La Strega è nuda? AI non vuole

       Albrecht Dürer, Le Quattro Streghe (1497)

La Strega è nuda.

Nella Villa dei Misteri a Pompei è rappresentata l’iniziazione di una fanciulla in un culto misterico. A iniziazione avvenuta, dopo essere morta e risorta, la fanciulla danza felice, divina – e nuda.

Nei rituali iniziatici accadeva spesso di spogliarsi. Il più importante storico della stregoneria in attività, Ronald Hutton, ha osservato che, al di là di questi riti, la nudità è rara nella pratica religiosa, ma è comune in quella magica – e, possiamo aggiungere, un’iniziazione misterica unisce le due.

Un incantesimo di folk magic inglese richiede che una donna che non riesce ad avere figli vada nel suo orto nuda la vigilia di Mezza Estate. O, se una donna volesse avere una visione del suo futuro marito, potrebbe fare di peggio: andare a correre nuda intorno al cerchio di pietre megalitico conosciuto come Rollright Stones, nella Notte di Mezza Estate vera e propria (se ci andasse in inverno, nel rigido clima inglese, dovrebbe correre davvero tanto per sopravvivere al freddo). In Perù, fino al Sedicesimo secolo, erano gli uomini a doversi spogliare: andavano nudi nei frutteti e correvano fino alla collina più vicina per garantire il maturare della frutta.

La strega è la praticante di magia per eccellenza, soprattutto di magia popolare, utile, immediata, che non necessita di grimori e paramenti sacerdotali. E la strega è nuda. Nelle rappresentazioni delle streghe al Sabbat, la festa orgiastica, le streghe volano nude. Le Quattro Streghe di Dürer (1497) sono nude; ci sono dubbi sul fatto che siano effettivamente streghe, e parte del motivo per cui l’ipotesi predominante è che lo siano è, appunto, la loro nudità. Nuda è la strega in partenza per il Sabbat dipinta da Albert Jospeh Pénot, nude sono le streghe di Luis Ricardo Falero, nuda era la strega di mezza età che, secondo un aneddoto riportato dal gesuita Martin Del Rio nelle sue Disquisitiones Magicae, due soldati avevano fatto cadere dal cielo a Calais, sparando, ma senza farle gran danno.

Albert Joseph Pénot, Verso il Sabba (1910)

Luis Ricardo Falero, Streghe al Sabba (1878)

La strega è nuda. Ci sono varie ragioni, ma una, messa in luce ancora una volta da Hutton, è fondamentale: il praticante di magia è una persona che sta facendo, per definizione, qualcosa di sbagliato, pericoloso, osceno. Inverte e perverte le regole. Laddove in chiesa le brave persone pregano, al Sabbat la strega bacia il sedere del diavolo (‘osculum infame’, il ‘bacio vergognoso’), danza insieme a persone di altre classi sociali (e in Inghilterra questo resta un tabù ancora oggi), lascia che il piacere sessuale corra libero. Laddove le brave persone restano vestite, la strega si spoglia.

E si spoglia con orgoglio. L’americano Charles Godfrey Leland (socialista, italianofilo, giornalista, fantasista, auto-proclamato etnografo) pubblica nel 1899 Aradia: Il Vangelo delle Streghe, un testo che sostiene aver raccolto dalla diretta testimonianza di una strega toscana, praticante di una antica religione pagana sopravvissuta all’Inquisizione.

Che le streghe fossero in realtà membri di un culto antico, sopravvissuto in segreto durante l’era cristiana, era ai tempi cosa nota (non lo è più: l’ipotesi è stata ampiamente smentita dalla storiografia successiva). Il libro di Leland al tempo stesso è e non è un documento storico. Non lo è, perché sappiamo che questa religione con alle spalle millenni di pratica ininterrotta non è mai esistita. Ma lo è, perché fu un testo influente in alcune culture (e contro-culture) novecentesche, contribuendo a cambiare per sempre la percezione della strega. Non più cattiva, ma ribelle: diabolica, forse, ma solo perché si presentava come avversario del potere costituito. In un passo del libro, Aradia, figlia di Diana e insegnante delle streghe, dice ai suoi pupilli: «E voi sarete liberi da ogni schiavitù, e così sarete liberi in tutto; e come segno che siete davvero liberi, sarete nudi nei vostri riti, uomini e donne: e questo durerà finché l’ultimo dei vostri oppressori sarà morto». La carica politica è evidente (e giustificata, questa sì, storicamente: Leland era a Parigi nel 1848, parte attiva della Rivoluzione di quell’anno).

La strega è nuda perché è rivoluzionaria. L’accusa di essere al di fuori delle norme sociali si trasforma in una presa di posizione: sì, è vero che la strega inverte e perverte le norme sociali, e infatti è nuda. Tutto quello che gli accusatori hanno detto è esatto, ma il rovesciamento dell’ordine costituito cambia segno, diventando positivo. La strega indossa la propria nudità come un’armatura: che si vestano gli schiavi, che si vestano coloro che obbediscono. La strega non ha paura del sesso, non ha paura del vento sulla pelle, non ha paura degli sguardi. La strega è nuda. In una parola resa famosa da Gerald Gardner, il viaggiatore, nudista, amministratore coloniale e curatore museale considerato il padre della stregoneria novecentesca, la strega è «skyclad», ‘vestita di cielo’. Soltanto il cielo può coprire una strega.

