Tag: Francesca Fini

di francesca fini –
– 7 Aprile 2022

Sogno di pietra nasce da un progetto di rielaborazione digitale del Castello rinascimentale di Rocca Sinibalda.

Il progetto inizia durante la pandemia, con la residenza artistica Endecameron 2020. In quell’occasione ho creato una piattaforma online molto articolata, con otto artisti nazionali e internazionali che hanno lavorato da remoto, guidati negli spazi del Castello dai pochi testimoni presenti fisicamente a fare loro da ‘avatar’. La piattaforma ha offerto al pubblico continui collegamenti multistreaming con gli artisti, talk con personalità del mondo dell’arte e della cultura, e la pubblicazione quotidiana su un blog collettivo dove gli artisti hanno condiviso con il pubblico dell’evento i loro pensieri, i loro bozzetti, le loro idee, la loro presenza a distanza nel castello. Questo meraviglioso blog rimane ancora oggi uno dei pochi esempi di documentazione dei processi artistici in pandemia, e non solo in Italia. Endecameron Digital Edition è stata un’esperienza unica che ha accelerato sia il percorso nel Metaverso sia la sperimentazione con la blockchain e il formato NFT, che rappresenta oggi lo strumento più avanzato di distribuzione digitale delle opere artistiche.

È iniziato in questo modo il mio dialogo con gli affreschi della Sala delle Metamorfosi di Girolamo Muziano (1552), rafforzato da una lunga permanenza al Castello nell’estate 2022.

Il prodotto di questo dialogo ha per me ancora qualcosa di felicemente misterioso. Quando guardo gli otto piccoli film d’animazione in 3D che ho prodotto in appena due mesi, penso che i fantasmi del Castello devono aver aperto per me una qualche sorta di portale cosmico, consentendomi di terminare questo progetto mastodontico in tempi davvero troppo brevi, anche per una semplice resa tecnica. Sono entrata immediatamente in sintonia con Girolamo Muziano, perché ritrovo me stessa nella sua poetica fatta di ibridazioni sfrenate e del postmodernismo ante litteram che intravedo nelle modalità originalissime con cui esprime il suo immaginario. Quello di Muziano è un mondo che va ben oltre la rappresentazione e la celebrazione. È un mondo mitologico del passato che coesiste in modo magico e senza soluzione di continuità con il mondo analogico reale del suo presente, riversandosi nel mondo irreale e digitale del mio. E in loop. Le sue metamorfosi arrivano a soluzioni sorprendenti, anticonvenzionali, completamente libere anche dai cliché nel Manierismo dei suoi contemporanei. Il corpo delle sue donne rapite diventa segno performatico di una feroce vitalità che supera la violenza della storia, mentre i suoi paesaggi sembrano intatti testimoni di eventi ciclici, eterni, continui, profondamente digitali. Mi sembrava davvero di chiacchierare con un contemporaneo e sono sicura che Girolamo, trascinato qui con una macchina del Tempo, capirebbe immediatamente e apprezzerebbe l’operazione che abbiamo fatto sul suo lavoro.

Il tema dei video è la Terra dopo la scomparsa dell’umanità. Il tema del mondo che sopravvive all’uomo e diventa

di IL CORPO –
– 28 Settembre 2021

Francesca Fini / Cyborg Fatale (2011 – 2021), a cura di Bruno Di Marino, Milano 2021

Questo libro è la presa d’atto di una compulsione alla metamorfosi e all’anamorfosi tramite una creatività artistica avida di ogni mezzo possibile.

L’artista è Francesca Fini, 51 anni, romana. Cyborg Fatale copre gli ultimi 10 anni della sua attività. Viene da dire: della sua vita, tanto è totale e senza resti il percorso che viene raccontato.

La prima cosa che colpisce è la quantità di lavoro svolto. Chi abbia avuto a che fare con Francesca ha sentito la tonalità ascetica del suo modo di fare arte, la devozione a creare senza soste né stanchezze, letteralmente giorno e notte, con una attenzione ossessiva a ogni dettaglio anche minimo, sotto il segno di una autarchia che vuole gestire da sola tutta la scena. Anche quando altri vengono coinvolti, sembrano marginali, semplici protesi

di Enrico Pozzi –
– 3 Maggio 2018

 Nuovo Cinema Palazzo, San Lorenzo, Roma.

Sala buia. Un grande schermo. Davanti, su quello che sembra un supporto, la silhouette di un corpo di donna.  Sul ‘palcoscenico’, in accappatoio, il corpo di cui quel corpo è la silhouette. Francesca Fini si toglie l’accappatoio e, nuda, va a collocarsi dietro la sua silhouette. Una assistente adatta leggermente – è un gesto fondamentale – i contorni del tratteggio per farlo coincidere più o meno con il corpo retrostante. Il corpo ‘vero’ è cadaverico, compreso nel suo marmoreo rigor mortis. I segni della individualità sono quasi cancellati: il volto coperto di cerone bianco, i capelli tirati indietro a scomparsa e anch’essi bianchi, una mortuaria maschera di cera.  Solo i peli del pube sono neri, ma il pube è della silhouette o di Francesca Fini? 

BODY QUAKE

Connect with