Dopo un lungo negoziato che si chiude con un contratto assicurativo di 4 milioni di dollari, il 16 novembre 2006 Kurt Hentschlager riesce finalmente a presentare FEED in Nord America, all’EMPAC di Troy (NY). Diversamente dal solito, l’assicurazione non copre l’opera ma il pubblico.
La performance di Kurt Hentschlager (ex Granular Synthesis) è la più potente e invasiva esperienza immersiva che io abbia mai sperimentato; ma anche una delle realizzazioni più intelligenti del concetto di immersione. FEED gioca sul forzare […]
Il Seme del dub approda in lnghilterra
Trentacinque anni fa, a Londra, nasce Jasmine Joe. I suoi genitori, di Antigua, emigrano a Londra negli anni Cinquanta, periodo in cui dai Caraibi parte il grande esodo verso la Gran Bretagna. La maggior parte della popolazione immigrata ha origini rurali ed è povera; il miraggio del benessere economico spinge le popolazioni delle ex colonie verso la ‘madrepatria’. All’inizio il processo di integrazione sembra avviarsi.
Sul finire degli anni Cinquanta però la situazione peggiora: lo sviluppo economico inglese attraversa un periodo poco florido, le tensioni razziali, mai del tutto sopite, risorgono prepotentemente, si incrina il meccanismo della convi-venza ed esplode la discriminazione. All’improvviso i neri immigrati si trovano di fronte una società indifferente e ostile, nella quale si sentono sempre più indesiderati e inutili, isolati socialmente e geograficamente in veri e propri ghetti, spesso bersaglio di attacchi e intimidazioni. In questo clima, lentamente, si diffonde il consenso al movimento Rastafariano inglese. Nello stesso tempo comincia ad affermarsi anche in Inghilterra quello che in Jamaica è il mezzo di comunica-zione di massa più diffuso e influente: il sound system.
Negli anni Settanta si volta pagina. La comunità nera inglese è in fermento; è il momento della riaffermazione dell’identità culturale. Non si vive più di sola importazione dalla Giamaica ma si comincia a produrre cultura nera britannica. Sono gli anni dei primi sound system d’oltre oceano e soprattutto del primo reg-gae inglese. Col tempo le produzioni inglesi assumono forti tratti di differenzia-zione rispetto alle produzioni giamaicane e si costituiscono come un genere a parte, cristallizzato oggi sotto il nome di UKroots.
Il reggae inglese perde l’aria festosa, caraibica, perde alcuni dei contenuti sempre più presenti nelle produzioni giamaicane come lo slackness e l’omofobia (de1 resto poco spendibili in Inghilterra). Il culto rastafariano diventa il tema pre-dominante nelle canzoni ma si conserva una particolare attenzione alle temati-che sociali e politiche (politiche in senso lato, in quanto c’è un’assoluta mancan-za di progettualità).
Dal punto di vista musicale questo reggae privilegia atmosfere meditati-ve, tendenza destinata ad accentuarsi con il sorprendente sviluppo del Dub in Inghilterra. Nella rinascita inglese della cultura rastafariana è importantissima la figura di Jah Shaka, sia come produttore di musica sia come sound system, che definisce un modo nuovo di fare dance hall, prettamente inglese. Non a caso il termine usato per riferirsi ad una serata roots in Inghilterra è session e non dance hall, distinzione che segna il passaggio dalla concezione più giamai-cana di festa come momento fondante della comunità, festa orgiastica, a quel-la caraibico-inglese di rito religioso solenne che lascia molto meno spazio all’i-dea di entertainmcnt.
La metamorfosi’
In questo clima nasce e cresce Jasmin Joe. Si avvicina giovanissimo al mondo del reggae, attraverso il padre che suonava con un sound system nella Londra degli anni Sessanta. La carriera da sound boy comincia però più tardi, alle scuole superiori, dove fonda con alcuni amici il Jah I-tal Youth sound system. L’esperienza dura qualche anno ma poi […]