Tag: psicoanalisi

di IL CORPO –
– 10 Maggio 2026

IL CORPO  Paranoia, ideology and folie à plusieurs, A Workshop. Castle of Rocca Sinibalda (Rieti)

The position paper for a 3 days workshop (venue: Castello di Rocca Sinibalda) on paranoia as a social, political and psychological frame of mind. Its core hypothesis: the paranoid mode of thought is not a distortion of reason but its blind spot and moment of truth — a shadow that inhabits reason from within. Drawing on Kant, the Folies raisonnantes of Sérieux and Capgras, Hofstadter’s “paranoid style”, Elliott Jaques’s kleinian perspective on social systems, and in dialogue with Horkheimer and Adorno’s Dialectic of Enlightenment, […]
Key words: ideology, folie à plusieurs, Enlightenment, collective anxiety, social systems, delusion, paranoia, rationality

 

VIRGINIA DE MICCO  The Lady with the Tape Recorder. About paranoia, recorders, and the what else

Drawing on two clinical and theoretical scenes arranged as a diptych, this article ex-amines the paranoid dimension inherent to the psychoanalytic setting. The first act re-visits the historical episode of Jean-Jacques Abrahams and his tape recorder (Brussels, 1967). Its staging by Sartre in Les Temps Modernes started an anti-psychoanalytic reading rooted in a fundamental misreading. The second act presents a clinical vignette — the Woman with the Recorder. A patient’s evocation of a recording device worn during a session triggers the analyst into an intense experience of intrusion and paranoid contagion.
Key words: paranoia, psychoanalytic setting, clinical vignette, paranoid contagion, Verleugnung, identity, mechanical third party

 

ENRICO POZZI Paranoia, ideology, folie à plusieurs. Notes to get started.

The discursive functioning of Unabomber/Ted Kaczynski’s Manifesto — Industrial Society and Its Future (1995) — is deconstructed both as a text with a paranoid struc-ture, and as an ideology aimed at political mobilisation. A narratological and linguistic analysis of the Manifesto — its analytical tone, the near-absence of the first person, its abstract and macro-social lexicon, its causal hypotaxis ecc — reveals a writing that mimics scientific discourse while concealing an intense emotional charge. On the psychodynamic level, the author shows how the text follows the narrative pattern identi-fied by Roger Money-Kyrle in Nazi propaganda  […]
Key words: Unabomber, paranoid discourse, ideology, political violence, narrative analysis, propaganda, post-industrial society

 

Giorgiomaria Cornelio On the Skin: Paranoia, Politics, and the Surface

Donald Trump’s political tan is the starting point for an analysis of the paranoid di-mension at work in contemporary right-wing populist politics. Drawing on referenc-es ranging from Deleuze and Guattari to Mario Rossi Monti, from Didier Anzieu to Grafton Tanner, the author articulates three levels of analysis. The first deals with the metaphysics of surfaces: in a world where images proliferate independently of any depth, the “skin” becomes the operative surface of meaning and political contagion. […]
Key words: populism, paranoia, surface politics, foreverism, conspiracy, Trump, hypnocracy

Edmondo Grassi The Wound and the Loophole. Paranoia as a Contemporary Social Formation

Paranoia is framed as a social form of the present, and emptied from a whatsoever clinical or diagnostic meaning in order to read it as a socio-analytical category. Para-noia emerges and intensifies when the order of the world becomes opaque and discon-tinuous. It produces a two-sided figure — both wound and loophole — that registers the vulnerability of social bonds while rendering visible what the everyday order tends to conceal. […]
Key words: paranoia, social forms, abjection, social trust, institutional suspicion, topology, purity

Andrea Pagnes Obsession, Paranoia, and the Creative Mind Between Pathology and Poetry

Philosopher and performer Andrea Pagnes probes the liminal zone where obses-sive-compulsive thought and artistic creation meet and respond to one another. The author draws on references from Freud and Janet to Deleuze and Guattari, and en-gages role models such as Artaud, Plath, Abramovic, Bausch and Kane. He argues that pathological doubt, compulsion and paranoia are not merely clinical disorders, but formal structures shared by the creative mind. […]
Kew words: obsession, paranoia, artistic creation, compulsion, poetics of uncertainty, pathology and art, repetition

di Enrico Pozzi –
– 2 Maggio 2026

Rivisto dopo molto tempo GIULIETTA DEGLI SPIRITI di Fellini(1965).

