CATTIVI. A Palermo da oggi. Il Congresso ‘monstre’ dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici.
Si scorre la Presentazione, si guarda il Programma, e pian piano la cattiveria sembra dissolversi nel segno…..
Sarà
Ecco il Programma e il Book degli abstract

Il corpo sfidato e sfidante nell’atto estetico. Molte voci diverse esplorano questo confine impervio del corpo e della sua ricerca di senso.
A Torino, un ciclo di incontri dove la semiologia cerca sé stessa con l’alibi del corpo, e mette alla prova i limiti della sua capacità di gestire il senso.
Un’altra serie de GLI INCONTRI SUL SENSO organizzati dal Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Comunicazione (CIRCe) e dalla rivista LEXIA: https://lexia.to.it/incontri-sul-senso/ . Il curatore di questa serie è il poco stancabile Gabriele Marino.
Qui sotto il programma. Il primo incontro è già avvenuto, ma tutti gli incontri saranno disponibili anche in registrazione.


IL CORPO ALLA PROVA DELLA SEMIOTICA. LA SEMIOTICA ALLA PROVA DEL CORPO. Sei incontri seminariali presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze della Formazione dell’Università di Torino. Dal 4 febbraio al 21 maggio 2026. Su testi, autori e temi di grande rilievo: l’efficacia simbolica in Lévi-Strauss (con Carlo Severi); il sintomo e il suo statuto semiotico in Barthes, Bauer e Sebeok; Il disagio in Fontanille; Judith Butler; Gianfranco Marrone; Claudio Paolucci (su Nati Cyborg).
Il titolo condensa la reciprocità inesauribile della sfida euristica tra corpo e semiotica.
Referente: Lexia, la rivista internazionale del Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Comunicazione (CIRCe), diretta da Ugo Volli, con Massimo Leone come coordinatore redazionale. Peer-reviewed (come si fa ad avere il coraggio di non esserlo?). Fertile e a volte ironico sarebbe il confronto con la serie precedente del 1993-1998.
Incontri in presenza e in streaming (via webex). Programma e altri dettagli qui: https://lexia.to.it/seminari-di-semiotica-2/

Un articolo su The Lancet (ottobre 2025) analizza l’evoluzione delle rappresentazioni cinematografiche dell’eutanasia e dell’invecchiamento nel corso di oltre mezzo secolo. Ne sono autori Neasa Fitzpatrick e Desmond O’Neill, medici geriatri e studiosi di medical humanities.
L’analisi parte da film di fantascienza degli anni 70 come Logan’s Run (1976). L’eutanasia era inquadrata come una ‘soluzione’ estrema alle paure sociali associate alla sovrappopolazione e all’invecchiamento. L’idea disturbante era di eliminare una popolazione selezionata per mantenere un equilibrio ecologico.
Con l’ascesa del neoliberismo e dell’individualismo, secondo gli autori il racconto cinematografico diventa più intimista. L’attenzione si sposta sulla fatica e sull’amore del prendersi cura, o sulla decisione individuale di convivere (o meno) con una malattia invalidante. Amour di Michael Haneke, Million Dollar Baby di Clint Eastwood o Everything Went Fine di François Ozon raccontano questa trasformazione, intrecciando libertà personale, dipendenza e paura della perdita di autonomia.
L’articolo sottolinea che questa estetica della “uscita dignitosa” può oscurare un nodo cruciale: la mancanza di una vera cultura della cura. L’eutanasia riscia di essere percepita come alternativa alla responsabilità collettiva di garantire assistenza, relazioni e qualità della vita.
Il cinema, concludono gli autori, continua a riflettere una paura profonda: non il morire, ma l’invecchiare in un mondo che non sa più prendersi cura.
Il link: The Lancet, “Cinematic portrayals of euthanasia and ageing across the decades”, Vol. 406, 25 ottobre 2025.


La bravissima performer artist e docente Marta Jovanovic organizza anche quest’anno il consueto Performance Cluster del Dipartimento di Arti Visive del RUFA-Rome University of Fine Arts, in collaborazione con Elise Morrison e con la Yale University.
Il tema è cruciale per tutti noi, e sta già tutto nel titolo del libro di Elise Morrison (Discipline and Desire: Surveillance Technologies in Performance Art, 2016).
5 giorni di performance di 9 artiste internazionali. Al centro una domanda esigente. Come possono le artiste incrinare e ripensare le strutture dominanti della disciplina e del desiderio? In che modo le tecnologie di sorveglianza possono diventare strumenti di comunicazione reciproca, invece che di controllo unilaterale?
Attraverso azioni sospese tra rischio e libertà, queste donne trasformano le tecnologie che ci osservano in strumenti artistici paradossali percorsi da un dubbio ironico: chi sorveglia chi?
La presentazione e il programma qui: https://www.unirufa.it/eventi/performance-cluster-2025-discipline-desire-surveillance/
1-5 ottobre, MAXXI Corner, Via Guido Reni, Roma. Ingresso libero.
La paranoia come modalità euristica, il discorso paranoico come struttura delle ideologie e la folie à plusieurs come dimensione costitutiva del sociale.
Di questo si parlerà in un incontro organizzato dalla rivista IL CORPO al Castello di Rocca Sinibalda il 26-28 settembre.
Incontro ristretto e ‘ibrido’ costruito sulla contaminazione tra approcci diversi praticata da partecipanti portatori ciascuno di approcci e modelli euristici a loro volta ‘ibridi’.
Su invito.
Qualche info sui contenuti dell’incontro: https://www.ilcorpo.com/diario-paranoico/un-appunto-di-lavoro-per-alcuni-workshop-residenziali-sul-discorso-paranoico/

A Roma, il 9 ottobre. Il 3° incontro di Ospitare lo straniero-vicino”. Nuove frontiere cliniche sul corpo in adolescenza in ottica winnicottiana.
Alessandra LEMMA (British Psychoanalytical Society) presenterà un suo lavoro inedito: Sul non avere tutto: esplorare l’uso feticistico delle donne trans da parte degli uomini eterosessuali. Discussant Anna Maria NICOLO’ (SPI). Introduzione di Laura ACCETTI (SPI).
Un tema bello, un ciclo dal titolo potente, relatrice e discussants che non hanno certo bisogno di presentazione, un fantasma
Il Centro Psicoanalitico di Roma dedica una serata a discutere di cultura della cancellazione. Lo fa in modo interdisciplinare, coinvolgendo un antropologo del mondo classico (Maurizio Bettini), due psicoanaliste (Loredana Micati e Chiara Buoncristiani) e una attiva esperta di polis (Anna Finocchiaro).
La cultura della cancellazione esprime in modo pieno le modalità storico-sociali attuali della rimozione, negazione, diniego, scissione,