80, a Villa Medici, dove era pensionnaire. Aveva una conversazione ‘dispersa’. Era molto amico di una allora intensa amica, Chantal Akerman.
E’ morto l’anno scorso, a 60 anni, di un lungo tumore.
Avrei voluto dedicargli allora queste righe,  a ricordo di una terminale pratica del singolare. Me ne sono dimenticato, ma Ockham non perdona. Torna. (enrico pozzi)
di Francesco Dimitri –
– 5 Giugno 2023
       Albrecht Dürer, Le Quattro Streghe (1497)

La Strega è nuda.

Nella Villa dei Misteri a Pompei è rappresentata l’iniziazione di una fanciulla in un culto misterico. A iniziazione avvenuta, dopo essere morta e risorta, la fanciulla danza felice, divina – e nuda.

Nei rituali iniziatici accadeva spesso di spogliarsi. Il più importante storico della stregoneria in attività, Ronald Hutton, ha osservato che, al di là di questi riti, la nudità è rara nella pratica religiosa, ma è comune in quella magica – e, possiamo aggiungere, un’iniziazione misterica unisce le due.

Un incantesimo di folk magic inglese richiede che una donna che non riesce ad avere figli vada nel suo orto nuda la vigilia di Mezza Estate. O, se una donna volesse avere una visione del suo futuro marito, potrebbe fare di peggio: andare a correre nuda

di Cristina Cenci –
– 19 Marzo 2023

Milioni di video e foto online alimentano la riproduzione digitale permanente e quotidiana dei nostri corpi. Al lavoro, al sole, in palestra, occhi, piedi, nasi, gambe, corpi sani, corpi malati. Non sfugge nulla o quasi.  C’è infatti una zona d’ombra in questa ossessione iconica che ci racconta ogni giorno: manca quasi del tutto ciò che siamo sotto la pelle.

Ma siamo qualcosa sotto la pelle? C’è ancora un’identità nelle viscere? La ricerca scientifica ci dice che il nostro intestino è un secondo cervello, però non ci viene in mente di condividerne l’immagine. Fa eccezione l’utero nell’ecografia delle gravidanze. Dal dentro portiamo fuori in pratica quasi solo il cuore, che rappresentiamo in tutte le forme. Difficile incontrare qualcuno con un ciondolo a forma di stomaco.

Dal 24 marzo al 17 luglio, la Fondazione Prada a Milano propone la mostra Cere anatomiche. La Specola di Firenze / David Cronenberg, rivelando un modo molto diverso di rappresentare identità, seduzione e organi interni.

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