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di enricopozzi –
– 2 Dicembre 2025

Il Rimbaud Pierrot lunaire di Wojnarowicz si muove per Manhattan come una grande Zona, prolungamento metropolitano dei piers. Un Pierrot lunaire malinconico e trasgressivo, un flâneur della solitudine, del cruising e del degrado.

106 anni prima, Rimbaud vive a Londra la sua Zona. Con Verlaine qua e là, tra intermittenze e distanze. Arrangiandosi in vari modi, vivendo in quartieri spesso derelitti, ospite e ospiti di fuggitivi dalla Comune, tra sesso, assenzio, liti violente, abbandoni precipitosi, richieste di soldi. Inseguiti dalle famiglie.Verlaine da una moglie che lo rivuole indietro e alla fine si rassegna a chiedere un divorzio per sodomia. Rimbaud da una madre e una sorella che sanno? non sanno? sono complici? lo ricattano con i soldi che gli servono per sopravvivere?

Madre e sorella che lo raggiungono a Londra. Ecco allora l’altro Rimbaud, il figlio rispettoso, il fratello che introduce alla metropoli bella e grandiosa, e la fa scoprire alle due donne. Amorevolmente, così sembra dal diario e dalle lettere che la sorella Vitalie scrive all’altra sorella Isabelle. Non più il flâneur ma il turista di provincia. Accompagnatore e guida ragionevole e banale: il Parlamento, Saint Paul, i palazzi, il British Museum, i parchi, i militari con le loro belle uniformi, le folle, parole e emozioni dolciastre. Solo ogni tanto traspare la sofferenza della madre. Perché la Zona è sempre lì. Non perdona e non lascia andare. La Saison en enfer, la Vierge folle, il drôle de ménage. Fughe, miseria. Verlaine che fugge via. Bruxelles. Il colpo di pistola. Verlaine condannato a due anni di reclusione, non per la ferita a Rimbaud, che non lo denuncia, ma per sodomia.

Spetta ai periti medici del Tribunale di Bruxelles di trovare e misura-re nel corpo di Verlaine la presenza della Zona nella modalità del queer, la traccia della ‘pederastia’.

Ecco la loro Relazione, che cerca di decifrare e ridurre a ragione e misura la Zona. Qui, l’ano.

Con il Giudice Istruttore t’Serstevens agente ultimo della Città cartesiana che abbatte la sua luce sulle pieghe ombrose della Zona. […]

RESOCONTO DELL’ESAME CORPORALE DI VERLAINE

Noi sottoscritti, V. Vlemickx e Ch. Semal, dottori in medicina, ecc, a Bruxelles, abbiamo ricevuto dal giudice d’istruzione sig. t’Serstevens la richiesta di procedere all’esame corporale di Paul Verlaine, uomo di lettere nato a Metz, detenuto nella prigione di questa città, per constatare se presenta le tracce di abitudini pederastiche.

di Enrico Pozzi –
– 15 Giugno 2015

Da anni Marina Abramovic ripete stancamente il kitsch di se stessa, per se stessa e per i true believers di cui si circonda. Gli accoppiamenti con gli scheletri e con la terra alla Bicocca nel 2006 (la patetica Balkan Epic; vedi il Diario che ne parla) avrebbero dovuto mettere in guardia. Ma la forza erotica del suo corpo ancora riusciva a nascondere l’ovvio, la crisi creativa, la mancanza di idee, la povertà della narrazione. Ora il corpo ha dieci anni di più e non se la passa tanto bene, l’eros langue, il voyeurismo non scatta. Servono idee per restituire carne alla carne. Ma la carne tace, e resta solo il cerebralismo di riti/performance senza verità, sine ira et studio, da burocrati del narcisismo.

Se ne stanno accorgendo tutti. Alla Serpentine Gallery di Londra, 512 Hours è sprofondato nella noia, con un’artista persa nella propria immagine di se stessa e perciò lontana da se stessa. Le sue ultime performance/installazioni sono tentativi stanchi di verificare la propria presa carismatica su un pubblico di seguaci ridotto a specchio delle proprie brame. Un pubblico sempre più ristretto e blasé, salvo qualche giuggiolone/a che ancora si mette a piangere mentre conta granelli di riso o siede impettito/a aspettando che dalla Abramovic venga ‘energia’. Non viene niente, salvo per coscienze infelici alla ricerca di santoni e di estetiche ragioni per odiare il corpo.

Per i distratti che si sono persi la performance di Londra, c’è Sydney a luglio. La Abramovic sarà lì per diversi giorni, nel Kaldor Public Art Project, a ripetersi. Chi non si può permettere il viaggio si consoli con il video di Lady Gaga che si sottopone con Marina in persona al cosiddetto Metodo Abramovic. Esilarante. Da non perdere. 

 Anche PAUL MCCARTHY vuole épater le bourgeois. Qualsiasi persona di media intelligenza sa che non è possibile

di Enrico Pozzi –
– 27 Febbraio 2012

Francese, 50 anni. All’ex-marito nasce una bambina. La odia. Ricorda il proprio fratello cerebroleso, figlio di primo letto del padre che la ha ignorata. A 13 anni la madre sfatta le ruba i vestiti per rubarle il corpo. Associa e racconta: il padre le leggeva sempre un racconto di Alphonse Daudet nelle Lettres de mon moulin, su un bambino che nasce con il cervello d’oro, e i genitori con una cannuccia glielo succhiano via per arricchirsi. Dorato furto d’anima d’oro.

di Enrico Pozzi –
– 14 Gennaio 2011

Palesemente Laila Craighero pensa che i neuroni a specchio sono una bufala – siamo più carinelli: una ipotesi di poverissima ma modaiola fecondità euristica. Però per motivi a noi ignoti deve crederci: la carriera? Allora ecco Marlon Brando, alias Actor’s Studio, alias Stanislavskij Constantin.

di Enrico Pozzi –
– 10 Maggio 2010

Apparentemente, la Procura della Corte di Cassazione pensa che i bambini si adottano con la testa, cioè con un processo razionale all’insegna del politically correct. Lo raccontano La Repubblica e Il Corriere della sera del 29 aprile.

di Enrico Pozzi –
– 6 Giugno 2009

La vicenda Noemi-Papi-Veronica-Villa Certosa-La Repubblica ecc ecc è una ennesima dimostrazione del confine labile tra politica e folie à plusieurs, tra costruzione del consenso e pensiero paranoico, tra immaginario sociale e ideologia. Troppo banale per perderci il tempo di una analisi sistematica.

Qualche domanda vale lo stesso la pena. La prima qui, le altre verranno.

di Enrico Pozzi –
– 8 Aprile 2009

Su La Repubblica del 3 aprile, la solita rozza paura del carisma (di Berlusconi). Tocca a Carlo Galli officiare lo stereotipo. Il punctum è l’attacco di Berlusconi alle forme della democrazia italiana del dopoguerra. Lo strumento dell’attacco è il corpo del capo, cioè il modesto involucro carnale di Berlusconi, scagliato contro il “corpo politico sovrano” della democrazia parlamentare italiana.

di Enrico Pozzi –
– 17 Gennaio 2009

Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

 

De Chirico che copia: Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Duerer, Fragonard, Reni, Van Dyck, Delacroix, Ingres, Veronese, Velasquez, e se stesso. Poteva essere una occasione buona per riprendere il problema della imitazione e dell’Autore, un ritorno intelligente alla Querelle des Anciens et des Modernes. Niente di tutto questo.

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