Tag: psicoanalisi

di Enrico Pozzi –
– 8 Dicembre 2025

A Roma, il 4 dicembre, Palazzo Barberini, nella stupenda Sala del Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona.

Ci eravamo associati con entusiasmo. Usciamo dai due giorni di lavori con reazioni contraddittorie. Per quello che abbiamo trovato, per quello che ci è mancato. E per la nostra insistente fiducia.

Abbiamo trovato un tema tanto potente quanto debordante – L’immagine-narciso, in ovvia risonanza con il controverso Narciso di Caravaggio, presente due sale più in là. Una partecipazione numerosa, fedele e attenta. Un clima di passaggio generazionale, con tre generazioni di studiosi, universitari, aspiranti universitari, qualche free lance, dove i più giovani tendevano quasi alla mezza età, come è tipico da noi. Una comunità in apparenza piuttosto consolidata, con il piacere di ritrovarsi per ‘fondarsi’ e con molti che si chiamavano per nome. Un ethos piuttosto condiviso – l’estetica dell’Immagine come Arte. Quadri di riferimento teorici e approcci metodologici che si intuivano a volte lontani, ma educatamente tenuti fuori da conflitti. La polemica ironica contro le Consulte – ma che sono? – e contro le dinamiche dei ‘concorsi’. Una piacevolezza complessiva, aiutata da una organizzazione generosa.

Ci aspettavamo uno spazio associativo capace di aggregare, tenere insieme e incrociare in modo fertile la pluralità di quanto in Italia insegue per strade diverse il VISUS, ovvero la cultura visuale. Di uno spazio di questo tipo sentiamo intensamente il bisogno. Il ‘visuale’ eccede ad ogni momento i singoli linguaggi, frame, corporazioni universitarie o parauniversitarie, le discipline e le loro consorterie. Speravamo in una vocazione ‘ibrida’, disordinata, disposta a cercarsi sui confini e a correrne i rischi.

Questo non lo abbiamo trovato, salvo in qualche affioramento marginale. ‘Cultura’ per noi rimanda necessariamente a una dimensione sociale, antropologica, letteraria, sonora/musicale, corporea, medica ecc, di rapporto cognitivo e pratico con la ‘realtà’. Ci aspettavamo epistemologia, filosofia, sociologia, psicologia sociale e individuale, psicopatologia, antropologia ‘culturale’, etnologia, musicologia e suono, neuroscienze, semiotica, storia non événementielle, storia dei corpi e dei loro cortocircuiti, politica, forme del potere, il digitale e tant’altro. Non subito: questa è una associazione che sta nascendo! Non tutto: sarebbe stata una aspettativa magica, superare barriere e steccati che neanche i migliori riescono a lasciarsi dietro le spalle. Ma almeno un po’, almeno come parte evidente e forte del progetto.

(Ecco, il progetto. Quale è? L’assemblea fondativa è stata gradevole e unanime. Ma verso quali obiettivi? Abbiamo sentito dire di organizzare altri incontri, come questo, e come L’indisciplina delle immagini del 2024. Basta? Forse spetta al nuovo Direttivo elaborare un progetto ‘forte’. Vedremo.)

Tornando a ‘cultura’. Un paio di volte Lévi-Strauss. Una volta McLuhan. Una volta Nietzsche. Quattro o cinque volte Lacan e lo stadio dello specchio. Freud sul narcisismo. A memoria non molto altro. Il sistema dei riferimenti è stato largamente verticale e disciplinare. Ha trionfato il ‘dettaglio’, ma troppo spesso senza quello che dal ‘dettaglio’ conduce al Dio di Flaubert e di Warburg, cioè un quadro teorico ampio e problematizzante, vettore della dialettica e delle risonanze complesse che ogni quadro teorico tende a portare con sé. Per noi non “addetti ai lavori”, mancava l’aggancio, il metalivello. Si rimaneva  a volte annoiati, a volte divertiti e anche colpiti dalla intelligenza di quello che ascoltavamo/vedevamo. Poi veniva il so what, la sensazione degli exercises in futilities in cui si rifugiano (non)corporazioni e discipline affaticate. Anche e ancor di più tra i più ‘giovani’, a volte intellettualmente prudenti e senza ‘visione’. Con alcune eccezioni, per fortuna.

