La Vendetta di Finnegan
Per che cosa paghi, quando acquisti un libro? Dal punto di vista fisico non fai un grande affare: porti a casa una robetta fragile che prende fuoco facilmente, si rovina con l’acqua, si inzacchera con la terra.Tre elementi su quattro la detestano, e anche il quarto, l’aria, non gli vuole bene (provate a leggere su una spiaggia piena di vento e ne riparliamo). D’ora in poi la sua vita sarà in costante pericolo.Ma non è questo che ti interessa. Quello che desideri è il mondo alternativo, il panorama mentale (o il piano astrale) in cui quel libro ti porta. Tutti i libri disegnano mondi: allargano il tuo panorama personale, inseriscono personaggi e luoghi nuovi in quella continua recita a soggetto che è la mente umana. La Storia non è mai disgiunta dal Mito, e i libri, siano essi fiction o saggistica, giocano con entrambe.
Poniamo che io abbia deciso di scrivere Finnegans Wake II: la Vendetta di Finnegan. Dopo essermi annoiato a morte con Joyce, butto giù un mattoncino di quattrocento pagine che racconta di come Finnegan ritrovi se stesso in un casinò di Montecarlo, vada a letto con un vampiro e scopra che Gesù e la Maddalena erano non solo amanti, ma anche fratello e sorella.
Quello che ho scritto è un ‘falso’ seguito di Finnegans Wake?
Ma il libro esiste davvero, e parla davvero di Finnegan, davvero racconta le sue nuove avventure. La sua vita è un po’ cambiata, ma se non lo fosse, non ci sarebbe stato bisogno di scrivere un seguito.
Qualcuno potrebbe obiettare che il mio sequel è ‘falso’ perchè solo l’autore di un’opera ha diritto a proseguirla. Ma a questo punto anche Alien 2 non sarebbe un ‘vero’ sequel di Alien, e i fumetti di Conan non sarebbero ‘veri’ fumetti di Conan. Una posizione che è, al meglio, euristicamente inutile, al peggio, demenziale.
Il mio La Vendetta di Finnegan sarà anche un libro mediocre, ma di certo non sarà meno ‘vero’ del libro di Joyce. Quand’anche io provassi ad attribuirlo a lui, sarebbe un falso libro di Joyce, ma non un falso libro tout court, né un falso sequel.
Per ora però siamo nel campo della fiction, che per sua natura confonde le acque. La condizione ontologica di un’operazione del genere è diversissima da quella, poniamo, dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion. In questo caso non è falsa solo l’attribuzione, è falsa ogni cosa: quelli non sono neanche veri protocolli, mentre il mio romanzo è un vero romanzo a tutti gli effetti (o lo sarebbe se mai lo scrivessi). Il che mette in luce una differenza sostanziale tra fiction e saggistica, tra Storia e Mito… e quindi contraddice quanto detto finora. Giusto? Un po’ di pazienza; le cose sono più complesse di così.
La lettura di un libro funziona in modo simile all’assunzione di una dose di lsd: alteri la tua coscienza e ti immergi in un mondo alternativo, che forse esiste solo nella tua mente, forse no. In ogni caso la realtà consensuale si disgrega attorno a te, l’Universo intero collassa ai tuoi piedi, e a quel punto non ha più senso parlare di realtà e falsità, perché sei nel regno della mente, nel piano astrale, in un mondo di possibilità infinite.
Detto questo, esistono dei falsi libri, i cosiddetti pseudobiblia.
Qualcuno ci sarà arrivato: per essere falso un libro deve non-esistere, non essere mai stato scritto. E qualcuno deve credere che, invece, sia stato scritto davvero.
V. CALLIERI Lupus in lectore. Archeologia di Luciano Liboni come anti-eroe
Lupus in lectore. An archeological inquiry into the killer Luciano Liboni as an antihero
Lupus in lectore. Archéologie du meurtrier Luciano Liboni en tant qu’anti-héros.