Potente rappresentazione delle fantasmagorie profonde di una vita di donna irrimediabilmente bloccata. C’è tutto: il brulichio confuso dei propri desideri aspettative delusioni risentimenti invidie, i fallimenti neanche capiti come tali, la famiglia passata e presente come gabbia dentro, il corpo che non sa più neanche cosa chiedere. Ma anche l’immaginario sociale di un’epoca e di un genere/ceto, con metafisiche da quattro soldi, riti senza sacro, santoni truffatori costeggiati da mura di nere suore.
Una etnografia del quasi-inconscio individuale e collettivo. Manca totalmente la politica, forse (forse) l’unica dimensione capace di portare qualche surrogato di progetto e di senso alle vite, e a una vita di donna.

Sullo sfondo, l’inutilità dell’immaginario.

di Enrico Pozzi –
– 5 Febbraio 2026

Ho incontrato per la prima volta René Kaës a Parigi nel 1982. Cercavo una faticosa e spesso dolorosa sintesi tra forme diverse di me stesso. In superficie: la formazione filosofica e la passione epistemologica, l’ingresso nelle scienze sociali, la pratica scientifico-accademica della sociologia e della psicologia sociale, una analisi individuale sfociata poi nella SPI e nell’IPA, una analisi di gruppo e un training al lavoro psicoanalitico con i gruppi, il peso irriducibile del corpo e della corporeità come carne e come sguardo/pensiero.

Questo intreccio mi portò per vie singolari da Didier Anzieu, poi in un  gruppo eterogeneo animato da Jean-Claude Rouchy in collegamento con l’ARIP e due riviste, Connexions e la Revue de psychothérapie psychanalytique de groupe.

di Enrico Pozzi –
– 30 Gennaio 2026

28 febbraio 2026 a Milano. Oltre il corpo: futuro e postumano tra psiche e tecnocultura . Organizza l’incontro il Centro Milanese di Psicoanalisi.

Psicoanalisti che si avventurano tra corpi ibridi e carne via via più inutile. Curioso, perché a me pare che da sempre la psicoanalisi abbia avuto a che fare proprio con questi corpi. Ma tant’è.

Interventi di Luca Bruno, Flavia Salierno, Chiara Buoncristiani e Tommaso Romani, nonché il giornalista scientifico Massimo Cerofolini.

A proposito di ibridi, un dettaglio sorprendente: finalmente c’è anche un sociologo, David Le Breton. Gli psicoanalisti e i sociologi si frequentano poco, almeno da noi. Le Breton è in pensione da tempo, è ‘straniero’ (francese, ma parla abbastanza l’Italiano), ma è sociologo e ha scritto molto di corpi anche postumani. Benvenuto!

Sembra interessante. Aula Magna del Museo di Storia Naturale, in corso Venezia 55. Possibile anche seguire in streaming. Numero di posti limitato, ECM in presenza. Giustamente si paga.

Info e programma qui: https://www.spiweb.it/event/cmp-oltre-il-corpo-futuro-e-postumano-tra-psiche-e-tecnocultura-milano-e-zoom-28-02-2026/

di Enrico Pozzi –
– 19 Dicembre 2025

Il fascicolo di Frontiere della Psicoanalisi sulla paranoia è una occasione perduta. Purtroppo.

