La Morte Rossa, Hermes, l’Angelo e il Caso (clinico)

di Enrico Pozzi –
26 Aprile 2022

La stanza del gruppo

La scena si ripete da tempo con la costanza di un segnale.

Il gruppo suona il campanello d’ingresso. Da lontano spingo il bottone che apre la porta. Il gruppo entra e va nella stanza della seduta. Le seggiole sono già disposte in cerchio.

Lascio loro qualche minuto per andare in bagno e sedersi. Dal fondo del corridoio vado verso la stanza. Li sento muoversi. Spostano le sedie. Parlano tra loro, ridono, battibeccano. Altre volte sono silenziosi, solo qualche voce isolata, i colpi di tosse.

Non faccio rumore camminando, ma so che mi sentono, e loro sanno che io lo so. Percepisco ormai distintamente parole e toni.

Passo la soglia e vado a sedermi. Per alcuni secondi si sospendono nell’aria parole volanti, frammenti di battute, brandelli finali di frasi, code di brusio, o altri suoni e segnali di corpi – sguardi, gesti. Poi il silenzio. Altre volte invece continuano a parlare tra loro come se io non fossi mai entrato, invisibile e inesistente, meglio: assente, per 30-40 secondi. Poi uno di loro dice: «guardate che è arrivato eh!». E allora ecco il silenzio.

Un «incidente di frontiera» (Foulkes), un negoziato sul confine del setting. Certo, ma non mi basta.

C’è dell’altro. Il segnale dice con insistenza qualcosa che mi sfugge. Per capirlo, avrò bisogno di un principe, di un castello, della morte rossa, di un dio, e di qualche sassetto buttato per terra nell’Ellade.

 

Il Principe Prospero e la Morte Rossa

Uno dei racconti più ingannevolmente semplici di Edgar Allan Poe.

Il Regno è devastato dalla Morte Rossa. Il Male invade illimitatamente ogni cosa. Il suo segno è il Sangue che trasuda oltre il confine della pelle.

Il Principe Prospero non vuole morire. Il Potere si esercita infliggendo la morte per difendersi dalla propria Morte. Con la Potenza del Potere, il Principe organizza la sua lotta contro la Morte Rossa.

Ha un solo modo per farlo: tenere il Male fuori da sé.

Sceglie un Castello. Lo riempie con i piaceri del mondo: amici, corpi, cibo, vino, musicanti. Fa serrare le porte affinché nulla possa uscire né entrare. Le Mura diventano il confine intransitabile. La pelle si trasforma in corazza. Il mondo – il Cosmos – si organizza sul clivaggio tra il dentro e il fuori.

Il Castello serve a respingere il Male nel Fuori. In questo modo al Dentro appartiene l’inverso del Male. Lì la morte, la sofferenza, il sangue, il dolore, il lutto, l’abbandono, la disgregazione dei rapporti sociali e dei legami affettivi, l’anomia. Qui il piacere illimitato, il godimento di tutti i sensi, il sesso, la musica, il corpo perso nella danza, il cibo, il vino, la fusionalità della Festa senza sosta [senza tempo]. « The prince had provided all the appliances of pleasure. There were buffoons, there were improvisators, there were ballet-dancers, there were musicians, there was Beauty, there was wine. All these and security were within. Without was the Red Death».

La Morte Rossa crea disgusto e orrore. Le sue chiazze rosse di sangue trasudato colpiscono il corpo e soprattutto il viso, l’identità. E’ sporca, una macchia mortale. Il suo contagio innesta nei corpi il disordine dell’impurità. La separazione tra il Fuori e il Dentro rimanda ad una frattura più radicale, l’Impuro vs il Puro.

Il Castello è il luogo geometrico e corporeo della Purezza incontaminata. In questo modo esso si carica della logica spaventosa del Puro: essere Uno, l’Origine prima dell’inizio del tempo, immutabile, il Desiderio prima di qualsiasi frustrazione, la Verità come tautologia, l’identità come autoevidenza, l’obliterazione dell’altro in tutte le sue forme, la pienezza petrosa dell’A=A, il segno che non sta per la cosa ma è la cosa, l’orrore per ciò che è ‘misto’, ‘mescolato’, ibrido.

Citiamo V. Jankélévitch, in pagine che chiunque sente il fascino malato della purezza

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