Tag: bocca

di Enrico Pozzi –
– 20 Settembre 2022

Eugenio BORGNA, L’indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil, Milano, Feltrinelli, 2016

Generoso, questo libro di Eugenio Borgna su Simone Weil. Disperatamente empatico. Eppure inutile. Borgna si disperde nel suo oggetto, e in questo modo perde l’oggetto. Dopo 218 pagine verbosamente appassionate, Simone Weil rimane lontana, incomprensibile, e non per eccesso di senso, ma per difetto di distanza critica.

Lo psichiatra Borgna rivendica da sempre la matrice fenomeno-ogica della sua psichiatria. Questa grande scuola filosofico-psichiatrica gli serve per proporre e difendere la comprensione della sofferenza psichica, che ha sempre un senso. Su questo Borgna innesta un afflato religioso, fatto di misericordia e di riconoscimento della dignità assoluta della persona sofferente, del suo discorso verbale e del suo comportamento. L’esito sperato è una strategia spontanea della immedesimazione come accesso al mondo dell’altro, e come breccia terapeutica. L’esito possibile è una relazione quasi mistica con la persona sofferente, relazione che acceca lo sguardo.

Questo libro su Simone Weil è esemplare della trappola confusiva – per di più desiderata, e considerata conoscenza – che attende Borgna al varco. Chi ha amato la tradizione psichiatrica cui Borgna si collega poteva aspettarsi ciò che quella tradizione ha saputo e sa dare nei suoi momenti alti: la rappresentazione, vorrei dire: la descrizione densa (thick description) del Dasein dell’altro, il suo modo specifico di essere-nel-mondo, di vivere il mondo e di costruirne il proprio significato sovraccarico di sofferenza e distruttività.

Nulla di tutto ciò in queste pagine su Simone Weil. Borgna viaggia dentro la vicenda umana e testuale di questa giovane donna, immerso, senza prendere aria e senza cercare un qualche punto di vista decentrato sul suo viaggio. Teresa di Calcutta, Teresa di Lisieux, Giovanni della Croce, Etty Hillesum: sono questi i modi di essere-nel-mondo usati come specchio e commento per la vicenda umana e per il pensiero della Weil. Detto in breve: per Borgna la Weil è santa, dominata da un amore inconsulto e illimitato per l’umanità intera, un amore distillato e sublimato dalla sofferenza fisica e psichica.

In questo modo a Borgna sfugge l’essenziale. Al centro del Dasein di Simone Weil sta l’odio, un odio smisurato verso sé stessa dunque verso gli altri

di Enrico Pozzi –
– 18 Giugno 2012

Una famiglia moderna e politicamente corretta. Corpi sempre nudi, porte sempre aperte o tolte via, sincerità totale, trasparenza della pelle e della mente, sesso esplicito e a vista, il panopticon, l’Io casa di vetro.

Il fratello maggiore va all’estero per uno scambio culturale. Lei comincia a ingrassare senza fine.

Anni di analisi. Riesce ad avere un figlio. Continua a combattere con la madre interna che le ordina di dimagrire. Pensa che tutto nasca dal suo rapporto con la madre. Ovviamente non dimagrisce, ma almeno riesce a non ingrassare ancora.

Compra una casa con i soldi della liquidazione del padre. Mentre fanno i lavori, torna a vivere a casa del padre e della madre insieme al bambino e al compagno. Rende la loro vita un inferno per tenerli a distanza in attesa di andarsene.

Odia i soldi che il padre le ha dato. Non vuole il legame del dono. Ne parla per ore. Sono un pegno d’amore.

Di colpo capisce. Quando il fratello è andato via lei è rimasta sola con la madre, e con il padre. Esposta alla violenza del fantasma dell’incesto. Decide, non lo sa ma decide, di farsi grassa e brutta, repellente contro il padre e il proprio desiderio del padre. Senza fine, finché non si esaurirà la forza dell’incesto. Quando lei potrà staccarsi finalmente da quel fantasma di padre non con la messa a distanza delle liti o della repulsione coltivata del suo corpo grasso, ma con una separazione finalmente autentica.

di Enrico Pozzi –
– 20 Gennaio 2006

Bocca

La bocca è l’inizio, oppure, se lo si preferisce, la prua degli animali: nei casi più caratteristici, essa è la parte più viva, ovvero la più terrificante per gli animali vicini. Ma l’uomo non ha un’architettura semplice come le bestie, e non è neanche possibile dire da dove inizi. A stretto rigor di termini, inizia da1 vertice del cranio, ma questo vertice è una parte insignificante, incapace di attirare l’attenzione, e sono gli occhi o la fronte a svolgere il ruolo di significato della mascella degli animali.