Ma le cose stanno cambiando. Laddove i fuochi dell’Inquisizione hanno fallito, laddove hanno fallito le chiacchiere velenose dei vicini, sta riuscendo Silicon Valley.

Ho provato a far disegnare streghe a una delle più utilizzate AI generative, Dall-E 2. L’AI ha fatto quanto richiesto, a modo suo, disegnando streghe vestite. Streghe che danzano al sabbat, streghe nella foresta, streghe che se ne stanno a casa – tutte vestite. Al che ho provato a specificare, gentilmente, che no, le streghe sono nude, si sa, e la risposta è stata l’immagine di un piccolo cane e un piccolo gatto sconvolti, con l’avviso che certe richieste non si fanno. Voglio streghe? Ne posso avere a milioni, fintanto che si vestono. Nuda, neanche una. Dovrei vergognarmi, a chiedere nudità a degli animaletti così innocenti. Ho riprovato con Midjourney, altro colosso dell’AI. Stesso risultato, senza gli animaletti.

Le cosiddette Intelligenze Artificiali stanno rapidamente costruendo i mattoni che utilizzeranno per colonizzare il nostro immaginario. È ridicolo pensare che una tecnologia che offre immagini e testi a buon mercato non venga abbondantemente utilizzata per creare immagini e testi da diffondere per i motivi più diversi (commercio, vanità, visibilità, noia: tutti i motivi per i quali si sono sempre diffuse immagini). E le rappresentazioni di streghe vestite ci sommergeranno. E le streghe cominceranno a vestirsi, con una scusa (fa freddo!) o l’altra (non c’è bisogno di spogliarsi per essere liberi!). Alla fine saranno vestite, sconfitte; avranno tradito Aradia.

Questo è il pericolo delle Intelligenze Artificiali. Ciò che ‘creano’ è una rielaborazione di materiali esistenti fatta seguendo regole rigide, fissate da esseri umani con le loro ideologie. Ogni tecnologia è, tra le altre cose, la materializzazione di un’ideologia, ma più è apparentemente autonoma la tecnologia, più diventa stringente l’ideologia cui dà corpo (perché una tecnologia ‘autonoma’ non è altro che una tecnologia pre-programmata). Con una matita posso disegnare tutte le streghe nude che mi pare. Con Dall-E, no.

La Storia ha una sua eleganza. Esiste già la possibilità di creare contenuti ‘adulti’ con alcune AI. Appunto, sono contenuti adulti, su piattaforme che occorre cercare e/o pagare, e non fanno parte dell’alluvione di immagini in corso. La strega può continuare a spogliarsi, forse, ma solo finché torna nelle ombre, in locali dalle dubbie frequentazioni, in incontri clandestini nel cuore della foresta. Il problema non è che sia impossibile disegnare streghe nude; ovviamente è possibile. Nessuno, per ora, ci toglie le matite. Ma il sociale è più che capace di toglierci l’immaginazione che serve a usarle.

La circolazione di immagini di streghe, sempre più, le rappresenterà vestite, perché è più semplice e meno costoso produrle così, e questo investe non soltanto le culture più mainstream (in fin dei conti, le streghe sono sempre state vestite sulle scatole di cereali a Halloween), ma tutte le altre. Ho già visto, nei giri di persone interessate a queste cose, nuove immagini di streghe, generate da AI. Tutte, tutte, tutte, vestite.

C’è chi pensa che tutta la creatività sia rielaborazione dell’esistente. Se anche fosse vero (e io credo sia una sciocchezza che sottovaluta il buio assoluto in cui brancola la nostra mente), resterebbe il fatto che con una matita posso infrangere qualsiasi regola, almeno finché riesco a immaginare che infrangerla sia possibile, che delle alternative siano possibili. E in ogni campo ci sono le streghe, che preferiscono baciare il sedere del diavolo piuttosto che la mano del vescovo.

Ma le regole rigide sono parte integrante del modo in cui funziona un’AI: se il puritanesimo moderno pretende streghe vestite, le streghe si vestiranno. Le immagini a buon mercato si moltiplicheranno esponenzialmente, e sempre le streghe saranno vestite, magari in modo stravagante, ma vestite. Coperte. Innocue. Sessualmente neutralizzate.

E noi le immagineremo un po’ più rispettabili. Avremo perso uno strumento per pensare a rivolte possibili. Saremo diventati un po’ più obbedienti, senza vederlo, senza ammetterlo. E finiremo ancora a baciare la mano ai vescovi (francesco dimitri)

DALL·E-2023. Prompt: Dipinto di una strega diretta al Sabba

Bibliografia

HUTTON Ronald, The Triumph of the Moon, Oxford University Press, 1999.

HUTTON Ronald, Witches, Druids and King Arthur, Continuum, 2006.

LELAND Charles Godfrey, Aradia: Gospel of the Witches, https://www.sacred-texts.com/pag/aradia/

MAXWELL-STUART P. G., The British Witch: The Biography, Amberley, 2014.

VALIENTE Doreen, An ABC Of Witchcraft Past And Present, Robert Hale, 1973.

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