Il frontespizio del Leviatano ha fatto un’altra vittima. Intensamente vera perché totalmente ficta, la Bestia divorante ha incorporato in sé via via i molti intrappolati nella sua evidenza visiva, ovvero che quella Bestia sia forma e figura della polis come corpo. Ultimo di tanti, Giorgio Agamben con Il corpo della politica.
Quell’immagine è la condensazione fertile di una fallacia euristica, il nominalismo delle teorie contrattualistiche della polis. Fallacia doppia. Da un lato,
Abbronzature
In un aggiornamento contemporaneo dei Miti d’oggi di Roland Barthes dovrebbe figurare anche la pelle “arancione” esibita da Donald Trump. Fenomeno in ogni senso mitologico, e pertanto difficilmente spiegabile, l’abbronzatura di Trump è stata attribuita ad autoabbronzan-ti, creme miracolose, lampade, trucchi e persino “ottimi geni” (questo secondo la Casa Bianca). Sta di fatto che questa pelle, immediatamente politica, ha agito fin dalla campagna per elezioni presidenziali del 2016 come un agente del contagio memetico, diffondendo l’immagine del futuro presidente degli Stati Uniti d’America in ogni parte del mondo. L’abbronzatura di Trump, prodigio superficiale, ha generato una congerie di meme che hanno finito per consolidare la sua figura a fior di pelle, senza necessità di conoscerne fino in fondo “l’origine”. L’apparente inspiegabilità di questa coloritura, fomentando di volta in volta il proprio mistero, ha agito semmai come ulteriore carica virale. In the Pale of Winter, Trump’s Tan Remains a State Secret titolava nel 2019 un articolo del New York Times. Ugualmente, nell’ultima, rocambolesca campagna del 2024, una politica abbronzata si è andata a imporre su quella pallida e senile dell’oramai ex presidente Biden.
IL CORPO Paranoia, ideology and folie à plusieurs, A Workshop. Castle of Rocca Sinibalda (Rieti)
The position paper for a 3 days workshop (venue: Castello di Rocca Sinibalda) on paranoia as a social, political and psychological frame of mind. Its core hypothesis: the paranoid mode of thought is not a distortion of reason but its blind spot and moment of truth — a shadow that inhabits reason from within. Drawing on Kant, the Folies raisonnantes of Sérieux and Capgras, Hofstadter’s “paranoid style”, Elliott Jaques’s kleinian perspective on social systems, and in dialogue with Horkheimer and Adorno’s Dialectic of Enlightenment, […]
Key words: ideology, folie à plusieurs, Enlightenment, collective anxiety, social systems, delusion, paranoia, rationality
VIRGINIA DE MICCO The Lady with the Tape Recorder. About paranoia, recorders, and the what else…
Drawing on two clinical and theoretical scenes arranged as a diptych, this article ex-amines the paranoid dimension inherent to the psychoanalytic setting. The first act re-visits the historical episode of Jean-Jacques Abrahams and his tape recorder (Brussels, 1967). Its staging by Sartre in Les Temps Modernes started an anti-psychoanalytic reading rooted in a fundamental misreading. The second act presents a clinical vignette — the Woman with the Recorder. A patient’s evocation of a recording device worn during a session triggers the analyst into an intense experience of intrusion and paranoid contagion.
Key words: paranoia, psychoanalytic setting, clinical vignette, paranoid contagion, Verleugnung, identity, mechanical third party
ENRICO POZZI Paranoia, ideology, folie à plusieurs. Notes to get started.
