Il dibattito sulle biotecnologie riproduttive ha riattualizzato la questione eugenetica, in particolare per le nuove possibilità di screening e di selezione della vita umana prenatale. Generalmente rievocata nei termini classici di un potere che si impone ai cittadini a prescindere dalla loro volontà, l’eugenetica non identifica le principali questioni biopolitiche in gioco nella societa tardo-capitalista, dove forme avanzate di controllo della vita si realizzano anche all’interno dei sistemi democratici, nel quadro dei ‘diritti riproduttivi’ individuali. Forti della legittimazione dell’autorità medica e di una parte del pensiero bioetico e filosofico, sostenuti dalle strategie del marketing e della pubblicità, atteggiamenti e comportamenti di tipo eugenetico si diffondono nella società, integrandosi e normalizzandosi nella ‘grammatica culturale’ dominante. Come mai finora nella storia, la riproduzione e la gravidanza possono essere rappresentate oggi come esperienze totalmente razionalizzabili e pianificabili attraverso le biotecnologie. Di qui la domanda eugenetica, che trova soddisfacimento in un mercato in espansione in tutti i paesi industrializzati.
Questo articolo analizza alcune iniziative di ‘attivismo biotech’ che si propongono di rivelare i ‘rovesci nascosti’ contenuti nelle narrazioni del mercato riproduttivo. La riflessione e le pratiche ‘interventiste’ dei collettivi Critical Art Ensemble e subRosa rappresentano gli esempi più interessanti di critica deI1’immaginario biotecnologico ne1 panorama del culture jamming nord americano. Esse ci permettono di affrontare le pratiche tecnomediche che potrebbero portare a nuove forme di selezione e di perfezionamento della riproduzione, ad una eugenetica di stampo liberale