Ci sono stati momenti di respiro più ampio. Pinotti con l’immersione e le allusioni al concetto di ‘soglia’ che dell’immersione è sostanza e precondizione. Victor Stoichita con le vicissitudini della percezione e delle sue ‘allucinazioni’ intorno alla gitana e all’anello rubato/non rubato ne La buona ventura di Caravaggio. Soprattutto Gallese, il vero non-addetto, con le indagini sperimentali intorno al cosiddetto ‘narcisismo primario’ freudiano esplorato nello stadio di vita in cui dovrebbe trionfare, il feto nel ventre materno. Quel Gallese che più di ogni altro ha saputo gestire con ricchezza duttile il rapporto con la psicoanalisi partendo da una definizione circoscritta di narcisismo, mentre per tutto il convegno narcisismo è stato un po’ tutto e di tutto, fino al puro e semplice rispecchiamento in qualcosa.

Uscendo, ci siamo chiesti: rinnoviamo l’iscrizione per il 2026? Sì, assolutamente. Il ‘visus’ è un luogo geometrico in cui si esprime la poliedricità dell’attività umana, e della sua ‘estetica’. L’Associazione Studi di Cultura Visuale VISUS saprà avvicinarsi via via alla densità ibrida di questo luogo? A giudicare da quello che vediamo sul sito e dalle biografie dei soci, siamo fiduciosi e forse certi. VISUS è questo suo convegno-assemblea di fondazione, ma è anche molto di più.

Auguri!

associazionevisus.org

 

Caravaggio (?), Narciso, 1597-99. Attribuzione di Roberto Longhi et al., spesso contestata

 

 

 

di Enrico Pozzi –
– 2 Dicembre 2025

Mantide Religiosa

L’Angelus di Jean-François Millet (1857-59). Due devoti contadini pregano al tramonto nell’arcadia. Angelus Domini nuntiavit Mariae. La concezione del Bambino divino tramite il flatus dello Spirito Santo. Salvador Dalì guarda, e vede una preghiera sulla tomba di un bambino morto, poi una maestosa Mantide Religiosa che ha appena ucciso. È il metodo paranoico-critico, comprendere per associazioni deliranti. Magari chi pretende di lavorare sul e con l’inconscio potrebbe anche tentare di praticarlo. Ci sarebbe meno noia in giro.

L’alto e il basso

Carlo Portelli, l’Immacolata Concezione del 1566. Una grande pala in Ognissanti, ora all’Accademia, restaurata da poco. La sua opera maggiore, un vertice del manierismo luciferino.

In alto, Dio, una macchia nera che quasi copre la lucentezza dorata del vertice della pala. In basso, contro uno sfondo buio, una lunare schiena di donna, e un culo “glorius in maiestate”, come si diceva del Divino.

Tra quell’alto e quel basso la rappresentazione iconica del desiderio, delle sue vicissitudini, dei suoi labirinti, delle sue metamorfosi e camuffamenti, e delle difese estreme che esige per non diventare padrone del mondo. Di questo è allegoria l’Allegoria dell’Immacolata Concezione portelliana.

Dio

Non è un dio qualsiasi, irenico e dolciastro. Questo dio è imperioso, forte, potente e fiero della sua potenza. Un dio maschio, colmo di desiderio. Un dio vecchio, con il désir fou carnale dei vecchi

di Enrico Pozzi –
– 23 Luglio 2025

A Roma, il 9 ottobre. Il 3° incontro di Ospitare lo straniero-vicino”. Nuove frontiere cliniche sul corpo in adolescenza in ottica winnicottiana.

Alessandra LEMMA  (British Psychoanalytical Society) presenterà un suo lavoro inedito: Sul non avere tutto: esplorare l’uso feticistico delle donne trans da parte degli uomini eterosessuali. Discussant Anna Maria NICOLO’ (SPI). Introduzione di Laura ACCETTI (SPI).

