La fotografia nell’era degli smartphone sfida la memoria
L’autoscatto del presente. Fenomenologia e ubiquità del “selfie”. Vincono (forse) vanità e banalità che però colgono lo spirito del tempo [di Gianluigi Colin, La Lettura, p. 2]
L’autoscatto con lo smartphone: specchio permanente e puntiforme di un’identità che altrimenti sfugge nella fluidità delle relazioni e degli schemi corporei. Come sono veramente me lo dice l’autoscatto. L’autoscato è un simulacro che dice un’assenza come nel Ritratto dell’amante. Oppure è il tentativo di vedere l’invisibile che siamo, come nel Fotografare l’inconscio.
Urs Fischer per il Corriere della Sera [La Lettura, Copertina]

In tech we trust [di Simon Kuper, Financial Times, 7 settembre]
Il 7 settembre mi era sfuggito (non era domenica….). Un tweet perfetto: “Instead of developing a policy to solve a problem, people now develop an app“.
Durante l’autunno del 1938, quando gli accordi di Monaco bloccarono temporaneamente la guerra, un amico e collega psicoanalista, il dottor R. Löwenstein, mi raccontò il seguente aneddoto, di cui garantì allora l’autenticità. Lo riferisco alla lettera:
Un anno dopo, nell’autunno del 1939, quando Hitler, contrariamente alla profezia precedente, aveva vissuto abbastanza per scatenare la guerra, mi giunge un altro aneddoto, che questa volta è stato riferito a mio marito da un massaggiatore dello hammam, e sempre con le consuete garanzie di autenticità. Secondo il narratore, […]