The discursive functioning of Unabomber/Ted Kaczynski’s Manifesto — Industrial Society and Its Future (1995) — is deconstructed both as a text with a paranoid struc-ture, and as an ideology aimed at political mobilisation. A narratological and linguistic analysis of the Manifesto — its analytical tone, the near-absence of the first person, its abstract and macro-social lexicon, its causal hypotaxis ecc — reveals a writing that mimics scientific discourse while concealing an intense emotional charge. On the psychodynamic level, the author shows how the text follows the narrative pattern identi-fied by Roger Money-Kyrle in Nazi propaganda […]
Key words: Unabomber, paranoid discourse, ideology, political violence, narrative analysis, propaganda, post-industrial society
Giorgiomaria Cornelio On the Skin: Paranoia, Politics, and the Surface
Donald Trump’s political tan is the starting point for an analysis of the paranoid di-mension at work in contemporary right-wing populist politics. Drawing on referenc-es ranging from Deleuze and Guattari to Mario Rossi Monti, from Didier Anzieu to Grafton Tanner, the author articulates three levels of analysis. The first deals with the metaphysics of surfaces: in a world where images proliferate independently of any depth, the “skin” becomes the operative surface of meaning and political contagion. […]
Key words: populism, paranoia, surface politics, foreverism, conspiracy, Trump, hypnocracy
Edmondo Grassi The Wound and the Loophole. Paranoia as a Contemporary Social Formation
Paranoia is framed as a social form of the present, and emptied from a whatsoever clinical or diagnostic meaning in order to read it as a socio-analytical category. Para-noia emerges and intensifies when the order of the world becomes opaque and discon-tinuous. It produces a two-sided figure — both wound and loophole — that registers the vulnerability of social bonds while rendering visible what the everyday order tends to conceal. […]
Key words: paranoia, social forms, abjection, social trust, institutional suspicion, topology, purity
Andrea Pagnes Obsession, Paranoia, and the Creative Mind Between Pathology and Poetry
Philosopher and performer Andrea Pagnes probes the liminal zone where obses-sive-compulsive thought and artistic creation meet and respond to one another. The author draws on references from Freud and Janet to Deleuze and Guattari, and en-gages role models such as Artaud, Plath, Abramovic, Bausch and Kane. He argues that pathological doubt, compulsion and paranoia are not merely clinical disorders, but formal structures shared by the creative mind. […]
Kew words: obsession, paranoia, artistic creation, compulsion, poetics of uncertainty, pathology and art, repetition
Pagine finali del fascicolo 1/2025 di Frontiere della psicoanalisi sulla paranoia. Rossana Lista narra après coup il significato delle 300 pagine precedenti. Le prime righe:
« Oggi riflettere sulla paranoia non è solo un compito psicoanalitico: è una necessità storica. La paranoia non appare più confinata ai margini della patologia individuale; essa permea la discussione pubblica globale, come forma di percezione, come modalità di interpretazione degli eventi, come stile della reazione collettiva. Le grandi questioni contemporanee […] si articolano in una grammatica paranoica: non si tratta solo di registrare paure ma di riconoscere una logica: quella che scorge dietro ogni trasformazione è una minaccia invisibile, un nemico diffuso, un’intelligenza ostile che trama. […] Riflettere sulla paranoia … non significa più soltanto interrogare un sintomo ma comprendere una postura culturale, una modalità del vivere e del pensare che segna la nostra epoca ».
E subito dopo cita la categoria dello «stile paranoide» anticlinico e metapsicopatologico proposta da Hofstadter.
Quasi perfetto, salvo tre problemi.
Il primo: di quello che Lista propone non c’è
La rivista esiste dal 2009 ed è stata plasmata dall’influenza di Judith Butler e Monique Wittig. Diversi numeri sono di grande interesse. Tutti i fascicoli online, liberamente scaricabili.
Per il numero che uscirà nella seconda metà di quest’anno, le curatrici propongono il tema di una ritraduzione concettuale della etereosessualità in eteronormatività. Le ragioni della proposta sono presentate in dettaglio nello appel à contribution qui: https://journals.openedition.org/gss/1284
A IL CORPO il linguaggio pare poco trasparente, più di identità e appartenenza al ‘noi’ che di apertura all’esterno. Ma il gruppo è serio, francofono e non solo francese. La scadenza per le proposte è molto vicina.