Un tema bello, un ciclo dal titolo potente, relatrice e discussants che non hanno certo bisogno di presentazione, un fantasma

di Enrico Pozzi –
– 20 Febbraio 2025

Per tre giorni, dal 26 al 28 settembre di quest’anno, avrà luogo un primo workshop residenziale su DISCORSO PARANOICO, IDEOLOGIA E FOLIE À PLUSIEURS. Altri due seguiranno nel 2026.

Al Castello di Rocca Sinibalda. Millenario, zoomorfo, monumento nazionale, Wunderkammer, 70km da Roma. A picco su tre valli. www.castelloroccasinibalda.it

15 partecipanti, integralmente ospiti de Castello. da tutte le humanities e le performing arts: psicoanalisti, sociologi, storici, medici, antropologi, artisti, letterati, filosofi, cultori di immagini, di segni e di forme. I partecipanti dovranno esser disposti a contagiare e lasciarsi contagiare. Il Castello è plasmato dalle Metamorfosi di Ovidio nella sua architettura e nei suoi affreschi rinascimentali, e coltiva tutto ciò che è tra.

Chi è incuriosito e interessato a partecipare può scrivere a paranoia@ilcorpo.com o paranoia@castelloroccasinibalda.it. Utile se spiega cosa la/lo interessa e magari perché.

Qui sotto un Appunto di lavoro e un elenco esteso di possibili interessi specifici.

di Enrico Pozzi –
– 20 Gennaio 2025
UN BEL CICLO DI INCONTRI ALLO IIPG Roma, la sede romana dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo.
Per chiunque si occupi di psicoanalisi di/in gruppo, il vecchio Centro del Pollaiolo in via di San Valentino a Roma è stato a lungo uno dei punti di riferimento più importanti, con Francesco Corrao appassionante e appassionato. C’erano altri gruppi di grande ricchezza a Roma e altrove, per es. intorno a Leonardo Ancona al Gemelli, con Pietro Bria, Filippo Maria Ferro, l’antropologo Raffaele Menarini. O anche  intorno a Fabrizio Napolitani e De Risio all’IGAR. Ma il Pollaiolo era – nel bene e nel male – Bion.
Lo IIPG Roma – Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo è l’erede del Pollaiolo. Ne prosegue la vocazione di formazione e ricerca, con una disponibilità interdisciplinare e al pensiero complesso che dovrebbe essere ovvia quando si lavora con gruppi.
Ne è esempio questo ciclo di incontri. Ne sono parte colleghi di allora e ‘nuovi’, che ricordo e saluto.
Ecco il programma:
di nelson hilton –
– 17 Maggio 2023

« I neonati popperanno gli occhi bagnati delle loro madri » dice lo shakespeariano Duca di Bedford nella Prima Parte dell’Enrico VI, v. 50. Bedford prevede gli anni miseri che seguiranno la morte del re e aggiunge, sviluppando l’immagine, che l’Inghilterra « sarà nutrita di lacrime salate ». È la metafora dell’occhio/capezzolo e del volto/seno, studiata per la prima volta da Renato Almansi nel suo articolo « The Face-Breast Equation »1. Almansi si basa a sua volta su ricerche precedenti.

Nel 1938 lo psicoanalista viennese Otto Isakower aveva pubblicato «A Contribution to the Patho-Psychology of Phenomena Associated with Falling Asleep »2, l’articolo classico che identifica il cosiddetto « fenomeno Isakower ». Nella successiva descrizione di un ricercatore, questo evento ipnagogico

è caratteristicamente ricordato o rivissuto dall’individuo come la sensazione visiva di una grande massa pastosa e nell’ombra, di solito rotonda, che si ingrandisce avvicinandosi sempre più al suo viso e si gonfia fino a raggiungere dimensioni gigantesche minacciando di schiacciarlo, per poi ridursi gradualmente e allontanarsi. Spesso si ha la percezione indistinta di una forma violacea simile all’area del capezzolo del seno. La massa che si avvicina sembra diventare lentamente parte di lui, oscura i confini tra il suo corpo e il mondo esterno e sfoca sempre più il suo senso di sé. Tutto ciò è tipicamente accompagnato da sensazioni di ruvidità tattile sulla pelle e all’interno della bocca e da un sapore lattiginoso o salato in fondo alla gola. Spesso si avvertono sensazioni di galleggiamento o di perdita di equilibrio. Altro aspetto interessante: alcuni individui ricordano di aver prodotto volontariamente l’esperienza o di averla prolungata.3

