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tradimento dei chierici (1). La blogfest di Riva del Garda

20 settembre 2008

L’incontro dei bloggaroli italici con l’autoelettosi mozillone-capo di Telecom Italia è stato il momento della verità della blogfest. Al di là delle chiacchiere che sono girate, s’è vista all’opera la solita vecchia bestia: i (mezzi) intellettuali di corte in atto di omaggio al (mezzo) potere di un (mezzo) potente di un ex-grande gruppo, in una coreografia adatta a preservare lui e loro da qualsiasi rischio di verità. Scena antica, che ha imbarazzato pochissimi: non ex-baby-face Bernabé, non gli organizzatori, non la maggior parte dei bloggaroli ivi riuniti a rimirare l’ombra del potere che finalmente si accorge di loro. 

Però un momento di verità. Per chi stava lì a osservare la congrega di passivi bloggers, l’urgenza di non dare retta a nessuna speranza di una qualche DIFFERENZA. I bloggaroli non sono diversi, sono l’immagine fedele della sfatta piccola borghesia semi intellettuale di un paese che si sta assestando stabilmente nella fascia alta del Secondo Mondo. E i top bloggers sono per larga parte l’emulsione galleggiante di questa web mucillagine, la condensano intensamente e senza vergogna. Con qualche voce articolata di presa di distanza, come http://www.mazzei.milano.it/2008/09/17/la-blogosfera-italiana-alla-blogfest-il-nulla-vestito-a-festa/.

E’ ora di fare i conti con questo mondo modesto che si regge sulla cooptazione incrociata, come tutte le micro corporazioni italiche. Bisogna andarli a leggere, questi top bloggers, senza simpatie a priori, vedendo quello che scrivono, come lo scrivono, gli interminabili exercices in futilities e la piattezza della loro lingua, specchio del pensiero. Bisogna andare a valutare le idee che esprimono, le parole che usano, le code lunghe di luoghi comuni che rimbalzano senza speranza: occorre un Flaubert dei top bloggers, che scriva un altro Dictionnaire des idées reçues. Bisogna misurare impietosamente il peso reale della loro comunicazione nella comunicazione sociale di questo paese: quanta influenza hanno sul serio come singoli bloggers e come insieme, chi li legge, se in realtà passano il tempo a leggersi tra loro, se per caso riproducono forme e modi da microcasta o da gruppetto di micropotere inventato. Una microcasta tanto più patetica quanto più sa di non avere presa alcuna su ciò che accade.

Analizziamo, misuriamo, raccontiamo (ad es. la vicenda di BlogBabel, non abbastanza nota ‘fuori’ ). Sottoponiamo il narcisistico e fatuo mondo dei bloggers nostrani  ai dolori costruttivi della indagine empirica sociologica, semiologica e altra. Ricostruiamo le loro reti, gruppi, gruppuscoli e agglutinazioni. Facciamo loro non la Blogfest ma la festa. Molti si scioglieranno come fuochi fatui. Con i sopravvissuti varrà pena parlare, leggerli, prenderli sul serio. Se poi continueranno a sentirsi aspiranti giornalisti – un desiderio incomprensibile a qualsiasi persona dabbene, eppure ossessivo a Riva del garda -, beh, li perdoneremo. Forse.

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