Tag: New York

di enricopozzi –
– 2 Dicembre 2025

Il 20 ottobre 1854, 171 anni fa, nasceva a Charleville Arthur Rimbaud.

Su di lui parole tutte consumate. Il Voyant, il « poète maudit », l’addio definitivo alla poesia a 20 anni, i molti mestieri in giro per il mondo, il mercante d’armi e d’altro in Africa, le lettere alla famiglia, la morte a 35 anni ecc ecc: tutto il falpalà eroico-negativo che rassicura i filistei e regala i sogni di altre identità agli impiegati della mente, quelli con « la carnagione moralmente rosa » (Kracauer). Allora meglio il diciottenne in fuga a Londra con Paul Verlaine (che per lui lascia la moglie). Sopravvivono rifugiati in stamberghe, e quando va bene nelle case degli esuli della Comune di Parigi. Si amano, si odiano, si feriscono a rivoltellate: una « Saison en enfer ». Ironicamente, dimentichiamo i battelli ebbri, le vocali e le illuminazioni. Dedichiamoci all’Album Zutique, agli Stupra, al Sonnet du Trou du Cul: roba seria, parola antiestetica che viene dal profondo del corpo, e dunque iperestetica.

Il più intenso monumento a Rimbaud che io conosca lo ha costruito David Wojnarowicz.

Nasce a Red Banks, New Jersey, 1954. Infanzia disastrata. Adolescente, fugge e ritrova la madre a New York. Vive dove capita a Manhattan. Giovanissimo, prostituto attivo per qualche anno a Times Square. Poi via via artista multimediale, poeta, musicante, performer, fotografo, graffitaro nelle aree del cruising sui piers e nei capannoni abbandonati della East River. Protagonista artistico emergente del Lower East Side fine anni 70-anni 80, di quando New York per fortuna puzzava e le zone che puzzavano erano ben vive. […]

Tra il 1978 e il 1979, a 24 anni, il suo progetto Rimbaud. Wojnarowicz prende la celebre foto di Carjat a Rimbaud diciassettenne, ne fa una maschera di carta, la indossa, la fa indossare ad amici, e fotografa. Rimbaud, «l’homme aux semelles de vent» come lo aveva definito Verlaine, percorreva senza sosta, spesso a piedi, l’Europa, poi l’Africa. Il Rimbaud di Wojnarowicz è un flâneur newyorchese. Percorre la Metropoli per eccellenza, l’unica vera Metropoli

di IL CORPO –
– 29 Novembre 2025

….thirty-five, fifty, a hundred all-but-strangers hugely ordered, highly social, attentive, silent, and  grounded in a certain care, if not community. At those times, within those van-walled alleys, now between the trucks, now in the back of open loaders, cock passed from mouth to mouth to hand to ass to mouth without ever breaking contact with other flesh for more than seconds….It was engrossing; it was exhausting; 

di Enrico Pozzi –
– 29 Novembre 2025

Dunque New York puzzava. Non dappertutto e non con la stessa forza. Puzzava a macchie, stabile, densa e calda qua e là. Altrove solo alito intermittente, un richiamo improvviso del ventre al ventre che irrompeva a tradimento nella purezza igienica del cemento e del vetro. Questo negli anni 60 e 70, prima che il corpo della puttana sfatta venisse ridotto a ragione, all’inodore dei “frozen desires” disincarnati nel denaro, nella disciplina dei corpi e nell’imprigionamento “tolleranza zero” del crimen-merda, come da etimologia.

Il vertice della puzza stava nella Zona. Vari spazi di New York erano delegati ad attrarre con la puzza e a gestire la puzza. Alcuni erano piccoli luoghi simbolici disseminati per comunità ristrette, come la Factory di Warhol e le sue molte varianti. Altri erano schegge di quartieri, come il rettangolo 40a-44a Strada a Times Square. Solo uno era in modo pieno e esemplare la Zona: la striscia dei Piers, i moli abbandonati lungo la punta di Manhattan, sullo Hudson e sulla East River. […]

Nella sua rappresentazione estrema, la Zona è il luogo geometrico dell’Eros illimitato e il luogo sociale dell’orgia. Qui trova spazio tutto ciò che là fuori, nel nomos, non è consentito. Qui il corpo può vivere una sua libertà oniroide, l’adulto può mettere in scena il suo bambino «polimorfo perverso», il desiderio può seguire percorsi proibiti, negati, insoliti, e talvolta fino all’ingresso nella Zona neanche sognati.

Per due decenni, tra il 1960 e il 1980, i Pier sono la Zona di Manhattan, e di molta New York. Situati verso la punta dell’isola

di enricopozzi –
– 29 Novembre 2025

Z O N E

siamo andati per anni in giro per aree allora marginali di New York. Soho e dintorni, Lower Manhattan, lo East Village, i bordi di Chinatown, Bushwick, Green Point, Williamsburgh, 5Pointz ai confini
di Queens.
cercavamo la street art, non i murales da visita guidata. La street art stratificata dalla serendipity delle aggiunte di ciascuno, informe e creativamente caotica.
la gentrification la respingeva sempre più lontano. Cercando con pazienza si riusciva a trovare qualche angolo o muro o edificio ancora abbastanza abbandonato, degradato e inutile da meritarla. Parti che
ancora puzzavano.
i soldi e la legge&ordine di Randolph Giuliani stavano ripulendo New York, e la nostra memoria. La Village Voice ormai imitazione di sé stessa. Shepard Fairey che faceva le vetrine di Saks sulla Fifth

non ci accorgevamo che stavamo dimenticando.

nel 2012 la bella biografia di Cynthia Carr (ex-Village) su David Wojnarowicz e sulla marcia trionfante dell’AIDS. L’abbiamo letta quasi per caso – così si giustifica il lavoro dell’inconscio, credo –, ed è tornato tutto.

di Enrico Pozzi –
– 19 Febbraio 2023

Un film gradevolmente falso. ALL THE BEAUTY AND THE BLOODSHED di Laura Poitras. Leone d’oro a Venezia.

