Ancora sulla paranoia (e sul ‘potere’). Ovvero: come ‘vedere’ la paranoia e vivere sereni

di Enrico Pozzi –
16 Gennaio 2026

Pagine finali del fascicolo 1/2025 di Frontiere della psicoanalisi sulla paranoia. Rossana Lista narra après coup il significato delle 300 pagine precedenti. Le prime righe:

« Oggi riflettere sulla paranoia non è solo un compito psicoanalitico: è una necessità storica. La paranoia non appare più confinata ai margini della patologia individuale; essa permea la discussione pubblica globale, come forma di percezione, come modalità di interpretazione degli eventi, come stile della reazione collettiva. Le grandi questioni contemporanee […] si articolano in una grammatica paranoica: non si tratta solo di registrare paure ma di riconoscere una logica: quella che scorge dietro ogni trasformazione è una minaccia invisibile, un nemico diffuso, un’intelligenza ostile che trama. […] Riflettere sulla paranoia … non significa più soltanto interrogare un sintomo ma comprendere una postura culturale, una modalità del vivere e del pensare che segna la nostra epoca ».

E subito dopo cita la categoria dello «stile paranoide» anticlinico e metapsicopatologico proposta da Hofstadter.

Quasi perfetto, salvo tre problemi.

Il primo: di quello che Lista propone non c’è traccia reale e profonda nel volume della rivista. Non lo permea. Solo qualche genericità en passant, tanto per.

Secondo. Lista vede la paranoia come un corollario della modernità, meglio: della contemporaneità. E lo stesso fanno Balsamo e Recalcati nella presentazione del numero. Domanda: saprebbero citare epoche, società, culture antropologiche, gruppi e netità sociali di cui una logica paranoidea NON sia aspetto costitutivo? Dubbio: e se la ‘paranoia’ fosse inerente al ‘sociale’?

Balsamo e Recalcati evadono nel clinico e nella metapsicologia. Lista si rifugia in Canetti.

E qui il terzo problema. Canetti è stato un saggista brillante. Massa e potere si legge con grande piacere. Ora Canetti afferma che la |paranoia| è coinerente al |potere|. Rossana Lista glossa: «La paranoia e il potere diventano sinonimi». Due parole diverse per dire «lo stesso impulso distruttivo, lo stesso bisogno di neutralizzare l’altro come massa indifferenziata, minaccia alla propria sovranità assoluta» (p. 304). E il Robespierre di Büchner conferma.

Facciamo una digressione neokantiana, o weberiana. Storico, guardo la battaglia di Maratona. Indosso occhiali da presbite, guardo da molto lontano. ‘Vedo’ la battaglia come un episodio locale del gigantesco scontro geopolitico tra l’Asia e l’Europa. Psicologo sociale o sociologo, indosso occhiali da miope grave. Mi avvicino alla piana di Maratona, e ‘vedo’ microgruppi di soldati che si affrontano in microscontri. Divento psicologo, mi avvicino ancora, e ‘vedo’ un Ateniense e un Persiano che stanno combattendo e si ammazzano: per chi, per cosa, pensando cosa. O ancora, ‘vedo’ il singolo soldato greco, la sua paura, sofferenza, aggressività, voglia di sopravvivere e uccidere e/o scappare.

Quale di queste diverse cose che ‘vedo’ è la battaglia di Maratona? Tutte, ovviamente. La trappola epistemica sta nella potenza ontologica della copula |è|: definisce e descrive la presunta essenza di qualcosa come identità stabile e cogente. Il noumeno, dal quale dopo Kant i saggi dovrebbero tenersi sempre alla larga, per stare vicini alla fluidità e sempre parziale inafferrabilità inconclusa dei fenomeni.

Torniamo a Rossana Lista. Parla del |potere| da presbite. Lo ‘vede’ come un ente compatto e autoevidente “assoluto”. Sfero sufficiente a sé stesso, causa sui, che agisce con la coerenza cogente e indifferenziata di ciò che |è| Uno. Totale. Onnipotente. Opaco. Indifferente, dunque portato a schiacciare e annichilire. Crudele. Sovrano in un mondo popolato da enti che sono phantasmata astratti. Esattamente il potere della paranoia e del pensiero paranoideo.

Se cambiamo occhiali, ovvero griglia cognitiva o tipo ideale, il |potere| diventa un coacervo di micropoteri parziali, l’arcipelago fluido di entità e sottoentità in conflitto tra loro e al loro interno, sempre precarie, inchiodate all’incertezza delle alleanze e alla necessità del compromesso e del negoziato continui, vulnerabili, differenziate, frammentate, sempre molteplici. Non il |potere| ma poteri senza essenza, Herrschaft parziali che spesso si vorrebbero Macht unitaria ma sono inchiodate alla variegatezza delle loro società, all’incertezza delle loro legittimazioni e dei loro consensi. Né “comitato d’affari della borghesia” né “poteri forti” né il “sistema” ecc ecc ecc…: tutta la panoplia delle locuzioni con le quali la fatica della vita sociale, microsociale e intrapsichica cerca di ridurre la complessità dei poteri riportandola alla serenità lineare, e a volte terrorizzante, del |potere| che tutto spiega. Il |potere| che è, e assorbe nella sua essenza le nebulosità e oscillazioni dell’esistenza.

Lista indossa in partenza gli occhiali del pensiero paranoico e ovviamente ‘vede’ ciò che gli occhiali prescelti le fanno vedere, il |potere| come paranoia, e la paranoia come potere. Cancella la complessità, le macerazioni, i rischi, le scelte e i molti katechon  pseudo-paolini che popolano le forme e gli esercizi dei ‘poteri’. Parafrasando: questo occhiali paranoici sono – anche loro – la malattia di cui si pretendono la cura. Una scorciatoia facile. Tuttavia semplifica il mondo, fa credere di capire di più, regala i piaceri martirologici della “coscienza infelice” felicemente sofferente e fiera della sua  così sofferta lucidità. E purtroppo maledettamente vicina alla “falsa coscienza”.

Après coup.

 

 

Connect with