Dicembre 2020. Sguardo sulle travi del Cinquecento e poi ricerche a caso su google. Travi, Google. Google, travi. Ad un certo punto la serendipity della tastiera fa apparire sullo schermo Clelia Farnese. Chi è Clelia Farnese? È uscita fuori da Google o dalle travi? Dalle travi. Quelle travi erano presenti al suo matrimonio con Giovan Giorgio Cesarini, il 13 febbraio del 1571, nel Castello di Rocca Sinibalda, Rieti. Figlia illegittima del Cardinale Alessandro Farnese, non poteva sposarsi a Roma. «Senza paragone, la più amabile donna che fosse allora a Roma e anche altrove», la descrive così Michel de Montaigne. Nel 1595, vedova, risposata, si sottrae per qualche mese alla brutalità del secondo marito imposto dal padre, rifugiandosi nuovamente sotto le travi di Rocca Sinibalda. Gli affreschi ci sono già, Tra gli altri, anche le metamorfosi affrescate da Girolamo Muziano. Il ratto di Europa, Proserpina e il drago, Narciso. Cosa vede Clelia in quegli affreschi? Cosa pensa?
Gli affreschi nel luglio del 2022 ci sono ancora. Lo sguardo di Clelia non c’è più da 427 anni. Possiamo restaurare le opere del passato, non possiamo catturare lo sguardo. Boltanski in Giappone ha creato l’archivio dei cuori. Quei battiti ci saranno anche tra 500 anni. Lo sguardo si perde. Non basta accumularlo sotto forma di immagine nello smartphone, perché sarebbe uno sguardo cieco per chi lo trovasse. Al massimo possiamo catturare un cuoricino su Instagram. Non è possibile un archivio dello sguardo di Clelia e di tutti quelli che sono passati dopo di lei nella sala di Girolamo Muziano nel Castello di Rocca Sinibalda. Gli affreschi diventano frammenti per uno sguardo, il nostro, che non può che essere alieno. Uno sguardo che viene da un altrove impensabile per Clelia, così come è impensabile per noi oggi immaginare lo sguardo di chi guarderà le metamorfosi di Muziano tra 500 anni. C’è una vertigine temporale, un senso di smarrimento, di perdita. La storia dell’arte cerca di attutirlo e, al contrario, lo rinforza.
Nel 1948, in Messico, Leonora Carrington crea una parete caverna nella sua casa
Nel clima modaiolo intorno alla Medicina narrativa, difficile distinguere le cose serie. Cioè le esperienze reali di pratica clinica condotte con approcci teorici solidi e metodologie scientifiche rigorose. Una bella occasione il 7 maggio a Montevarchi (Arezzo), nell’Ospedale di Santa Maria della Gruccia, per tutta la mattinata. L’hanno organizzata la USL Toscana Sud Est e l’A.TRA.C.TO, una Onlus che si occupa di traumi cranici. Ci saranno alcuni dei nomi più interessanti e ‘storici’ della Medicina Narrativa italiana: Paolo Trenta, Stefania Polvani, Pierluigi Brustenghi, Mauro Zampolini.
Soldati, uomini spettri e artisti sciamani, chiamati a commemorarli. Opere macerie estratte dalla collezione del MOMA e rivitalizzate da un setting interpretativo che trasforma le sale bianche del museo in un campo di battaglia. Le pareti diventano fantasmi animati di lame, volti ragni, carne ridotta a geometria di morte.
Soldier, Spectre, Shaman: The Figure and the Second World War è la mostra. Le immagini che seguono raccontano la sua impronta, le ombre dei fantasmi che mette in scena.






Da alcuni anni, le immagini spesso intrecciate di Che Guevara e Mussolini hanno invaso gli spazi classici della street art a Manhattan e a Brooklyn: Wooster Street, la Bowery, Williamsburg, Green Point …
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