La ‘cosa’ |paranoia| deborda impietosamente i confini in cui si cerca di contenerla. Modalità del pensiero. Forma dell’argomentazione. Trama di illimitate narrazioni. Modello di organizzazione sociale. Principio di cosmogonie, di religioni e di sacro che si crede ateo. Frame ideologico. Agente storico. Strumento politico. Ineguagliabile procedura di mobilitazione collettiva. Vettore operativo della fame di infliggere e subire sofferenza e morte. Assioma costitutivo di microrelazioni e di rapporti intimi. Matrice dinamica di emozioni, affetti, comportamenti, processi inconsci di individui e transindividuali. Struttura di percezioni che allucinano realtà. E quant’altro.

Affrontare questa ‘cosa’ dovrebbe chiamare simultaneamente a raccolta almeno alcune di queste prospettive, ciascuna con pari dignità. Non accade quasi mai. La |paranoia| rimane solo paranoia e perde la la sua domanda di senso complesso.

Questo accade anche alla paranoia di FRONTIERE. In apertura e qua e là, con cautela, si afferma l’attualità storica della paranoia, la sua pervasività. Addirittura le prime tre parole del fascicolo sono “La vita collettiva….”.

di Enrico Pozzi –
– 8 Dicembre 2025

A Roma, il 4 dicembre, Palazzo Barberini, nella stupenda Sala del Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona.

Ci eravamo associati con entusiasmo. Usciamo dai due giorni di lavori con reazioni contraddittorie. Per quello che abbiamo trovato, per quello che ci è mancato. E per la nostra insistente fiducia.

Abbiamo trovato un tema tanto potente quanto debordante – L’immagine-narciso, in ovvia risonanza con il controverso Narciso di Caravaggio, presente due sale più in là. Una partecipazione numerosa, fedele e attenta. Un clima di passaggio generazionale, con tre generazioni di studiosi, universitari, aspiranti universitari, qualche free lance, dove i più giovani tendevano quasi alla mezza età, come è tipico da noi. Una comunità in apparenza piuttosto consolidata, con il piacere di ritrovarsi per ‘fondarsi’ e con molti che si chiamavano per nome. Un ethos piuttosto condiviso – l’estetica dell’Immagine come Arte. Quadri di riferimento teorici e approcci metodologici che si intuivano a volte lontani, ma educatamente tenuti fuori da conflitti. La polemica ironica contro le Consulte – ma che sono? – e contro le dinamiche dei ‘concorsi’. Una piacevolezza complessiva, aiutata da una organizzazione generosa.

Ci aspettavamo uno spazio associativo capace di aggregare, tenere insieme e incrociare in modo fertile la pluralità di quanto in Italia insegue per strade diverse il VISUS, ovvero la cultura visuale. Di uno spazio di questo tipo sentiamo intensamente il bisogno. Il ‘visuale’ eccede ad ogni momento i singoli linguaggi, frame, corporazioni universitarie o parauniversitarie, le discipline e le loro consorterie. Speravamo in una vocazione ‘ibrida’, disordinata, disposta a cercarsi sui confini e a correrne i rischi.

Questo non lo abbiamo trovato, salvo in qualche affioramento marginale. ‘Cultura’ per noi rimanda necessariamente a una dimensione sociale, antropologica, letteraria, sonora/musicale, corporea, medica ecc, di rapporto cognitivo e pratico con la ‘realtà’. Ci aspettavamo epistemologia, filosofia, sociologia, psicologia sociale e individuale, psicopatologia, antropologia ‘culturale’, etnologia, musicologia e suono, neuroscienze, semiotica, storia non événementielle, storia dei corpi e dei loro cortocircuiti, politica, forme del potere, il digitale e tant’altro. Non subito: questa è una associazione che sta nascendo! Non tutto: sarebbe stata una aspettativa magica, superare barriere e steccati che neanche i migliori riescono a lasciarsi dietro le spalle. Ma almeno un po’, almeno come parte evidente e forte del progetto.