Seguendo Freud, Isakower sostiene che « quando ci addormentiamo, l’Io ritrae il suo interesse e i suoi investimenti dal mondo esterno » [336]. Questo ritiro graduale permette la « rinascita di atteggiamenti dell’Io molto precoci », e Isakower asserisce che i fenomeni da lui riportati rappresentano impronte di « immagini mentali di suzione del seno materno e dell’addormentarsi al seno una volta soddisfatti » [341]. Hilda Doolittle offre un possibile analogo del fenomeno quando parla dell’esperienza apparentemente allucinatoria che descrisse a Freud come « la sensazione trascendentale dei due globi o dei due semiglobi trasparenti che mi racchiudevano ». Il saggio di Isakower non era ancora stato pubblicato e Freud evidentemente acconsentì alla supposizione della poetessa di essere tornata al grembo materno in « una qualche forma di fantasia prenatale »4.

Bertram Lewin, in una serie di articoli pubblicati tra il 1946 e il 1953, ha discusso il fenomeno Isakower in relazione a quello che ha chiamato « lo schermo del sogno » e anche « la classe dei sogni vuoti ». Per Lewin, « lo schermo del sogno » costituisce un elemento visivo nel conglomerato isakoweriano di allucinazioni visive e non visive relativamente informi. Come suggerisce il nome, lo «schermo del sogno » di Lewin è lo sfondo su cui il sogno proietta le sue immagini: « È piatto o quasi, come la superficie della terra, perché è geneticamente un segmento dell’ampia rappresentazione dell’emisfero mammario elaborata dal bambino »5. La terza categoria di Lewin, la classe dei sogni vuoti,      [……..]

di IL CORPO –
– 10 Aprile 2023

rené magritte, LE VIOL (1934-1945)

la vecchia giovane Baubo dagli occhi-seno

seni di maschio

occhio capezzolo in erezione

Medusa scudo occhio pietrificante

DALL-E e l’occhio capezzolo spermatozoo

di Enrico Pozzi –
– 26 Aprile 2022

La stanza del gruppo

La scena si ripete da tempo con la costanza di un segnale.

Il gruppo suona il campanello d’ingresso. Da lontano spingo il bottone che apre la porta. Il gruppo entra e va nella stanza della seduta. Le seggiole sono già disposte in cerchio.

Lascio loro qualche minuto per andare in bagno e sedersi. Dal fondo del corridoio vado verso la stanza. Li sento muoversi. Spostano le sedie. Parlano tra loro, ridono, battibeccano. Altre volte sono silenziosi, solo qualche voce isolata, i colpi di tosse.

Non faccio rumore camminando, ma so che mi sentono, e loro sanno che io lo so. Percepisco ormai distintamente parole e toni.

Passo la soglia e vado a sedermi. Per alcuni secondi si sospendono nell’aria parole volanti, frammenti di battute, brandelli finali di frasi, code di brusio, o altri suoni e segnali di corpi – sguardi, gesti. Poi il silenzio. Altre volte invece continuano a parlare tra loro come se io non fossi mai entrato, invisibile e inesistente, meglio: assente, per 30-40 secondi. Poi uno di loro dice: «guardate che è arrivato eh!». E allora ecco il silenzio.

Un «incidente di frontiera» (Foulkes), un negoziato sul confine del setting. Certo, ma non mi basta.

C’è dell’altro. Il segnale dice con insistenza qualcosa che mi sfugge. Per capirlo, avrò bisogno di un principe, di un castello, della morte rossa, di un dio, e di qualche sassetto buttato per terra nell’Ellade.

 

Il Principe Prospero e la Morte Rossa

Uno dei racconti più ingannevolmente semplici di Edgar Allan Poe.

Il Regno è devastato dalla Morte Rossa. Il Male invade illimitatamente ogni cosa. Il suo segno è il Sangue che trasuda oltre il confine della pelle.