Presso gli uomini civilizzati, la bocca ha anche perso il carattere preminente che conserva ancora tra gli uomini selvaggi. Tuttavia, il significato violento della bocca rimane allo stato latente, e riprende all’improvviso il sopravvento in una espressione letteralmente cannibale come bocca da fuoco, applicata ai cannoni con i quali gli uomini si uccidono tra loro. E nelle grandi occasioni la vita umana si concentra ancora bestialmente nella bocca, la collera fa stridere i denti, il terrore e la sofferenza atroce fanno della bocca l’organo delle grida laceranti. […]

Documents, 1930, anno II, n. 5, rubrica « Dizionario »

[bocca, ano e risatal

[…] L’interpretazione del riso come processo spasmodico dei muscoli-sfintere dell’orifizio boccale, analogo a quello dei muscoli-sfintere dell’orifizio anale durante la defecazione, è probabilmente l’unica soddisfacente, a condizione che, in tutti e due i casi, si tenga conto del posto primordiale che hanno nell’esistenza umana questi processi spasmodici a fine escretorio. Quando esplodono le risate, siamo costretti ad ammettere che l’orifizio boccale sta liberando una scarica nervosa che normalmente avrebbe potuto esser liberata dall’ano (o dai vicini organi sessuali). Ma nel riso l’escrezione smette di essere positivamente materiale: diventa ideologica, nel senso che l’oggetto escremenziale delle contrazioni spasmodiche è solo un’immagine e non una certa quantità di sperma, urina, sangue o feci. […]

[bocca e appropriazione]

Benché all’origine dell’appropriazione il consumo orale possa essere utilizzato nelle due direzioni, ovvero sia verso un processo di espulsione totale che verso un processo di incorporazione, l’atto di nutrirsi — depurato di qualunque derivazione psichica — immediata rimane non dimeno la base caratteristica di qualsiasi fatto appropriativo. Che prendano la forma di mobili o di immobili, di prodotti o di strumenti della produzione, l’acquisizione e la conservazione della proprietà inverano un legame di incorporazione fatto di serie omogenee che vanno dall’oggetto all’autore dell’appropriazione. Nello sviluppo intellettuale, il legame di incorporazione diventa un legame di identità […]

di enricopozzi –
– 18 Gennaio 2006

Da dove inizia il corpo umano? Questa la domanda che pone Georges Bataille ne1 suo breve scritto Bocca pubblicato in Documents: « La bocca è l’inizio oppure, se lo si preferisce, la prua degli animali: nei casi più caratteristici, essa è la parte più viva, ovvero la più terrificante per gli animali vicini. Ma l’uomo non ha un’architettura semplice come le bestie, e non è neanche possibile dire da dove inizi »’.

L’organo « bestiale » delle « urla laceranti » e anche del godimento senza fine, questo è la bocca umana. Sin dalla nascita, essa disorienta il corpo al punto di farne il buco oscuro di tutte le mescolanze: carni profonde e saliva, denti, lingue. L’immagine deleuziana dell’impasto delle parole e del cibo rende perfettamente conto della spiritualità impossibile di quest’organo. Ma per Bataille prevale lo sconvolgimento dell’individuo indotto da un punto di vista orizzontale.

« A questo proposito è facile osservare », aggiunge, « che l’individuo sconvolto solleva la testa tendendo il collo freneticamente, di modo che la bocca viene a porsi quanto più possibile ne1 prolungamento della colonna vertebrale, ovvero nella posizione che occupa normalmente nella costituzione animale ».

La civiltà, o più semplicemente l’evoluzione naturale, non è riuscita a far tornare compiutamente la bocca nel viso! Malgrado lo sguardo e l’espressione, il viso conserva questa violenza d’organo, trattenuta e mascherata dal1’ornamento delle labbra.

di Cristina Cenci –
– 16 Gennaio 2006

Géza Roheim

Tra gli eschimesi i tabù e l’aggressione all’interno del gruppo sono intimamente connessi. Tra le montagne dell’Alaska, sull’alto corso dei fiumi Kuouk e Noatak e sul corso principale del Colville, notiamo che esiste spesso il divieto di mangiare la carne delle greggi delle montagne. Una donna, dopo aver avuto il suo primo figlio, può mangiare solo alcune costole di quella carne. Dopo il secondo figlio può mangiarne un pò di più, e così via. Solo dopo aver partorito il quinto figlio le può mangiare tutte. Nel caso in cui un figlio fosse malato, ne potrebbe mangiare di meno, se i figli malati fossero due ne potrebbe mangiare ancora meno. Se il figlio di suo fratello fosse ammalato, le sarebbe proibito mangiarne alcune parti, e se morisse la moglie del fratello ci sarebbero altri divieti ancora. I tabù che si riferiscono alle costole della pecora hanno comunque sempre a che fare con la salute del figlio o dei parenti’.

Come si può identificare il semplice gesto di mangiare una costola di pecora con la salute o la malattia di un figlio? Ciò è possibile solo se prendiamo in considerazione l’aggressione orale, il che significa che il bambino e la costola della pecora […]

(C(C:B))

Ultima mestruazione. Inizia un periodo di stitichezza feroce: (c(c:b)) deve sforzarsi molto e ogni volta teme per il bambino, ha paura di ‘evacuarlo’. Le sembra di sentire il dentro per la prima volta. Vorrebbe dire a tutti che è una donna, che è diventata donna. Donna è avere un dentro.

19 febbraio

Prima visita ginecologica. (c(c:b)) ha dolori al colon, teme una gravidanza  extra-uterina, teme che il dentro non abbia un suo spazio. Il dentro è al suo posto: è un puntino che pulsa. (c(c:b)) non può mangiare salumi, insaccati […]

Connect with