Il 22 luglio 2004 Luciano Liboni, un piccolo criminale di provincia, sceglie di diventare un anti-eroe uccidendo inutilmente un carabiniere nelle Marche. 9 giorni dopo viene ucciso da un altro carabiniere a Roma. Tra queste due date si sviluppa la costruzione sociale e mediatica di Liboni come folk hero negativo. L’autore la indaga utilizzando il percorso, le fasi e i topoi della invenzione dell’eroe mitico sulla base del modello proposto da Joseph Campbell. In questo caso l’eroe – chiamato il Lupo nei media e nel discorso sociale – si configura come mostro sul confine tra natura e cultura, belva anomica che oppone il zoon al politikon, contenitore in cui il sociale colloca ciô che rimuove e nega dentro di sé.
On July 22, 2004 Luciano Liboni, a petty criminal, decided to become an anti-hero by unnecessarily killing a policeman in the Marches. 9 days later he was killed by another police officer in Rome. Between these two events the social and media construction of Liboni as a negative folk hero unfolds itself. The author investi-gates it by using the overall pattern, the phases and the topoi of the invention of the mythical hero according to the model proposed by Joseph Campbell. This hero – dubbed “the Wolf” in the media and the social discourse – is build up as a ‘monster’ on the border line between nature and culture, an anomic wild beast which plays the zoon against the politikon, a projective container for inner contents which society cannot work through and must deny.
Le 22 Juillet, 2004 Luciano Liboni, un petit délinquant de la province, choisit de devenir un anti-héros en tuant inutilement un policier dans les Marches. 9 jours plus tard, il est mis à mort par un autre agent de police à Rome. L’intervalle entre ces deux événements voit le développement et la construction aussi bien sociale que médiatique du folk hero Liboni comme un folk devil, un héro négatif. L’auteur étudie cette élaboration collective en utilisant le cheminement, les étapes et les topôi de l’invention du héros mythique à partir du modèle proposé par Joseph Campbell. Dans ce cas, le héros – dénommé “le Loup” par les médias et le discours social – est configuré comme un ‘monstre’ à la frontière entre nature et culture, une bête sauvage anomique opposant le zoon au politikon, le conteneur projectif des contenus internes que le social n’arrive pas à élaborer et qu’il est contraint de denier brutalement.
Diario paranoico-critico. Il corpo di Obama (2009-2011)
The Paranoiac-Critical Journal. Obama’s Body (2009-2011);
Journal paranoïaque-critique. Le corps d’Obama (2009-2011)
Il metodo paranoico-critico di Dali applicato al corpo di Obama fa emergere i contenuti magico-sacrali che riempiono di senso e consenso il corpo del Re divino post-moderno. Gli aspetti ‘innocenti’ e demoniaci del potere come Potenza traspa-iono dalle rappresentazioni immaginarie di Obama come fallo fertilizzante, corpo esemplare, re taumaturgo, Signore delle Mosche, angelo di violenza assoluta, So-vrano illimitato. Il carattere ‘mostruoso’ di questa condensazione numinosa lascia al presunto cittadino una sola identità – quella del suddito -, e una sola azione possibile: l’autoasservimento entusiasta.
When applied to Obama’s body, the paranoiac-critical method introduced by S. Dali elicits the sacred-magical content and consensus which impregnate the body of the post-modern Divine King. The ‘innocent’ and demonic aspects of authority (Herrschaft) as sheer Power (Macht) lurk below the imaginary representations of Obama as a fertilizing phallus, a model body, a thaumaturgic King, the Lord of the Flies, an angel of wrath exerting absolute violence, an unbridled Sovereign. The ‘monstrosity’ of such a numinous condensation leaves the so-called citizen with just one identity left- being a subject – and one path of action: enthusiastic self-subdual.
La méthode paranoïaque-critique introduite par S. Dali permet de traquer les éléments magiques et sacrés qui construisent la signification et le consensus du corps du Roi Divin post-moderne. Les aspects ‘innocents’ et démoniaques du pouvoir (Herrschaft) en tant que Puissance (Macht) condensent la filigrane des représentations imaginaires d’Obama en tant que phallus fécondant, corps idéal, Roi thaumaturge, Seigneur des Mouches, l’ange du Dies Irae de la violence absolue, le Souverain illimité. Le caractère monstrueux de cette condensation numineuse ne laisse au citoyen qu’une seule identité possible – se faire sujet – et un seule démarche: s’asservir avec enthousiasme.