(Ecco, il progetto. Quale è? L’assemblea fondativa è stata gradevole e unanime. Ma verso quali obiettivi? Abbiamo sentito dire di organizzare altri incontri, come questo, e come L’indisciplina delle immagini del 2024. Basta? Forse spetta al nuovo Direttivo elaborare un progetto ‘forte’. Vedremo.)

Tornando a ‘cultura’. Un paio di volte Lévi-Strauss. Una volta McLuhan. Una volta Nietzsche. Quattro o cinque volte Lacan e lo stadio dello specchio. Freud sul narcisismo. A memoria non molto altro. Il sistema dei riferimenti è stato largamente verticale e disciplinare. Ha trionfato il ‘dettaglio’, ma troppo spesso senza quello che dal ‘dettaglio’ conduce al Dio di Flaubert e di Warburg, cioè un quadro teorico ampio e problematizzante, vettore della dialettica e delle risonanze complesse che ogni quadro teorico tende a portare con sé. Per noi non “addetti ai lavori”, mancava l’aggancio, il metalivello. Si rimaneva  a volte annoiati, a volte divertiti e anche colpiti dalla intelligenza di quello che ascoltavamo/vedevamo. Poi veniva il so what, la sensazione degli exercises in futilities in cui si rifugiano (non)corporazioni e discipline affaticate. Anche e ancor di più tra i più ‘giovani’, a volte intellettualmente prudenti e senza ‘visione’. Con alcune eccezioni, per fortuna.

Ci sono stati momenti di respiro più ampio. Pinotti con l’immersione e le allusioni al concetto di ‘soglia’ che dell’immersione è sostanza e precondizione. Victor Stoichita con le vicissitudini della percezione e delle sue ‘allucinazioni’ intorno alla gitana e all’anello rubato/non rubato ne La buona ventura di Caravaggio. Soprattutto Gallese, il vero non-addetto, con le indagini sperimentali intorno al cosiddetto ‘narcisismo primario’ freudiano esplorato nello stadio di vita in cui dovrebbe trionfare, il feto nel ventre materno. Quel Gallese che più di ogni altro ha saputo gestire con ricchezza duttile il rapporto con la psicoanalisi partendo da una definizione circoscritta di narcisismo, mentre per tutto il convegno narcisismo è stato un po’ tutto e di tutto, fino al puro e semplice rispecchiamento in qualcosa.

Uscendo, ci siamo chiesti: rinnoviamo l’iscrizione per il 2026? Sì, assolutamente. Il ‘visus’ è un luogo geometrico in cui si esprime la poliedricità dell’attività umana, e della sua ‘estetica’. L’Associazione Studi di Cultura Visuale VISUS saprà avvicinarsi via via alla densità ibrida di questo luogo? A giudicare da quello che vediamo sul sito e dalle biografie dei soci, siamo fiduciosi e forse certi. VISUS è questo suo convegno-assemblea di fondazione, ma è anche molto di più.

Auguri!

associazionevisus.org

 

Caravaggio (?), Narciso, 1597-99. Attribuzione di Roberto Longhi et al., spesso contestata

 

 

 

di Enrico Pozzi –
– 2 Dicembre 2025

Mantide Religiosa

L’Angelus di Jean-François Millet (1857-59). Due devoti contadini pregano al tramonto nell’arcadia. Angelus Domini nuntiavit Mariae. La concezione del Bambino divino tramite il flatus dello Spirito Santo. Salvador Dalì guarda, e vede una preghiera sulla tomba di un bambino morto, poi una maestosa Mantide Religiosa che ha appena ucciso. È il metodo paranoico-critico, comprendere per associazioni deliranti. Magari chi pretende di lavorare sul e con l’inconscio potrebbe anche tentare di praticarlo. Ci sarebbe meno noia in giro.

L’alto e il basso

Carlo Portelli, l’Immacolata Concezione del 1566. Una grande pala in Ognissanti, ora all’Accademia, restaurata da poco. La sua opera maggiore, un vertice del manierismo luciferino.

