1888, a Whitechapel, un quartiere povero e malfamato di Londra. Tra il 31 agosto e il 9 novembre, un serial killer uccide, sventra e mutila sessualmente almeno 5 prostitute. In un messaggio si firma Jack the Ripper. Malgrado indagini imponenti, non verrà identificato. Nell’opinione pubblica e nelle rappresentazioni sociali dilaga però la certezza che sia un Ebreo.
Un grande storico della medicina e del corpo, Sander Gilman, esplora il lavorio dell’immaginario collettivo intorno a questo collegamento tra la Puttana, l’Ebreo e il serial killer sessuale.
Pubblicato sulla rivista IL CORPO, n. 4/15. A novembre ne ILCORPOEDIZIONI la traduzione dell’intero libro di Gilman, Il corpo dell’Ebreo.
https://www.ilcorpo.com/it/rivista/dicembre-2015_56.htm


18 settembre 1888. Jack lo Squartatore scrive alla Central News Agency: «Non mi piacciono le puttane e smetterò di farle a pezzi solo quando mi prenderanno»1. In questo saggio non mi occupo della realtà di Jack lo Squartatore (che reale era, e che non fu mai preso), ma delle fantasie dei suoi contemporanei su di lui. Per comprendere l’immagine di Jack è però necessario capire quale fosse l’immagine della prostituta nella Londra vittoriana, e quali paure si collegavano alla sua figura nel 1888. Paure che, come le nostre di un secolo dopo, si focalizzavano su malattie definite sessuali, e tentavano di confinarle all’interno del corpo dell’Altro2.
Chi poteva veramente uccidere la prostituta se non la prostituta stessa, chi poteva espiare i suoi peccati contro il maschio se non lei stessa? La vita della prostituta doveva finire nel suicidio.