Su Nan Goldin.

Le solite mitografie su un’artista (mezza) maledetta. Sesso ad ampio spettro (sì, spettro fatto di spettri), droga, povertà (tempo fa), una community di altri maledetti (veri, e prevalentemente morti – overdose e AIDS). Famiglia perbenista di merda. Sorella suicida. Relazioni distruttive (e distruggenti). La lotta vittoriosa ed eroica contro il Male (l’OxyContin, gli oppioidi, la famiglia Sackler) e per liberare l’Arte dal Male (fuori i Sackler dai musei del Mondo).

di Enrico Pozzi –
– 29 Aprile 2017

E’ morto ieri a New York Vito Acconci, 77 anni, poeta, video e body artist, performer, architetto, instancabile sperimentatore.

Il più grande.

Solo gli Azionisti viennesi reggono il confronto. La maggior parte degli altri fanno figura di stanchi imitatori, macchiettisti, o puri e semplici gigioni.

Ero a New York nel gennaio 1972, alla Sonnabend Gallery di Chelsea, mentre era in corso Seedbed: nudo, sotto un falso pavimento, Acconci si masturbava senza fine blaterando in un microfono fantasie sessuali sui visitatori. Indimenticabile messa in scena e in atto di un desiderio tanto illimitato quanto inutile.

Il video qui: 

Vito Acconci, Seedbed, 1972

di Enrico Pozzi –
– 8 Dicembre 2015

Soldati, uomini spettri e artisti sciamani, chiamati a commemorarli. Opere macerie estratte dalla collezione del MOMA e rivitalizzate da un setting interpretativo che trasforma le sale bianche del museo in un campo di battaglia. Le pareti diventano fantasmi animati di lame, volti ragni, carne ridotta a geometria di morte. 

Soldier, Spectre, Shaman: The Figure and the Second World War è la mostra. Le immagini che seguono raccontano la sua impronta, le ombre dei fantasmi che mette in scena.  

Shadow of Lee Mullican, Presence, 1955
Shadow of Lynn Chadwick, Inner Eye, 1952
Shadow of Lynn Chadwick, Inner Eye, 1952
Shadow of Maria Martins, The Impossible III, 1946
Shadow of David Hare, Figure waiting in cold, 1951
Unknown Shadow

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Enrico Pozzi –
– 2 Dicembre 2015

La cosa più bella è la camminata lungo la High Line, la vecchia linea ferroviaria merci nel West Side di Manhattan ora recuperata come parco pubblico.

Alla fine il nuovo Whitney, ideato da Renzo Piano. Mi aspetto almeno l’ombra del Beaubourg, e trovo una nave/scatolone grigia e senza vita, banale fuori e dentro.

di Enrico Pozzi –
– 25 Ottobre 2015

Il 20 ottobre 1854, 161 anni fa, nasceva a Charleville Arthur Rimbaud, il più grande poeta dell’età contemporanea. Leggerlo è stata ed è un’esperienza fondamentale della mia vita.

Le parole su di lui sono tutte consumate: il Voyant, il «poète maudit», l’addio definitivo alla poesia a 20 anni, i mille mestieri in giro per il mondo, il mercante d’armi e d’altro in Africa, la morte a 35 anni ecc ecc: tutto il falpalà eroico-negativo che rassicura i filistei. Allora meglio il diciottenne in fuga a Londra con Paul Verlaine (che per lui lascia la moglie). Sopravvivono rifugiati nelle case degli esuli della Comune di Parigi, si amano, si odiano, si feriscono a rivoltellate: una «Saison en enfer». Ironicamente, dimentichiamo i battelli ebbri, le vocali e le illuminazioni. Dedichiamoci all’Album Zutique, agli Stupra, al Sonnet du Trou du Cul: roba seria, parola antiestetica che viene dal profondo del corpo, e dunque iperestetica.

Il più intenso monumento a Rimbaud lo ha costruito David Wojnarowicz, un prostituto attivo per qualche anno a Times Square,

di Enrico Pozzi –
– 18 Gennaio 2014

Dopo anni di indifferenza, finalmente alla Fraenkel Gallery di San Francisco una mostra importante per le foto di Peter Hujar, la prima abbastanza completa dopo le retrospettive del 2005 al Moma PS1 (Brooklyn), e allo Institute for Contemporary Arts (Londra) nel 2007.

Morto di Aids a 53 anni, Peter Hujar è stato uno dei grandi protagonisti della vita artistica dello East Village newyorchese negli anni ’70 e ’80. Mentore di alcuni, conosciuto da tutti, amato e/o odiato da molti, ha costruito un universo iconico forse unico in quel periodo per rigore formale e tematico. Corpi: soprattutto di uomini del popolo gay del Village

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