Il Principe Prospero non vuole morire. Il Potere si esercita infliggendo la morte per difendersi dalla propria Morte. Con la Potenza del Potere, il Principe organizza la sua lotta contro la Morte Rossa.

Ha un solo modo per farlo: tenere il Male fuori da sé.

Sceglie un Castello. Lo riempie con i piaceri del mondo: amici, corpi, cibo, vino, musicanti. Fa serrare le porte affinché nulla possa uscire né entrare. Le Mura diventano il confine intransitabile. La pelle si trasforma in corazza. Il mondo – il Cosmos – si organizza sul clivaggio tra il dentro e il fuori.

Il Castello serve a respingere il Male nel Fuori. In questo modo al Dentro appartiene l’inverso del Male. Lì la morte, la sofferenza, il sangue, il dolore, il lutto, l’abbandono, la disgregazione dei rapporti sociali e dei legami affettivi, l’anomia. Qui il piacere illimitato, il godimento di tutti i sensi, il sesso, la musica, il corpo perso nella danza, il cibo, il vino, la fusionalità della Festa senza sosta [senza tempo]. « The prince had provided all the appliances of pleasure. There were buffoons, there were improvisators, there were ballet-dancers, there were musicians, there was Beauty, there was wine. All these and security were within. Without was the Red Death».

La Morte Rossa crea disgusto e orrore. Le sue chiazze rosse di sangue trasudato colpiscono il corpo e soprattutto il viso, l’identità. E’ sporca, una macchia mortale. Il suo contagio innesta nei corpi il disordine dell’impurità. La separazione tra il Fuori e il Dentro rimanda ad una frattura più radicale, l’Impuro vs il Puro.

Il Castello è il luogo geometrico e corporeo della Purezza incontaminata. In questo modo esso si carica della logica spaventosa del Puro: essere Uno, l’Origine prima dell’inizio del tempo, immutabile, il Desiderio prima di qualsiasi frustrazione, la Verità come tautologia, l’identità come autoevidenza, l’obliterazione dell’altro in tutte le sue forme, la pienezza petrosa dell’A=A, il segno che non sta per la cosa ma è la cosa, l’orrore per ciò che è ‘misto’, ‘mescolato’, ibrido.

Citiamo V. Jankélévitch, in pagine che chiunque sente il fascino malato della purezza

di Enrico Pozzi –
– 13 Aprile 2016

Lunedì 18 aprile , IL CORPO 4/15 sarà on line sul sito www.corpo.com. Articoli e saggi su: la pelle e la nascita della dermatologia moderna, l’Ebreo in quanto Jack lo Squartatore, le molteplici varianti del cannibalismo politico, una vicenda erotica di gruppo, l’etnocentrismo critico e la fine del mondo di Ernesto de Martino, una installazione di V. Padiglione sul corpo del migrante, tre frammenti poetici di Ingeborg Bachmann sul confine ecc.

di Enrico Pozzi –
– 19 Ottobre 2015

La psicoanalisi ha qualcosa da dire intorno al Male e alle forme estreme di distruttività? Una domanda che dovrebbe essere ineludibile. La ha affrontata  il Centro Psicoanalitico di Roma (Società Psicoanalitica Italiana) il 17 ottobre scorso con una giornata intensa di relazioni e discussioni organizzata da Andrea Baldassarro e Manuela Fraire. Dopo l’introduzione di Baldassarro (Perché il Male. La psicoanalisi e i processi distruttivi), gli interventi di Marco Francesconi e Daniela Scotto di Fasano (Pulsione e repulsione di morte. Una riflessione sull’incomprensione maligna), di Roberta Guarnieri (Il male imprescrittibile), di Riccardo Galiani (Tracce del disumano), di Francesco Castellett y Ballarà (La psicoanalisi si interroga sulla guerra e sulle sue conseguenze), di Marina Malgherini (L’opera del sacrificio. Uno studio psicoanalitico), di Enrico Pozzi (La purezza e il massacro. Alcune metacategorie della distruttività estrema). Ha concluso i lavori Manuela Fraire con L’eterno ritorno dell’oggetto rimosso. 

Presto il volume con tutte le relazioni. Sarà un’occasione per tornare a parlare del molto che è stato detto, e del moltissimo che rimane da percorrere.

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