C. CENCI, E. POZZI La pelle della carne sociale. Psoriasi e fantasmi della natura nel web 2.0
The skin of the social flesh. Psoriasys and the phantasies of nature in web 2.0 conversations
La peau de la chair sociale. Le psoriasis et les fantasmes de la nature dans le web 2.0
La pelle è il luogo geometrico corporeo del negoziato tra corpo e sociale, tra l’artificialità della cultura e la pretesa naturalità della natura. La psoriasi è un incidente della pelle. Il discorso sociale sulla psoriasi condensa la dialettica natura vs artificialità che inerisce a quest’organo.
I dati epidemiologici segnalano il rifiuto della medicalizzazione della psoriasi, una patologia di cui non si vuole che sia una malattia. Le rappresentazioni sociali sottese da questo rifiuto vengono esplorate tramite un corpus web 2.0 che campio-na le conversazioni sociali italiane intorno alla psoriasi. Metodologie: l’analisi del discorso e la network analysis applicata ai testi.
Le conversazioni sociali del web seguono due percorsi: a) la psoriasi è una aggres-sione eteronoma proveniente dalla società; b) la psoriasi è una eruzione autonoma proveniente dall’interno del corpo (l’Io colpevole: “non so vivere”). I due percorsi convergono nel rifiuto generalizzato della dimensione bio-fisiologica della malattia. II fantasma rappresentativo sottostante rimanda al modello della rottura dell’e-quilibrio. La psoriasi testimonia/tradisce una rottura dell’equilibrio tra natura e cultura, una eccedenza patogena di cultura e di artificialità che disgregherebbe la naturalità della pelle.
La cura esige il ristabilimento dell’equilibrio naturale perduto, e l’abbandono del campo della medicina: solo la natura puô restaurare la natura. La risposta del dispo-sitivo medico utilizza il mirroring semantico del fantasma dominante: il “farmaco bio”, opposto all’antibiotico, che nasconde un vertice di artificialità tecno-biologica.
The skin is the locus of an ongoing negotiation between body and society, be-tween the artificiality of culture and the supposed naturalness of nature. Psoriasis is an accident of the skin. The social discourse on psoriasis condenses the dialectic “nature vs artificiality” which is embedded in this organ.
Epidemiological data show a widespread rejection of the medicalization of psoriasis, a pathology that ought not be a disease. The social representations underly-ing this refusal are explored by means of a corpus which samples the Italian web 2.0 conversations dealing with psoriasis. Methods: discourse analysis, and network analysis applied to texts.
The conversations follow two paths: a) psoriasis is an outside aggression origi-nating from society, b) psoriasis is an eruption bursting out of the inside of the body (the guilty Self: “there’s something wrong with my life”). Both paths converge into the overall refusal of the bio-physiological dimension of psoriasis.
The underlying representational phantasy refers to the imbalance model. Psoriasis witnesses / betrays a rupture of the balance between nature and social culture, a pathogenic excess of artificiality that disrupts the naturalness of the skin.
The treatment requires the restoration of the natural balance that was lost, and the refusal of the medical approach: only nature can heal by restoring nature. The response of the medical players mirrors semantically the dominating phantasy: here comes the supposedly nature-friendly “bio-drug”, as opposed to “anti-biot-ic”, which conceals a climax of techno-biological artificiality.
La peau est le lieu géométrique corporel de la négociation entre le corps et le social, entre l’artificiel de la culture et le prétendu naturel de la nature. Le psoriasis (ps.) est un accident de la peau. Le discours social autour du ps. condense la dialectique de la nature et de l’artificiel qui est intrinsèque à cet organe.
Il potere merita il delirio paranoico.
53 milioni di pagine Google per “Obama kills a fly”, accaduto il 16 giugno. La voce del popolo non mente. Ha sentito che quel modestissimo evento nasconde una verità terribile. Cerca risposte, ma non le trova. Io ho capito, e voglio dire quello che ho capito.