Il discorso paranoico dilaga. Nelle società, nei poteri, nelle folle e nelle persone. Sembra diventato la modalità prevalente della comunicazione sociale, e forse anche della comunicazione con sé stessi. Spesso si intreccia con forme miserande di ideologia e vi si mimetizza dentro. Il risultato è un sociale intensamente attratto verso la folie à plusieurs.
Non è possibile rimuovere o negare. Per questo ci siamo incontrati per tre giorni nel Castello di Rocca Sinibalda. Un primo affioramento è questo fascicolo de IL CORPO.
La proposta
Quattro punti di partenza.
Epistemologico: il paragrafo di Kant sul vaneggiamento e la pazzia metodica, in L’Antropologia dal punto di vista pragmatico (1798-1800). «Il delirio (dementia) è quella perturbazione mentale in cui tutto ciò che l’ammalato racconta è (…) conforme alle leggi formali del pensiero. (…)Costoro nella propria disgrazia sono spesso così acuti nell’interpretazione […]
Primo scenario. Il mondo appare decifrabile per prossimità. I nessi tra azioni e conseguenze sono relativamente leggibili. Le istituzioni conservano qualche trasparenza. La fiducia – pur fragile – opera come presupposto pratico del vivere insieme.
Secondo scenario. Il reale si presenta come superficie opaca. Gli eventi si accumulano senza saldarsi in una trama condivisa. La causalità si indebolisce. L’intenzionalità si fa ambigua e l’esperienza quotidiana è permeata dalla sensazione di eterodirezione. In questo scenario la pa-ranoia smette di essere un accidente psicologico e diventa una forma sociale, un regime di intelligibilità (Hofstadter, 1964). Essa scaturisce non tanto dalla scarsità di senso, quanto dal suo eccesso: una sovrapproduzione consumistica – materiale, simbolica, affettiva – che sottopone il soggetto a una performatività continua. Quando l’esperienza è costantemente chiamata a mostrarsi, a valere, a significare, la coerenza non è più presupposta, ma deve essere costruita. La paranoia interviene allora come tentativo di organizzare questa pressione diffusa in una trama intenzionale..
Questa paranoia esprime una risposta simbolica a una ferita del legame relazionale […]