Tag: Girolamo Muziano

di Cristina Cenci –
– 10 Aprile 2022

Dicembre 2020. Sguardo sulle travi del Cinquecento e poi ricerche a caso su google. Travi, Google. Google, travi. Ad un certo punto la serendipity della tastiera fa apparire sullo schermo Clelia Farnese. Chi è Clelia Farnese? È uscita fuori da Google o dalle travi? Dalle travi. Quelle travi erano presenti al suo matrimonio con Giovan Giorgio Cesarini, il 13 febbraio del 1571, nel Castello di Rocca Sinibalda, Rieti. Figlia illegittima del Cardinale Alessandro Farnese, non poteva sposarsi a Roma. «Senza paragone, la più amabile donna che fosse allora a Roma e anche altrove», la descrive così Michel de Montaigne. Nel 1595, vedova, risposata, si sottrae per qualche mese alla brutalità del secondo marito imposto dal padre, rifugiandosi nuovamente sotto le travi di Rocca Sinibalda. Gli affreschi ci sono già, Tra gli altri, anche le metamorfosi affrescate da Girolamo Muziano. Il ratto di Europa, Proserpina e il drago, Narciso. Cosa vede Clelia in quegli affreschi? Cosa pensa?

Gli affreschi nel luglio del 2022 ci sono ancora. Lo sguardo di Clelia non c’è più da 427 anni. Possiamo restaurare le opere del passato, non possiamo catturare lo sguardo. Boltanski in Giappone ha creato l’archivio dei cuori. Quei battiti ci saranno anche tra 500 anni. Lo sguardo si perde. Non basta accumularlo sotto forma di immagine nello smartphone, perché sarebbe uno sguardo cieco per chi lo trovasse. Al massimo possiamo catturare un cuoricino su Instagram. Non è possibile un archivio dello sguardo di Clelia e di tutti quelli che sono passati dopo di lei nella sala di Girolamo Muziano nel Castello di Rocca Sinibalda. Gli affreschi diventano frammenti per uno sguardo, il nostro, che non può che essere alieno. Uno sguardo che viene da un altrove impensabile per Clelia, così come è impensabile per noi oggi immaginare lo sguardo di chi guarderà le metamorfosi di Muziano tra 500 anni. C’è una vertigine temporale, un senso di smarrimento, di perdita. La storia dell’arte cerca di attutirlo e, al contrario, lo rinforza.

Nel 1948, in Messico, Leonora Carrington crea una parete caverna nella sua casa

di francesca fini –
– 7 Aprile 2022

Sogno di pietra nasce da un progetto di rielaborazione digitale del Castello rinascimentale di Rocca Sinibalda.

Il progetto inizia durante la pandemia, con la residenza artistica Endecameron 2020. In quell’occasione ho creato una piattaforma online molto articolata, con otto artisti nazionali e internazionali che hanno lavorato da remoto, guidati negli spazi del Castello dai pochi testimoni presenti fisicamente a fare loro da ‘avatar’. La piattaforma ha offerto al pubblico continui collegamenti multistreaming con gli artisti, talk con personalità del mondo dell’arte e della cultura, e la pubblicazione quotidiana su un blog collettivo dove gli artisti hanno condiviso con il pubblico dell’evento i loro pensieri, i loro bozzetti, le loro idee, la loro presenza a distanza nel castello. Questo meraviglioso blog rimane ancora oggi uno dei pochi esempi di documentazione dei processi artistici in pandemia, e non solo in Italia. Endecameron Digital Edition è stata un’esperienza unica che ha accelerato sia il percorso nel Metaverso sia la sperimentazione con la blockchain e il formato NFT, che rappresenta oggi lo strumento più avanzato di distribuzione digitale delle opere artistiche.

È iniziato in questo modo il mio dialogo con gli affreschi della Sala delle Metamorfosi di Girolamo Muziano (1552), rafforzato da una lunga permanenza al Castello nell’estate 2022.

Il prodotto di questo dialogo ha per me ancora qualcosa di felicemente misterioso. Quando guardo gli otto piccoli film d’animazione in 3D che ho prodotto in appena due mesi, penso che i fantasmi del Castello devono aver aperto per me una qualche sorta di portale cosmico, consentendomi di terminare questo progetto mastodontico in tempi davvero troppo brevi, anche per una semplice resa tecnica. Sono entrata immediatamente in sintonia con Girolamo Muziano, perché ritrovo me stessa nella sua poetica fatta di ibridazioni sfrenate e del postmodernismo ante litteram che intravedo nelle modalità originalissime con cui esprime il suo immaginario. Quello di Muziano è un mondo che va ben oltre la rappresentazione e la celebrazione. È un mondo mitologico del passato che coesiste in modo magico e senza soluzione di continuità con il mondo analogico reale del suo presente, riversandosi nel mondo irreale e digitale del mio. E in loop. Le sue metamorfosi arrivano a soluzioni sorprendenti, anticonvenzionali, completamente libere anche dai cliché nel Manierismo dei suoi contemporanei. Il corpo delle sue donne rapite diventa segno performatico di una feroce vitalità che supera la violenza della storia, mentre i suoi paesaggi sembrano intatti testimoni di eventi ciclici, eterni, continui, profondamente digitali. Mi sembrava davvero di chiacchierare con un contemporaneo e sono sicura che Girolamo, trascinato qui con una macchina del Tempo, capirebbe immediatamente e apprezzerebbe l’operazione che abbiamo fatto sul suo lavoro.

Il tema dei video è la Terra dopo la scomparsa dell’umanità. Il tema del mondo che sopravvive all’uomo e diventa

Connect with