Tag: Ernest Jones

di Enrico Pozzi –
– 2 Dicembre 2025

Mantide Religiosa

L’Angelus di Jean-François Millet (1857-59). Due devoti contadini pregano al tramonto nell’arcadia. Angelus Domini nuntiavit Mariae. La concezione del Bambino divino tramite il flatus dello Spirito Santo. Salvador Dalì guarda, e vede una preghiera sulla tomba di un bambino morto, poi una maestosa Mantide Religiosa che ha appena ucciso. È il metodo paranoico-critico, comprendere per associazioni deliranti. Magari chi pretende di lavorare sul e con l’inconscio potrebbe anche tentare di praticarlo. Ci sarebbe meno noia in giro.

L’alto e il basso

Carlo Portelli, l’Immacolata Concezione del 1566. Una grande pala in Ognissanti, ora all’Accademia, restaurata da poco. La sua opera maggiore, un vertice del manierismo luciferino.

In alto, Dio, una macchia nera che quasi copre la lucentezza dorata del vertice della pala. In basso, contro uno sfondo buio, una lunare schiena di donna, e un culo “glorius in maiestate”, come si diceva del Divino.

Tra quell’alto e quel basso la rappresentazione iconica del desiderio, delle sue vicissitudini, dei suoi labirinti, delle sue metamorfosi e camuffamenti, e delle difese estreme che esige per non diventare padrone del mondo. Di questo è allegoria l’Allegoria dell’Immacolata Concezione portelliana.

Dio

Non è un dio qualsiasi, irenico e dolciastro. Questo dio è imperioso, forte, potente e fiero della sua potenza. Un dio maschio, colmo di desiderio. Un dio vecchio, con il désir fou carnale dei vecchi

di Enrico Pozzi –
– 19 Novembre 2014

Una immagine fotografica di Man Ray condensa livelli multipli di senso, esprime la natura viscerale della preghiera, trasforma la pancia e i suoi dintorni negli organi del rapporto con il divino. Man Ray lettore del grande Ernest Jones, che fece concepire la madonna attraverso l’orecchio? Probabilmente no, eppure la sua icona sovradeterminata contiene Ernest Jones e molto altro: Bachtin, Schneider, van der Leeuw, il Rimbaud di Voyelles, Histoire d’O, Hans Bellmer, Kiki de Montparnasse, il sedere di Lee Miller, la luce sterile della luna, dio come forma frusta del sacro, ecc. Da leggere e da vedere nell’ultimo n. de IL CORPOhttps://www.ilcorpo.com/it/rivista.htm.

di Enrico Pozzi –
– 6 Luglio 2014

Iconostasi

Pregare. Un potente culo di donna emerge dall’ombra, unica parte visibile di un corpo prosternato nell’indistinto anonimo del nero. Una luce lunare scende dall’alto dei cieli.

Totalità perfetta, sfero divino – se non fosse per la fessura verticale tra le natiche che lo incide. Il taglio condensa separazione sperata e congiunzione necessaria. Le due metà del globo dimezzato si divaricano via l’una dall’altra, eppure esibiscono il loro imprescindibile legame di pelle. In tempi lontani e forse felici furono forse distinte, come ci ricordano le fessure invisibili che sappiamo esserci più in basso, lì sotto, e quella linea verticale forse è una cicatrice. Oppure lì sotto lo sfero si sta aprendo, si è già aperto sulle caverne interiori, e quella linea di confine attende paziente fiduciosa e impaurita l’arrivo della fessura che sale.

Dal buio del nulla escono due mani femminili. Coprono la proba-bile ma invisibile vulva, che qui non merita di essere ridotta a vagina. Si incrociano quasi all’altezza dell’ano, la cui presenza si indovina nel buio al confine della curva. Sembrano nasconderlo e proteggerlo, ma sono aperte, leggere. Alludono, invitano, dicono: ci puoi aprire senza sforzo, è questo che vogliamo. Fingono di voler impedire la penetra-zione di qualcosa – lo sguardo e ciò di cui lo sguardo è figura. O di voler trattenere la fuoriuscita di qualcosa che preme da dentro. Le due cose insieme.

Sotto, le piante rattrappite di due piedi. La pelle raggrinzita contrasta con la liscia perfezione della pelle del culo. Linee caotiche, bitorzoli di carne appesi senza logica a organi senza funzione (quei piedi non servono a camminare). La bruttura un po’ oscena degli alluci. L’informe brutto che sottolinea la forza piena della forma-sfera bella sovrastante.

Sotto ancora, il letto in cui tutto ciò eroticamente affonda, e il cuscino unico angolo che interferisce nell’egemonia delle curve.

Un sistema metonimico di oggetti parziali – nulla qui è intero, solo frammenti che alludono a totalità invisibili. La tensione sessuale. Il culo. L’ano. Le mani.

Secondo Man Ray tutto questo è la preghiera, La Prière. Perché?

In che modo?

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