In alto, Dio, una macchia nera che quasi copre la lucentezza dorata del vertice della pala. In basso, contro uno sfondo buio, una lunare schiena di donna, e un culo “glorius in maiestate”, come si diceva del Divino.

Tra quell’alto e quel basso la rappresentazione iconica del desiderio, delle sue vicissitudini, dei suoi labirinti, delle sue metamorfosi e camuffamenti, e delle difese estreme che esige per non diventare padrone del mondo. Di questo è allegoria l’Allegoria dell’Immacolata Concezione portelliana.

Dio

Non è un dio qualsiasi, irenico e dolciastro. Questo dio è imperioso, forte, potente e fiero della sua potenza. Un dio maschio, colmo di desiderio. Un dio vecchio, con il désir fou carnale dei vecchi

di Enrico Pozzi –
– 23 Luglio 2025

A Roma, il 9 ottobre. Il 3° incontro di Ospitare lo straniero-vicino”. Nuove frontiere cliniche sul corpo in adolescenza in ottica winnicottiana.

Alessandra LEMMA  (British Psychoanalytical Society) presenterà un suo lavoro inedito: Sul non avere tutto: esplorare l’uso feticistico delle donne trans da parte degli uomini eterosessuali. Discussant Anna Maria NICOLO’ (SPI). Introduzione di Laura ACCETTI (SPI).

Un tema bello, un ciclo dal titolo potente, relatrice e discussants che non hanno certo bisogno di presentazione, un fantasma

di Enrico Pozzi –
– 20 Febbraio 2025

Per tre giorni, dal 26 al 28 settembre di quest’anno, avrà luogo un primo workshop residenziale su DISCORSO PARANOICO, IDEOLOGIA E FOLIE À PLUSIEURS. Altri due seguiranno nel 2026.

Al Castello di Rocca Sinibalda. Millenario, zoomorfo, monumento nazionale, Wunderkammer, 70km da Roma. A picco su tre valli. www.castelloroccasinibalda.it

15 partecipanti, integralmente ospiti de Castello. da tutte le humanities e le performing arts: psicoanalisti, sociologi, storici, medici, antropologi, artisti, letterati, filosofi, cultori di immagini, di segni e di forme. I partecipanti dovranno esser disposti a contagiare e lasciarsi contagiare. Il Castello è plasmato dalle Metamorfosi di Ovidio nella sua architettura e nei suoi affreschi rinascimentali, e coltiva tutto ciò che è tra.

Chi è incuriosito e interessato a partecipare può scrivere a paranoia@ilcorpo.com o paranoia@castelloroccasinibalda.it. Utile se spiega cosa la/lo interessa e magari perché.

Qui sotto un Appunto di lavoro e un elenco esteso di possibili interessi specifici.

di Enrico Pozzi –
– 20 Gennaio 2025
UN BEL CICLO DI INCONTRI ALLO IIPG Roma, la sede romana dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo.
Per chiunque si occupi di psicoanalisi di/in gruppo, il vecchio Centro del Pollaiolo in via di San Valentino a Roma è stato a lungo uno dei punti di riferimento più importanti, con Francesco Corrao appassionante e appassionato. C’erano altri gruppi di grande ricchezza a Roma e altrove, per es. intorno a Leonardo Ancona al Gemelli, con Pietro Bria, Filippo Maria Ferro, l’antropologo Raffaele Menarini. O anche  intorno a Fabrizio Napolitani e De Risio all’IGAR. Ma il Pollaiolo era – nel bene e nel male – Bion.
Lo IIPG Roma – Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo è l’erede del Pollaiolo. Ne prosegue la vocazione di formazione e ricerca, con una disponibilità interdisciplinare e al pensiero complesso che dovrebbe essere ovvia quando si lavora con gruppi.
Ne è esempio questo ciclo di incontri. Ne sono parte colleghi di allora e ‘nuovi’, che ricordo e saluto.
Ecco il programma:

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