Il 29 giugno a Parigi, Université Paris Descartes, un workshop che potrebbe essere interessante. La sociologia francese del corpo da tempo segna il passo. Speriamo che qui riesca a farsi almeno in parte innovativa e a restituirsi una qualche duttilità concettuale ed empirica, fuori dal blob del costruzionismo esasperato! Non è che ci speri molto – gli scienziati sociali francesi sono spesso giacobini anche scientificamente -, ma non si sa mai….
Presentazione generale e abstract delle relazioni qui: http://calenda.org/404722
Il programma e le indicazioni pratiche:
A. CAMPI, L. VARASANO (a cura di), Congiure e complotti. Da Machiavelli a Beppe Grillo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2016, €16
Un presentimento: toccherà occuparsi sempre più della paranoia come modello ordinatore del sociale, e del discorso paranoico come forma princeps del discorso pubblico. L’era delle ideologie nascondeva l’organizzazione paranoidea del pensiero dietro la nuvola dei sistemi di valori e delle filosofie della storia. La fine delle ideologie toglie questi orpelli. Ora la paranoia, messa a nudo, vive apertamente la sua gloria euristica e la sua potenza emozionale.
Ben venga tutto ciò che aiuta a capire la Bestia.
Lunedì 18 aprile , IL CORPO 4/15 sarà on line sul sito www.corpo.com. Articoli e saggi su: la pelle e la nascita della dermatologia moderna, l’Ebreo in quanto Jack lo Squartatore, le molteplici varianti del cannibalismo politico, una vicenda erotica di gruppo, l’etnocentrismo critico e la fine del mondo di Ernesto de Martino, una installazione di V. Padiglione sul corpo del migrante, tre frammenti poetici di Ingeborg Bachmann sul confine ecc.
In corso a Venezia la più interessante iniziativa recente di Body Art al livello internazionale. Ritual Body – Political Body è il tema della 2a Venice International Performance Week, in corso a Palazzo Mora. Oltre 50 artisti conosciuti e meno conosciuti lavorano fisicamente intorno a due aspetti-chiave interconnessi del corpo come costruzione sociale: segno, sintomo, incarnazione dell’ordine e della possibilità del disordine.
Già nel 2012 la 1a Performance Week aveva affrontato un tema potente: Corpo ibrido – Corpo poetico.
Questa volta il focus
Il Body Politic cerca di sfuggire alla morte essiccandosi nelle mummie dei suoi potenti. Infligge invece la morte essiccando le sue vittime: mummie svuotate di soma e di senso, cioè di socialità. Questo è accaduto a Stefano Cucchi cadavere: involucro puro, Io-pelle svuotato di carne sociale, la chair sociale di Merleau-Ponty.
Il web ha cercato di restituire senso a questo corpo riempiendolo di parole, corpo segnico, la materia sociale di cui sono fatti i nostri corpi vivi.
Abbiamo raccolto il corpus imponente di questo tentativo di risarcimento sociale della mummia Cucchi: gli oltre 110.000 tweet che sono esplosi sul web dopo la sentenza di assoluzione. Un canto funebre costruito sul ritmo di quella variante post-moderna dell’endecasillabo sciolto che sono i 160 caratteri di un tweet.
Questi ‘versi’ sono presentati nella loro sequenza temporale, minuto dopo minuto, come sono apparsi sulla Rete tra il 29 ottobre e l’11 novembre.
Chiunque lo voglia potrà ripercorrere questa narrazione collettiva e questo lungo frammento di immaginario sociale con i suoi strumenti: semiotici, psicologico-sociali, sociologici, antropologici, di storia delle religioni, politici, psicoanalitici, possibilmente intrecciati. Dopo aver letto e riletto Kantorowicz e i suoi Due corpi del Re (Einaudi)
Il ‘testo’ è on line, liberamente accessible citando la fonte. Lo abbiamo collocato tra i materiali dell’Archivio Corpi del potere, insieme ai testi sulle morti di Gheddafi, di Priebke, di Steve Jobs, di Michael Jackson ecc.